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Ingegneria
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040213aldo
Emergenze
ambientali, il futuro è nell'energia alternativa
Gianfranco
Rizzo, docente al dipartimento di Ricerche energetiche ed ambientali,
illustra la situazione attuale e le prospettive. Lo stato della ricerca
scientifica in un periodo in cui le attuali fonti di energia stanno terminando.
Ma la gente ha capito e il futuro può essere migliore
L'emergenza c'è, le fonti
di energia attualmente utilizzate sono agli sgoccioli e, non essendo rinnovabili,
l'uomo si trova di fronte ad una importantissima svolta: rivolgere i propri
studi e le proprie ricerche ad altre fonti di energia.Il sogno di risolvere
i problemi dell'umanità non è comunque utopia, e già
da diversi anni si lavora per ottenere soluzioni ottimali alle carenze
energetiche. Ma quali sono i vantaggi e gli ostacoli annessi al passaggio
dalle vecchie fonti a quelle nuove? Risponde Gianfranco Rizzo, docente
del Dipartimento di Ricerche Energetiche ed ambientali, il cui acronimo,
"assolutamente voluto", è appunto DREAM.
"Non stiamo scoprendo l'acqua calda" - esordisce Gianfranco
Rizzo - "semplicemente è un problema tornato di moda".
Delle fonti alternative di energia si parlava già parecchi anni
fa, "quella solare viene utilizzata da più di trent'anni da
Israele tramite i pannelli solari", altre invece sono venute fuori
negli ultimi tempi grazie agli enormi passi avanti fatti dalla comunità
scientifica nel settore. E così
si cerca di ottimizzare lo sfruttamento della forza del vento (l'energia
eolica), delle biomasse (scarti organici e alimentari) e del flusso delle
correnti; ma il futuro sta nell'idrogeno, ed è sull'isolamento
dell'idrogeno (senza produrre inquinamento) che si sta lavorando più
alacremente negli ultimi anni. "L'obiettivo finale sarebbe produrre
idrogeno tramite fonti rinnovabili, ma il traguardo appare lontano per
problemi di natura tecnologica ed economica". I vantaggi delle fonti
alternative di energia sono palesi: si tratta di "fonti quasi inesauribili,
comunque rinnovabili e soprattutto meno inquinanti".
Ma la carenza di petrolio, carbone e metano non basta a spiegare gli inconvenienti,
economici soprattutto, che derivano dall'uso delle attuali fonti di energia:
difatti, continua Rizzo, si sta giungendo al punto in cui "i costi
(ad esempio per l'estrazione del petrolio) sono maggiori dei benefici"
per la società; il costo marginale delle risorse si va facendo
quindi sempre più alto e meno conveniente. Se ai problemi di natura
economica si aggiungono quelli ambientali, risulta chiara l'esigenza di
cercare nuove soluzioni. Il secondo principio della termodinamica dice
infatti che l'uso dell'energia produce inquinamento; nella produzione
di enrgia "non può esserci il 100% di efficienza, ci sarà
sempre una percentuale di rilascio nell'ambiente di sostanze inquinanti".
Fortunatamente aumenta la consapevolezza della gente di fronte ai problemi
ambientali odierni, "ci si preoccupa di ciò che accadrà
alla nostra specie" continuando a sfruttare l'ambiente in questo
modo. I governi subiscono quindi, dalla società civile, sempre
più spinte ad occuparsi di questi argomenti.
E così negli ultimi tempi c'è stato un proliferare di finanziamenti
governativi per consentire agli studiosi di andare avanti; i vari Programmi
Operativi, Nazionali e Regionali, Agenda 2000 e tanti altri progetti,
anche comunitari, tendono a garantire la copertura per le spese necessarie.
Ed ormai "la comunità scientifica non è più
ferma alla fase della ricerca, ma da tempo è entrata nel campo
delle applicazioni".
Il professore Rizzo tiene comunque a sottolineare che "la ricerca
a costo zero non esiste" e che per raggiungere gli obiettivi prefissati
sono necessari studi sempre più approfonditi e quindi più
costosi. Certamente i governi aiutano la ricerca scientifica, ma "la
stessa discrepanza tra la situazione italiana, dove viene concesso circa
l'1% del Prodotto interno lordo, e quella statunitense (oltre il 2% del
Pil va alla ricerca) e degli altri paesi avanzati, non aiuta". Questo
non vuol dire che l'italia sia in ritardo rispetto ad altri: sotto questo
aspetto "Internet ha globalizzato la ricerca", ricercatori e
studiosi si scambiano materiale e informazioni utili per l'intera comunità
scientifica. Ad essere in ritardo è invece il terzo mondo che nonostante
"alcuni picchi isolati di India e Cina, presenta ancora gravi carenze
strutturali".
Diverso il problema per quanto riguarda le scuole; i maggiori centri di
ricerca sono tutti collegati ai migliori college americani, nel resto
del mondo bisogna "cercare di non perdere il treno delle università
di punta", ricordandosi comunque che ad essere basilare non è
tanto la scuola da cui si proviene, ma la capacità di "inserirsi
in un mercato del lavoro globale".
Aldo Cangemi
(13 febbraio 2004)
rev mpu
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