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Cronaca universitaria

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Assemblea d'Ateneo a Ingegneria dopo il corteo partito dallo Steri
Mille no al ddl Moratti, previsto il ritiro delle supplenze

Dalle facoltà di Scienze della formazione e di Scienze matematiche fisiche e naturali la proposta di rinunciare alle cattedre, attuata già per il secondo semestre da Ignazio Licciardi, professore associato di Pedagogia generale e sociale. In attesa di una manifestazione nazionale a Roma, i ricercatori palermitani hanno annunciato una settimana di protesta, dal 22 al 26 marzo, con una serie di iniziative che verranno comunicate di giorno in giorno. Intanto la facoltà di Scienze di Palermo ha attivato, su scala nazionale, una raccolta di firme per chiedere un referendum abrogativo, in caso di approvazione del contestato decreto

Ancora un record per la protesta universitaria dell'Ateneo palermitano contro la riforma Moratti, che tra l'altro ha annunciato oggi il ritiro delle supplenze. Dopo l'imponente partecipazione all'occupazione del rettorato di giovedì scorso, circa mille persone, tra studenti, docenti e personale amministrativo, si sono riunite nell'aula magna di Ingegneria, al termine di un corteo partito alle nove da piazza Marina (nella foto).
Il dibattito ha esplorato strade nuove, per verificare la disponibilità dei partecipanti a nuove forme di lotta. Il segnale più forte è arrivato dalla facoltà di Scienze della formazione, dove il professore associato Ignazio Licciardi ha annunciato di aver rinunciato a tre cattedre di supplenza. La proposta era stata solo sussurrata tra i docenti dell'Ateneo, ma nessuno pensava che sarebbe stata attuata prima del prossimo anno accademico. "Non bisogna aspettare tanto. Io l'ho già fatto. In Consiglio di facoltà, ho rinunciato ufficilamente alle mie tre cattedre di supplenza. A partire da questo secondo semestre", ha riferito il professore. L'applauso che è seguito a queste parole è partito spontaneo ed è durato più a lungo degli altri. Dall'ex facoltà di Magistero anche la ricercatrice Elena Mignosi che ha letto il documento redatto ieri durante un'assemblea di Facoltà: "Noi proponiamo tre forme principali di protesta, che preferiremmo fossero partecipate in tutta Italia: in primo luogo, l'attuazione di forma alternative di didattica; poi, l'attivazione di forme di collaborazione con le altre componenti dell'Ateneo; e, in extremis, proprio il ritiro delle domende di supplenza". La proposta è contenuta anche nel documento approvato da Scienze matematiche, fisiche e naturali. Le altre Facoltà stanno valutando l'iniziativa.
Incisivo e determinato è stato anche l'intervento di Giuseppe Lavaggetto, del Coordinamento dei ricercatori dell'Università di Palermo, che ha annunciato una settimana di manifestazioni in piazza. "Dal 22 al 26 marzo prossimo saremo ogni giorno in strada, con forma sempre diverse, interrompendo, non solo l'attività didattica, ma anche la ricerca. Vorremmo che ci sostenesse in quest'iniziativa", ha spiegato Lavaggetto.
Insomma, il messaggio è chiaro: la riforma Moratti non piace. All'apertura del dibattito, il coordinatore provinciale dell'Andu (Associazione nazionale docenti universitari), Nunzio Miraglia, ha sottolineato come "l'entusiasmo per la protesta sia ancora molto alto, nonostante da Roma non arrivi nessun riscontro, anzi, provocatoriamente, il ministro Moratti ieri a Porta a porta ha detto che 'non si farà influenzare dalle manisfestazioni' - E' importante - ha continuato Miraglia - che il movimento non s'indebolisca, che non si sfianchi, perchè è proprio questo lo scopo delle istituzioni".
Un'altra proposta, sicuramente un po' meno apprezzata dagli studenti, è stata quella di Alessandro Brancati, studente di Ingegneria aerospaziale e iscritto dell'Unione degli universitari: "Potremmo chiedere ai presidi di tutte le facoltà di bloccare le assunzioni e le lezioni. E' un atto estremo, lo so, ma almeno il ministro Moratti non potrà non accorgersi di noi". Il preside della facoltà d'Ingegneria, Santi Rizzo, pur appoggiando le iniziative di protesta, è abbastanza preoccupato: "Abbiamo discusso in giunta di presidenza sulle attività di mobilitazione che potrebbero risolversi in un danno per tutte le facoltà, compresa la nostra, in cui i corsi sono intensivi. Stiamo cercando dei modi per non intaccare l'efficienza del semestre".
Per precauzione però, all'uscita dell'assemblea, Alessia Manganaro, di Scienze biologiche, raccoglieva delle firme in via preventiva. "Se la legge malauguratamente dovesse passare, con questa firme chiederemo il referendum abrogativo", ha spiegato Alessia, raccontando anche che l'iniziativa ideata dalla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Ateneo di Palermo, è stata concordata anche con gli altri atenei italiani.
Maria Teresa Camarda

(11 marzo 2004)

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