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AP Scienze Matematiche e Fisiche

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Mario Tozzi incontra i futuri geologi
"R iappropriatevi dell'arte del racconto"

Da Scanzano Ionico alla diga del Vajont. Sono tantissimi gli esempi di come i geologi possono rivestire un ruolo di primo piano nelle grandi opere del nostro tempo. Ma è necessario un nuovo modo di comunicare. Ne è convinto il popolare ricercatore e conduttore televisivo

Parlare di geologia a trecento studenti senza annoiare non è così semplice. C’è riuscito Mario Tozzi, ricercatore del Cnr e conduttore di Gaia, trasmissione scientifica di Rai Tre, che nell’aula “Francesco Maggio” del Dipartimento di Chimica e Fisica della terra dell’Università di Palermo, ha parlato alle nuove leve delle scienze naturali del ruolo che i geologi possono svolgere nel mondo di oggi, in cui diventa sempre più importante perseguire la sostenibilità dello sviluppo.
Tozzi è partito da Scanzano Ionico per compiere un viaggio ideale, attraverso lo spazio e il tempo, lungo la nostra penisola, dimostrando come siano tantissimi i campi in cui gli studiosi della terra possono, anzi devono, esprimere un parere tecnico. “Le scelte non solo costruttive, ma anche sociali e politiche, devono essere governate dal contesto, e sul contesto un parere scientifico possiamo darlo anche noi geologi” ha spiegato Mario Tozzi, secondo il quale “le scienze della terra sono ormai un cardine delle politiche sociali”.
Rimangono però dei problemi che impediscono un pieno riconoscimento dell’importanza di queste discipline. Uno è il dualismo tra cultura umanistica e scientifica, sul quale Tozzi ironizza: “in Italia ci hanno abituato a pensare che se non sai come iniziano I Promessi Sposi sei ignorante, ma se non sai cos’è una frana puoi vivere tranquillo”. Mario Tozzi ritiene semplicistica e dannosa questa concezione “settoriale” della cultura, anche perché rischia di allontanare le discipline scientifiche dall’interesse della gente e di ridurre il geologo a una “Cassandra, quel personaggio mitologico che dava profezie che nessuno ascoltava. Le scienze ambientali conservano la memoria dell’evoluzione del pianeta, devono recuperare questa base storica e riappropriarsi dell’arte del racconto”.
Mario Tozzi dell’arte del racconto si è riappropriato da tempo. Lo stile del suo intervento è diretto, immediato, accattivante. Gli studenti apprezzano il suo modo di rendere stimolante la descrizione del sottosuolo di Scanzano o i motivi per cui non bisogna costruire fabbriche dove un tempo scorrevano dei fiumi. Il conduttore di Gaia dimostra anche di avere chiaro che vuol dire armonizzare cultura umanistica e scientifica, facendo continui riferimenti alla mitologia e alla storia.
Ma secondo Mario Tozzi esiste un altro problema da superare per le scienze naturali: i difetti di comunicazione con gli altri ambiti della cultura tecnico-scientifica.Il celebre ricercatore riceve applausi scroscianti dagli studenti quando spiega che “il geologo molto spesso ha una posizione scomoda: pone dei vincoli alla realizzazione di un’opera. Invece l’ingegnere può dare libero sfogo ai suoi sogni costruttivi, non si preoccupa di dove va a finire l’oggetto che progetta, e finisce quasi per diventare posseduto dall’oggetto stesso”.
Al di là delle battute, Tozzi auspica che ci sia maggiore dialogo tra le due componenti, e invita anche gli studenti a non farsi trasportare dalle passioni ideologiche nello svolgimento del loro lavoro: “noi geologi non possiamo mettere vincoli in maniera incontrollata. Dobbiamo stare ai fatti, solo così possiamo fare valere la nostra competenza tecnica nelle sedi competenti”. Le cose negli ultimi tempi sono migliorate, infatti “le relazioni geologiche sono necessarie anche per costruire una casa, o per sopraelevare un muro”, ma dove non arrivano le norme devono intervenire “la personale preparazione e la coscienza degli studiosi, al di là di ogni pregiudiziale politica”.
Salvatore Trapani

(29 marzo 2004)

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