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Scienze politiche

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La Pira e il dialogo come arma per la pace
Ricorrono i cento anni della nascita del giurista di Pozzallo. L’impegno per la pace nel mondo durante la guerra fredda e la difesa delle classi più umili: Francesco Conigliaro, docente di Filosofia politica, ne ricorda la figura

Un personaggio moderno e al contempo irripetibile: questo era Giorgio La Pira, uno dei principali protagonisti della storia civile della repubblica italiana. A cento anni dalla nascita a Pozzallo, in provincia di Ragusa, la sua figura è però, ancora oggi, molto interna al mondo cattolico e non riesce ad emergere. “La Pira era anche un mistico – spiega Francesco Conigliaro, docente di Filosofia politica presso la facoltà di Scienze politiche – e legava quindi il suo impegno pubblico alla sua esperienza religiosa. Questo può essere causa di non accettazione da parte di chi non è vicino ai valori cristiani, ma d’altra parte la sua esperienza spirituale lo portava a essere anche molto radicale, creando sgomento anche in chi cristiano lo è”. Il messaggio di La Pira può quindi essere compreso solo “andando in profondità, riconoscendo il connubio tra livello mistico- spirituale e impegno politico-sociale”.
Il punto fondamentale della riflessione socio-politica di La Pira era comunque il tema della persona umana. “Dalla fede – continua Conigliaro – egli attinge questo dato: l’uomo è, nella creazione, l’elemento centrale del progetto divino. E’ colui al quale il Creatore ha affidato il progresso del cosmo lungo una linea di umanizzazione crescente”. L’uomo è però posto anche al centro di un complesso di relazionalità: con le cose, con i suoi simili, con Dio: “Ecco perché La Pira ha messo al vertice della sua prassi sia sociale che politica la persona umana”.
Secondo il giurista di Pozzallo, Dio ha assegnato all’uomo il compito di realizzare uno spazio in cui tutti gli esseri umani vivano in pace. “La legge della pacificazione –sottolinea Conigliaro - è, per La Pira, l’intreccio di due elementi: l’acquisizione del pane, inteso come lavoro, e la libertà. L’uomo è però affetto da cupidigia. Ecco che allora la politica diventa il mezzo che fa coagulare queste componenti in una simmetrizzazione crescente dello spazio sociale e in un’armonizzazione progressiva dei rapporti tra le persone”. La politica viene dunque pensata come lo strumento più prezioso per trasferire i valori attinti dalla Rivelazione e fatti sgorgare dalla fede cristiana, nello spazio socio-politico. “Senza politica non ci sarebbe il riconoscimento reciproco delle rispettive esigenze etiche e giuridiche e non ci sarebbe la sinergia necessaria per la creazione delle regole del gioco”. A differenza dell'altro leader dc Dossetti che, deluso dalla vita politica, prese i voti, La Pira non accettò mai l’idea che la politica potesse essere una cosa «sporca»: “Era, per lui, lo strumento privilegiato per assumersi le proprie responsabilità nello spazio socio-politico in cui si è chiamati a vivere”.
Il giurista di Pozzallo si è sempre sentito coinvolto nel dirimere le asimmetrie presenti nel mondo. “Quando fu sindaco di Firenze – racconta Conigliaro – era sempre pronto ad andare contro il suo partito, la Democrazia cristiana, pur di difendere i poveri e gli umili”. L’impegno concreto per la pace nel mondo durante la guerra fredda è ciò che più si ricorda di quel periodo. “Nel 1951, per esempio, si recò in Unione Sovietica per dialogare con Stalin. Voleva ammorbidire le sue velleità di tipo dittatoriale. Si impegnò anche per la pace nel Vietnam. Non riconobbe mai, infatti, la legittimità delle ragioni che spinsero gli Stati Uniti all’invasione e si fece promotore di un processo di sensibilizzazione, non soltanto recandosi negli stessi Usa, ma organizzando anche un incontro mondiale sulla questione vietnamita”. La Pira non poteva accettare la guerra come mezzo per risolvere i problemi. “Per lui, la forza per raggiungere la pace non era nelle armi ma nel dialogo”.
Giorgio La Bruzzo
rev anme
(27 febbraio 2004)

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