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040318mariAP
Una tesi in semiotica dello spazio mette a confronto due stazioni
Vivere tra i binari per scoprire che gli spazi comunicano
Roma Termini e Milano Centrale, analizzate attraverso il metodo dell'osservazione partecipante. Questo l'argomento della tesi di laurea di Milena Vinci, che per due settimane ha vissuto all'interno delle due maggiori stazioni ferroviarie italiane per studiare le interazioni esistenti tra gli oggetti e i soggetti presenti al loro interno

Leggere lo spazio come un testo, viverlo ogni giorno ricercando al suo interno gli effetti di senso che produce.
Si tratta di un complesso lavoro d'analisi portato avanti da Milena Vinci, neolaureata in Scienze della Comunicazione, insieme a Gianfranco Marrone, docente di Semiotica presso la facoltà di Scienze della Formazione. I testi presi in considerazione sono le due stazioni italiane che presentano il più intenso traffico di treni: Roma Termini e Milano Centrale.
Gli spazi in questione sono stati analizzati non solo da un punto di vista "funzionale", ma anche secondo una prospettiva "simbolica", è stato considerato cioè l'insieme di significati, attribuzioni e valorizzazioni che il più delle volte finiscono per ri-significare la funzionalità di quegli stessi spazi.
Sebbene la spazialità abbia rappresentato per molti semiologi, da Flosh a Augè, motivo di riflessione stimolante, raramente la ricerca in questo campo si è soffermata sull'analisi di concreti testi spaziali. Il lavoro di Milena Vinci può dunque, a buon diritto, essere considerato "pionieristico", non solo per questa ragione, ma anche per la metodologia adottata. Armata di macchina fotografica e block notes, infatti, come una vera e propria etnologa, Milena ha vissuto ogni giorno per due settimane all'interno delle due stazioni effettuando svariati percorsi, raccogliendo materiali, fruendo tutti gli spazi cui è possibile accedere.
Un viaggio fra i viaggiatori, lo potremmo definire, che ha permesso a Milena di costruire non solo l'identità e le tendenze delle due stazioni, ma anche quella dei suoi utilizzatori.Tirando le somme ciò che emerge è un'opposizione forte fra gli spazi presi in esame.
"Roma Termini tende a trattenere il frequentatore nei propri locali, è più forte la dimensione della socialità, testimoniata tra l'altro dalla ristrutturazione di ambienti come l'Ala Mazzoniana o il forum Termini - spiega Milena - la segnaletica è chiara e individua inequivocabilmente ambienti e funzioni, esiste una sinergia coerente data dall'accostamento di materiali, colori, forme e strutture, i percorsi sono razionali, la presenza di reperti storici e opere d'arte viene valorizzata, rilevante è infine la presenza di servizi al suo interno come la Libreria Termini (la più grande della città) e lo spazio Upim".
Differenti situazioni sono riscontrabili all'interno della stazione di Milano Centrale. "Alcuni ambienti come la Galleria di testa versano in un clima di abbandono generale, il sistema segnaletico interno è incoerente e inaffidabile, mancano pubblicazioni relative alle attività e ai servizi presenti in stazione, c'è assenza di razionalizzazione nella localizzazione di servizi ed esercizi commerciali nonchè una mancata valorizzazione di opere d'arte presenti all'interno della stazione. Dunque - conclude Milena - se Roma Termini trattiene al suo interno il viaggiatore, Milano Centrale lo spinge fuori".
Il lavoro di Milena Vinci si qualifica come importante contributo all'individuazione delle dinamiche in atto fra oggetti e soggetti presenti all'interno degli spazi ferroviari. Come ha fatto notare Gianfranco Marrone quella che un tempo veniva denominatà "comunità scientifica" ha già mostrato grande interesse nei confronti di questo lavoro di ricerca.
Milena Vinci ha infatti preso parte in qualità di relatrice ad un convegno sull' architettura ferroviaria del 900, ospitato allo Steri e organizzato dalla facoltà di Architettura. Inoltre, "Ocula", importante rivista di studi semiotici ha già pubblicato un articolo relativo a questo lavoro.
Maria Catena Salerno

rev cave

(18 marzo 2004)

 

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