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Cronaca universitaria

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Diritto allo studio, un nuovo decreto presidenziale
riforma il sistema di accesso

Aumentano i crediti necessari per partecipare ai concorsi degli enti per il diritto allo studio e niente più benefici per gli studenti iscritti al secondo fuoricorso. Sarebbero queste le conseguenze del nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, se questo venisse approvato. Compatta l’opposizione dei rappresentanti dell’Ersu che hanno promosso una mozione di cui si è fatto portavoce al Cnsu, il rappresentante Francesco Vella


Mentre Università e scuola sono in subbuglio per la riforma Moratti anche in materia di diritto allo studio spirano venti di rivoluzione. La bozza del nuovo decreto del presidente del Consiglio se approvata andrebbe a smantellare il vecchio sistema di accesso ai benefici. Il dpcm prevede, infatti, l’aumento dei crediti necessari per partecipare ai concorsi banditi dagli enti per il diritto allo studio: 35 crediti (invece di 25) per il secondo anno, 90 crediti (invece di 80) per il terzo e 145 (invece di 135) per il primo fuoricorso.
Cambia anche la tipologia di beneficio che quest’ultima categoria di studenti può richiedere. Non più borsa di studio e contributo alloggio, ma prestito d’onore.
Ma non mancano le novità anche per gli iscritti al vecchio ordinamento. Con il nuovo decreto, infatti, niente più benefici per gli iscritti al secondo fuoricorso. Il provvedimento decreta la loro non assistibilità, ed esclude anche la possibilità di avere una borsa part-time.
”Si tratta di un provvedimento disastroso - sottolinea Francesco Amico, rappresentante degli studenti al cda dell’Ersu - non garantirà più il diritto allo studio. Oltre il 50 per cento degli assistiti non sarà più tale’’. Duro il commento di Massimiliano Lombardo, ‘’il dpcm è negativo, s’indirizza verso criteri restrittivi e assolutamente meritocratici’’.
Ma l’opposizione al nuovo decreto sul diritto allo studio è compatta, supera le tradizionali appartenenze politiche. “Sono in totale disaccordo con il decreto – ribadisce Vincenzo David, rappresentante degli studenti all’Ersu – manifesteremo la nostra opposizione anche in sede di Commissione regionale per il diritto allo studio. La bozza del dpcm - aggiunge - prevede una forbice per il numero dei crediti, e cercheremo di ridurla al minimo’’.
I rappresentanti dell’Ersu organizzeranno al più presto un’assemblea per rendere noto agli studenti il contenuto del dpcm.
’’Il nuovo sistema dei decreti - spiega Michele Catanzaro, consigliere all’Ersu - si basa sulla statistica nazionale dei vari atenei. A Palermo, la realtà è differente. Ci sono molti più fuoricorso, anche del nuovo ordinamento”. Secondo Catanzaro il problema è l’attuazione della riforma universitaria. ‘’Dai dati raccolti a Palermo - aggiunge - su oltre 60 mila studenti il 40 per cento è fuoricorso. Un motivo ci sarà. I ragazzi lamentano la non attuazione della riforma, molti programmi infatti non sono stati ridotti’’.
Della stessa opinione Francesco Vella, ex-senatore accademico dell’Ateneo e rappresentante al Consiglio nazionale degli studenti (Cnsu) che si è fatto portavoce di una mozione promossa dai rappresentanti dell’Ersu. “Il problema – lamenta Vella – è a monte. Perché si va fuoricorso? Perché non si riesce a rispettare i criteri? Se c’è un problema strutturale bisognerà intervenire. È stato difficile in sede di Cnsu spiegare la situazione di Palermo, perché negli altri atenei non hanno i problemi che ci sono da noi”.
E sul decreto: “Abbiamo espresso un parere al ministro Letizia Moratti – racconta Vella – sottolineando che accanto a dei punti positivi (la riduzione al 30 per cento del reddito di fratelli o sorelle nella determinazione dell’Iseu e il prestito d’onore, che permette d’intervenire più equamente rispetto a situazioni diverse) si vengono a creare troppe difficoltà per gli studenti se il numero di crediti necessari viene aumentato di 10 cfu’’. La proposta di Vella e del Cnsu è di aumentare i crediti solo di 5 cfu e ‘’il ministro sembrerebbe avere accolto l’idea’’. A fine aprile la definitiva approvazione.
“Con la riforma universitaria – conclude Vella – si dovrebbe cominciare a parlare di regime, vale a dire riduzione del numero di fuoricorso e di abbandoni, cosa che invece finora non è accaduta”. E’ proprio in quest’ottica che s’inserisce il dpcm’’.
Elisa Pizzillo


(12 marzo 2004)

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