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Cultura e spettacolo

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Al cinema il mobbing nell'epoca della flessibilità
L’ultimo lavoro di Francesca Comencini Mi piace lavorare ( Mobbing) è un film amaro e commovente, essenziale ed appassionante. Senza mezzi termini, il tema del lavoro e delle sue vessazioni è affrontato con lo schiaffo violento della vita quotidiana. La strategia del mobbing è un sistema di tortura psicologica per disincentivare dal lavoro i dipendenti che una ditta vorrebbe licenziare ma non può per mancanza di motivi

Il nuovo film di Francesca Comencini "Mi piace lavorare ( Mobbing)" è una finestra sul mondo del lavoro e delle sue problematiche legate alla flessibilità. La protagonista Anna ( Nicoletta Braschi), interpreta il ruolo di una debole impiegata che lavora come segretaria di terzo livello in un'azienda che è stata appena assorbita da una grande multinazionale. L'adattamento alle nuove condizioni di lavoro non è facile, per lei, e i nuovi dirigenti non sembrano volerla aiutare. Sembra che tutti i suoi colleghi le vadano contro per renderle la vita più difficile. Ma già la sua vita non è semplice. Anna è divorziata e vive con la figlia Morgana, che è il centro del suo mondo ma alla quale non riesce a dedicare tutto il tempo che vorrebbe. E quando i capi la assegnano ad un nuovo, 'delicatissimo', incarico le cose vanno a rotoli. Ecco lo spettro del riassetto e della riqualificazione, che nasconde un più subdolo fine, la depurazione del personale in esubero.
Particolarmente toccante l'interpretazione della Braschi che con la sola espressività del volto riesce a trasmettere il declino della carrirera lavorativa di Anna. Lo stato di isolamento in cui va sprofondando viene espresso da una serie di inquadrature in cui la protagonista viene ripresa nei silenziosi corridoi dell'azienda. La macchina da presa segue spesso la protagonista in movimento nel suo incerto percorso lavorativo tra l'ufficio e l'appartamento in cui abita. Il girotondo di scrivanie e mansioni viene seguito dalla telecamera, immagini mosse ma toccanti comunicano l'incetezza della protagonista. Il bianco è il colore prevalente nella pellicola che sembra sottolineare uno stato di desolazione e isolamento. Solo alla fine la protagonista indossa abiti colorati e sorride spensieratamene con i capelli sciolti.
Da sola, vicinissima alla depressione, con l'ultimatum dell'Amministratore delegato, Anna può solo rivolgersi al sindacato. Il declino verso la depressione fisica e morale della protagonista è segnato dalla presenza dello specchio. Sempre più cosciente della sua "fine", Anna guarda la sua immagine riflessa e prende coscienza del suo destino.
La pellicola è stata girata con la collaborazione degli sportelli anti-mobbing della Cgil e di veri operai che si prestano a prove attoriali. Per una volta la tematica che brucia non è arida legittimazione per l'impegno d’artista, ma davvero cuore pulsante dell’umanissima questione.

Silvia Iacono


(27 febbraio 2004)


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