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Lettere - Grandi
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040217nomiAP
Mobbing, quando il lavoro diventa un inferno
In
occasione della presentazione del film di Francesca Comencini, "Mi
piace lavorare. (Mobbing)" il corso di laurea in Filosofia e scienze
etiche ha organizzato un incontro per presentare e riflettere sulla tematica
del mobbing. Il termine, inglese, indica molestie e comportamento scorretto
sul posto di lavoro da parte di capi o colleghi su una vittima
designata
Immaginate che
qualcosa sta cambiando nel vostro posto di lavoro: segnali inquietanti,
coincidenze, il collega che bisbiglia alle vostre spalle, nel corridoio
non vi salutano più, a mensa nessuno siede accanto a voi, sulla
vostra scrivania mancano gli attrezzi necessari per svolgere il vostro
lavoro
. Se provate queste strane sensazioni siete o state
per diventare la prossima "vittima di mobbing" sul vostro posto
di lavoro. A trovarsi in questa assurda situazione purtroppo oggi sono
in tanti, più di quanto si possa immaginare, dipendenti di fabbriche
e uffici che si trovano da un momento all'altro a subire vere e proprie
persecuzioni da parte di capi o colleghi sul proprio posto di lavoro.
E' stata Malde Vigneri, docente di Fondamenti biologici del comportamento
umano alla Facoltà di Lettere e filosofia presso l'Università
di Palermo, a parlare di mobbing, fenomeno nascosto, ma di cui si sente
parlare sempre più spesso, nel corso della presentazione del film
di Francesca Comencini, Mi piace lavorare (Mobbing), venerdì
scorso al cinema Aurora, con Nicoletta Braschi, come attrice protagonista.
La proiezione della pellicola e il dibattito, organizzati con il patrocinio
dal corso di laurea in Filosofia e scienze etiche dellUniversità
di Palermo, sono diventati l'occasione per riflettere su un argomento
così delicato. Un fenomeno che, il più delle volte, fa perdere
la cognizione persino di quelli che sono i diritti inviolabili delluomo.
La professoressa Vigneri che ha condotto questo incontro di riflessione
ha spiegato lorigine del termine. La parola mobbing viene
dal verbo inglese to mob, affollarsi attorno a qualcuno. Nel
69 Konrad Lorenz la usò per la prima volta in etologia con
il significato di eliminazione di un membro del branco, fino
al significato moderno che delinea una patologia di gruppo del lavoro.
In Italia il fenomeno, vera malattia sociale, arriva alla ribalta solo
nella metà degli anni 90, quando iniziano a sorgere i primi
sportelli per aiutare i mobbizzati a Milano e Bologna. A Palermo esistono
diversi sportelli antimobbing, istituiti dal Comune, dai sindacati, dallAusl.
Si può dire che il mobbng ha radici ataviche sottolinea
Malde Vigneri dato che è la prevaricazione del più
forte sul più debole. Non si tratta però di un conflitto
personale, ma lazione di un intero gruppo contro una vittima designata
alleliminazione, un vero capro espiatorio. Il mobbing è frequente
nelle istituzioni che possiedono una strutture antica, - sottolinea la
docente - che pur modernizzandosi entrano in crisi, soprattutto le agenzie
sanitarie, pubbliche o bancarie in cui va crescendo la necessità
di specialisti da un lato e la presenza dei lavoratori giovani che hanno
contratti economicamente più bassi dallaltro lato.
Secondo la psicoterapeuta, il mobbing è un fenomeno complesso.
Perché il gruppo ha sulladulto una portata vastissima, perché
nel gruppo le situazioni emozionali si amplificano, perché nel
gruppo tendono a rafforzarsi i ruoli in senso tribale, in quanto si ha
bisogno d unaffiliazione totemica con il padre e la guerra o la
lotta diventano tentativi di rifondare i confini sfilacciati e la perdita
interna di un gruppo in crisi. Una volta iniziato, il mobbing comporta
una coesione del gruppo attorno al padre, lo stesso che ha deciso di dare
il via allazione.
Ma la vittima come reagisce? La risposta emotiva del mobbizzato
spiega la Vigneri - è in una prima fase di stupore, incredulità,
per poi trasformarsi in sconcerto, ira, ribellione. E comunque una
ferita che non si rimarginerà mai, che ha dei risvolti patologici,
con sintomi di insonnia, depressione, ansia. E poiché diventa una
malattia, la vittima cerca aiuto nella famiglia, che per il 50 per cento
delle volte comprende e aiuta la vittima, ma per laltra metà,
concorre ad aumentare lisolamento e la delusione del mobbizzato.
Chi attua azioni di mobbing però è sicuramente un individuo
malato (perversioni morali, psicosi asintomatica), persone incapaci di
elaborare la propria fragilità e sofferenza che esteriorizzano
verso laltro per liberarsene.
Lultimo passo, quello che per chi ha iniziato ad attuare il mobbing,
era lobiettivo, cioè la resa e le dimissioni arriva prima
o poi. Ma sono molti quelli che spesso in un secondo momento solo per
sete di giustizia chiedono un risarcimento per i danni subiti.
Noemi Brugarino
rev nu
>A
Palermo dall'estate segnalati 50 casi al centro di ascolto Cgil
Il dato emerge da un primo bilancio del Centro
di ascolto Anti-mobbing della Cgil di Palermo, attivato la scorsa estate.
I risultati presentati questa mattina in una conferenza stampa alla Camera
del Lavoro: sono soprattutto commessi,
impiegati di aziende, dirigenti di banche
rube
(17 febbraio 2004)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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