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Scienze matematiche,
fisiche e naturali
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Corso di laurea in Scienze geologiche
I terremoti? "Studiarli per limitarne gli effetti"
Un incontro dal titolo "Evoluzione tettonica e stili deformativi
dell'Appennino umbro-marchigiano" ha coinvolto gli sudenti di Geologia
3 e Geologia regionale della facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche
e Naturali e si è concentrato sullo studio del terremoto di Colfiorito
Studiare i terremoti e tentare di limitarne
le conseguenze. Studiare l'evoluzione della terra e gli spostamenti tettonici
in Italia. Sono gli obiettivi del ciclo di seminari organizzato dal corso
di laurea in Scienze geologiche e dal dipartimento di Geologia e geodesia,
tenuti nel dipartimento di Chimica inorganica e analitica della facoltà
di Scienze matematiche, fisiche e naturali.
In particolare, il seminario di "Evoluzione tettonica e stili deformativi
dell'Appennino umbro-marchigiano" è stato tenuto da Massimiliano
Barchi, docente di Geologia dell'università
di Perugia, studioso dell'Appennino settentrionale e umbro e della tettonica
attiva, e con la collaborazione di Raimondo Catalano, docente di Geologia
3 dell'Università degli Studi di Palermo e coordinatore del seminario
in Geologia regionale.
"Il terremoto - afferma Barchi - è un episodio di attivazione
di una faglia già esistente, perchè il fenomeno sismico
avviene sulla faglia". Il movimento geologico sulla faglia è
la sommatoria di migliaia di eventi simili che si verificano nella crosta
terrestre o ancor più all'interno della terra.
Il territorio italiano presenta diverse faglie sismogenetiche, cioè
zone in cui si potrebe generare un terremoto di magnitudo 5 - 6, che muovendosi
fanno accumulare energia elastico-frizionale, la quale porta alla deformazione
delle rocce.
Gli esempi presi in considerazione da Barchi riguardano non solo l'Italia,
ma anche gli Stati Uniti e la Cina. In particolare, sono state prese in
esame le faglie nella Piana del Fucino, che ha generato il terremoto del
1915 ad Avezzano, nella Death Valley in California, in Cina e nella zona
dell'Anatolia.
Una delle faglie più pericolose al mondo è proprio quella
della zona anatolica che passa attraverso la città di Istanbul,
sul cui territorio vivono 15 milioni abitanti.
Per analizzare le faglie, il relatore ha proceduto con l'uso del "meccanismo
focale": il terremoto è generato dal movimento lungo un piano
di faglia, ciò provoca energia elastica dalla quale scaturiscono
onde sismiche. Grazie alla rilevazione dei sismografi, si nota che il
primo impulso tenderà ad allontanarsi dalla sorgente secondo un
meccanismo focale. Il piano di faglia, quindi, verrà diviso in
quattro quadranti e, in seguito, proiettato su una sfera.
Massimiliano Barchi si è interessato, in particolare, alla zona
di Colfiorito, nell'Appennino umbro-marchigiano, in cui si sono verificati
due terremoti nel settembre del 1997 e nel marzo del 1998, con una magnitudo
5 - 6. Le zone più colpite sono quelle lungo la linea di sismicità
storica, che passa su una superficie che collega le città di Assisi,
Perugia, Ascoli Piceno, Gubbio e Città di Castello.
Il punto che accomuna i terremoti di Norcia nel '79, di Gubbio nell'84
e di Colfiorito è che le faglie interessate appartengono tutte
al Quaternario. Il fenomeno sismico avvenuto a Colfiorito è stato
monitorato in lungo e in largo dagli esperti e i dati ottenuti risultano
tra i più precisi al mondo.
In questa zona, inoltre, sono stati utilizzati dati SAR, cioè registrati
dal satellite, il quale ha rilevato le variazioni del suolo durante la
fase sismica. "La geologia di superficie - ha concluso Barchi - può
dare un contributo per comprendere geometrie, dimensioni, cinematica delle
faglie e, quindi, per prevenire disastri sismici".
Nell'ambito di questo ciclo di seminari si sono svolti altri due incontri:
il primo, tenuto anche in questo caso dal professore Barchi, dal titolo
"Tettonica estensionale e sismogenesi nell'Appennino settentrionale",
il secondo dal titolo "Geologi, uomini antipodali", tenuto dal
professore Mario Tozzi del Cnr di Roma.
Aurora Sammartano
(2 aprile 2004)
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