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Cronaca universitaria |
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Il vicepresidente del Senato,
Fisichella fa il punto sull'Università
"Da
qualche anno c'è un profondo disagio"
Critiche
pesanti all’Università, alle riforme che hanno portato alla
semestralizzazione, al sistema dei crediti, alle discipline che durano
due mesi e mezzo. E non ultime accuse al legislatore, a partiti e sindacati,
al corpo accademico, alla logica provinciale con cui si sono disseminati
gli atenei. Sono quelle che emergono dall’intervento di Domenico
Fisichella vicepresidente del Senato, alla cerimonia d’inaugurazione
dell’anno accademico
''Nell’Università c’è un profondo disagio che
va avanti da qualche anno e oggi si sta manifestando particolarmente con
riferimento al ddl Moratti. Non posso pronunciarmi nel merito del ddl
visto la mia carica istituzionale - ha aggiunto Fisichella – ma
forse qualche considerazione mi è consentita sullo spirito delle
leggi che ha accompagnato l’evoluzione del mondo accademico nazionale”.
E le sue parole sono come una spada di Damocle. “Oggi si è
verificata una caduta della razionalità organizzativa e cognitiva
del sistema universitario - con attenuazione del ruolo intellettuale e
scientifico degli atenei a vantaggio del ruolo, improprio, di parcheggio
assistenzialmente precario e poco dignitoso per molti studenti e pochi
docenti”.
I fattori che hanno portato a questo declino secondo il vicepresidente
del Senato sono stati molteplici. ”Errori del legislatore, demagogia
di partiti e sindacati, cedimenti ora vili, ora interessati del corpo
accademico, classe studentesca sempre meno selezionata già all’accesso’’.
E non ultima la semestralizzazione e il ‘’grottesco sistema
dei crediti.“Trovo indecente che per troppe discipline l’anno
accademico si sia ridotto a due mesi e mezzo d’insegnamento –
ha lamentato Fisichella - lo studente ha bisogno di metabolizzare il contenuto
della lezione e ciò esige qualche tempo, non si può costringerlo
a una indigestione concettuale”.
Lezioni di un’ora accademica in tre giorni diversi della settimana
da ottobre/novembre a maggio/giugno erano secondo il senatore un mirabile
modello di razionalità didattica.
Nel corso del suo intervento il vicepresidente del Senato ha voluto ricordare
a se stesso che “l’Università contribuendo in prima
fila a preparare la classe dirigente della nazione, ha il dovere di predisporre
e abituare docenti e discenti alle sfide intellettuali e cognitive più
ardue e difficili. Si sta nell’università per insegnare cose
difficili, si viene all’università per imparare cose difficili.
Il suo compito è formare elites professionali e sociali, più
ristrette ieri, più diffuse oggi, ma sempre elites.
Fisichella avverte: “Se l’Università non funziona le
prime vittime sono i giovani. Giovani in quanto studenti, giovani in quanto
aspiranti docenti”.
E a proposito della carriera accademica il vicepresidente del Senato non
ha usato mezzi termini: “Se un giovane ha la stoffa, bastano due
o tre anni per capirlo, deve andare avanti rapidamente. Se così
non è bisogna parlargli chiaro, prospettandogli i limiti che lo
caratterizzano e invitandolo a guardare altrove. Nulla è più
penoso di questa processione di cinquantenni frustrati e demotivati che
si sono illusi e insieme sono stati illusi”.
Ripercorrendo la sua carriera accademica iniziata nel 1960, Fisichella
ha sottolineato di averne percorso tutti i gradini piuttosto velocemente,
avendo conseguito la cattedra con il vecchio sistema delle 'terne'. "Non
riesco a trovare criterio migliore che concorsi nazionali in rapida successione,
fra i 12 e i 18 mesi, con un posto bandito e una terna di vincitori'.
Tale meccanismo - ha evidenziato - ha il grande vantaggio di consentire
a un giovane studioso, bravo ma non vincitore, di concorrere nuovamente
in tempi rapidi, senza dissipare la propria professionalita' in una lunga,
mortificante, snervante, del tutto incerta attesa”.
Elisa Pizzillo
rev cave
(23 febbraio 2004)
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