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Economia
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040318leoAP
Parla Fabrizio Escheri, docente di
Economia aziendale dell'Ateneo
Crisi del calcio: "La chiave è nella
riduzione dei costi"
Il
2003 ha messo in evidenza passivi esorbitanti, che hanno minato pesantemente
la credibilità dello sport più amato dagli italiani,
in preda a un collasso economico e finanziario. "Lincremento
dei prezzi dei giocatori è tra
i fattori che ha più inciso - spiega il professore della facoltà
di Economia - Il ridimensionamento delle spese e lincremento
dei ricavi, più difficile
da attuare, sono le soluzioni auspicabili"
Ridurre i costi o alzare i ricavi. Queste
sono le uniche strade percorribili per dare un calcio alla crisi che interessa,
ormai da anni, il mondo del pallone. Le perquisizioni nelle sedi della
Lega e della Federcalcio non sono che lultimo capitolo di una vicenda
che si trascina ormai da mesi e che rischia di rompere un giocattolo a
cui gran parte degli italiani è affezionata.
I bilanci di alcuni fra i più illustri club di Serie A, alla fine
del 2003, presentavano buchi impressionanti: il passivo della Lazio, aggravato
dal crac del gruppo Cirio, ammontava a 131 milioni di euro, la Roma faceva
registrare un deficit di circa 104 milioni, il Parma di 35, e persino
Inter e Milan navigavano in brutte acque (rispettivamente -17 e -29).
Lunica squadra italiana in attivo lanno scorso è stata
la Juventus, che è anche lunica delle cinque grandi a non
aver fatto ricorso al decreto per spalmare gli ammortamenti, che altrimenti
porterebbero rapidamente alla liquidazione. Questi dati ci consegnano
un calcio in crisi non solo economica, ma anche di identità: se
è vero che ormai gli ideali dello sport sono superati, e forse
strozzati, dagli interessi pecuniari, allora si rende necessaria una serie
di ristrutturazioni, anche molto dolorose. Come tutte le aziende, infatti,
chi ha ricavi inferiori ai costi, o taglia i costi o alza i ricavi.
Le società calcistiche hanno visto lievitare progressivamente
i loro costi fissi, derivanti in gran parte dallincremento del costo
dacquisto dei giocatori - dichiara Fabrizio Escheri, docente di
Economia aziendale alla facoltà di Economia dellUniversità
di Palermo - Confidando sui proventi che derivavano dal nuovo sistema
degli accordi, ad esempio la vendita dei diritti delle partite, le società
hanno ipotizzato di raggiungere fatturati che consentivano di ammortizzare
le spese effettuate. In realtà, certi ricavi non sono mai stati
acquisiti, soprattutto dalle società minori, e i bilanci, ben presto,
ne risentirono, con il manifestarsi di una crisi di liquidità finanziaria.
Tali perdite avrebbero dovuto portare al fallimento. Questo è stato
scongiurato attraverso il meccanismo delle plusvalenze non reali, cioè
sopravvalutando leffettivo valore della propria merce,
ovvero i giocatori. Si fissava un prezzo per ogni calciatore, inaccessibile
per le altre squadre.
Si creava, quindi, un indebitamento cronico, a cui si cercava di far fronte
spalmando i debiti su più anni, ma in tal modo si rinviava
soltanto nel tempo un problema strutturale dovuto alla mancanza di risorse
finanziarie.
La trattativa tra la Roma e la società petrolifera della Nafta
Moskva ha rilanciato il dibattito sullopportunità dellingresso
di capitali stranieri nel mondo del calcio: Lapporto di risorse
liquide nuove può aiutare a risolvere laspetto finanziario
della crisi - sostiene Escheri - ma non risolve il lato economico del
problema, che è più strutturale. E assolutamente necessario
ridurre drasticamente il livello dei costi di gestione delle società
calcistiche, altrimenti le nuove risorse finanziare sarebbero bruciate
in un breve arco di tempo. Questo è anche uno dei motivi per cui
gli investitori italiani e stranieri indugiano parecchio prima di immettere
nuovi fondi nel mondo del calcio. Alla fine di questa analisi, il
contenimento dei costi appare lunico rimedio realmente perseguibile,
anche perché laltro, lo sviluppo dei ricavi, soprattutto
per alcune società di provincia, è impossibile, perché
i bacini di utenza (ovvero gli spettatori allo stadio) sono sempre più
ridotti e sono destinati a calare ancora con lulteriore sviluppo
delle Pay tv.
I provvedimenti, presi pochi giorni fa dalla Lega per liscrizione
alla prossima stagione, puntano sul pagamento obbligatorio dellIrpef
e degli stipendi dei giocatori almeno fino allaprile del 2004, ma
non sono risolutivi - conclude Escheri - Possono solo servire per
far aprire maggiormente gli occhi ai manager delle società sportive,
ma per risanare i bilanci sono necessari bel altri tipi di misure.
Francesco Paolo Leonardo
(18 marzo 2004)
rev sian
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al n. 10 del 1/6/2001
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