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AP- Scienze della Formazione

040322toti
Sergio Castellitto incontra gli studenti a Scienze della Formazione
Non ti muovere? Un film sui treni perduti”
Grande partecipazione all’incontro promosso dalla Medusa film in collaborazione con la Facoltà di Scienze della formazione e il dipartimento Arti e Comunicazione. L’attore e regista ha raccontato l’esperienza della sua ultima fatica, dall’adattamento del romanzo di Margaret Mazzantini alla complessità dei personaggi

"Un film che descrive un universo di persone che hanno mancato delle occasioni nella vita: è una storia sui treni perduti". Così Sergio Castellitto ha definito "Non ti muovere", suo secondo lavoro da regista. Un cinema Lux stracolmo ha accolto venerdì l'attore, che ha inserito Palermo tra le città in cui promuovere la pellicola uscita lo scorso 12 marzo nelle sale. A fare da moderatore nel dibattito con il pubblico in sala c’era Sandro Volpe, docente di Storia e critica del cinema nella Facoltà di Scienze della formazione.
"Non ti muovere" è tratto dall’omonimo romanzo scritto da Margaret Mazzantini, moglie di Castellitto, che ha vinto il premio Strega nel 2002. Il rapporto tra film e libro, la scelta degli attori, la complessità dei personaggi sono stati i temi d’interesse sollevati dalle domande degli ammiratori del regista.
Sandro Volpe ha aperto il dibattito soffermandosi sulla “scelta coraggiosa” compiuta da Castellitto, che nel film non ha usato la “voce fuori campo, la soluzione più semplice, dato che il romanzo ha la forma di un lungo monologo del protagonista, che si trova di fronte al dramma della figlia in coma per un incidente”. L’attore, che del film è anche regista e sceneggiatore, ha spiegato questa scelta con la volontà di realizzare “un film che fosse indipendente dal libro, che lo ‘tradisse’ rispettandone però la struttura, la forte personalità”. “Ho voluto trasformare quel lungo monologo in immagini, dialoghi, azione e a volte silenzio” ha continuato il regista, che ha elogiato “la grandezza, la bellezza dei personaggi del romanzo".
Molte le domande sul contributo dato al film dal particolare rapporto tra Castellitto e la Mazzantini, che hanno collaborato a questo progetto professionale non da semplici colleghi, ma da marito e moglie. “La scrittura del libro e la realizzazione del film hanno in comune il fortissimo intreccio tra l’esperienza umana e quella lavorativa, è questo che permette alla storia di trasmettere delle forti emozioni” ha detto il regista.
Proprio le emozioni sono il filo conduttore del film, che nelle intenzioni di Castellitto si discosta notevolmente dal realismo. “Ho voluto fare un film di messa in scena. Penso che la realtà sia piena di simboli, disegni. Il realismo li spegne, li uccide, li nasconde” spiega l’attore, che nel film veste i panni di Timoteo, “un chirurgo stimato e rispettato, dalla vita ben organizzata e dalla moglie bella e ‘perfetta’, che però viene rivoluzionata dall’incontro con Italia, una donna docile senza essere servile, passiva ma con la dignità che solo gli esseri umani hanno subito possono mostrare”.
Italia è interpretata da Penelope Cruz, definita da Castellitto “meravigliosa e coraggiosa, perché ha messo anima e corpo in un personaggio eccezionale, una ‘ranocchia’ che diventa un angelo, un’eroina. Ha stupito anche me, che inizialmente avevo dei dubbi su questa scelta. Si è messa a al servizio di questo film con un’umiltà che io raramente ho incontrato nella vita”. Claudia Gerini interpreta Elsa, la moglie “perfetta” di Timoteo. “Elsa pensa che la vita basti organizzarla – spiega Castellitto – ma nel corso della storia mostra la sua umanità. Paga il prezzo dei suoi errori, dei propri fallimenti. In questo senso è più umana di Italia, che è una sorta di icona”.
"Non ti muovere" è un film sul dolore, ma un dolore che lascia comunque una speranza: “il dolore espresso dall’arte, in tutte le sue forme, è un dolore che risarcisce, che accarezza l’anima”. E' una storia che mette in scena anche la difficoltà di comunicare. “Nel nostro mondo relativamente tranquillo, la nostra guerra quotidiana è la quella delle relazioni umane. È lì che dobbiamo dare il meglio di noi. Dobbiamo credere che se le nostre relazioni umane sono migliori, senza cadere nel buonismo, di riflesso migliora la società in cui si vive. È un fatto naturale” conclude Castellitto, tra gli applausi della platea.
Salvatore Trapani

(22 marzo 2004)

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