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I grandi temi - Approfondimenti

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Artrosi, una task-force per dare sollievo agli anziani
L'Ateneo di Padova, insieme all'ospedale Niguarda di Milano, ha sponsorizzato un progetto di prevenzione dell'artrosi che coinvolge varie figure della branca medica. Si è scoperto che un'infiltrazione di acido ialuronico è indicata per l'artrosi dell'anca, determinando un miglioramento dell'indice funzionale motorio

Uno sforzo coordinato sul versante della prevenzione e della cura che vede impegnati accanto a reumatologi, ortopedici e fisiatri, anche farmacologi, nutrizionisti e medici di base. Questa l’idea centrale del progetto promosso dall’Ateneo di Padova in collaborazione con l’ospedale Niguarda di Milano, orientato a contrastare i fattori che possono favorire lo sviluppo dell’artrosi, la malattia reumatica in assoluto più frequente. Prima di entrare nel merito delle cure e delle tecniche terapeutiche specifiche, è utile soffermarsi sulle cause ed individuare il quadro diagnostico per avere una conoscenza più approfondita dei fattori che intervengono nella insorgenza della patologia.
L’artrosi è tra le più comuni malattie degenerative delle articolazioni. Tipica dell’anziano (si stima che circa l’80 per cento delle persone ultra settantacinquenni hanno segni di osteoartrosi), si instaura quando, per motivi diversi, la cartilagine articolare non è più in grado di resistere alle continue sollecitazioni cui è sottoposta durante i movimenti articolari. In una o più articolazioni si determina un processo artrotico quando su di esse si verifica per fattori generali o locali, uno squilibrio tra la capacità di resistenza delle cartilagini e le sollecitazioni funzionali date dai movimenti e dal peso corporeo. Tra le cause considerate al momento più importanti nell’attivazione della malattia, innanzitutto l’età: inevitabilmente l’invecchiamento colpisce anche le strutture articolari, sempre meno capaci di sopportare i “carichi” e di rinnovarsi; anche il sovrappeso, in particolare quando diviene obesità, è sicuramente uno dei fattori di rischio più incisivi nell’artrosi, soprattutto in quella delle ginocchia, delle anche e della parte lombare della colonna vertebrale; inoltre, alcune alterazioni ormonali, e in particolare la carenza di estrogeni, hanno mostrato una spiccata azione che favorisce la malattia che, proprio per questo, può colpire le donne in menopausa. Assume una certa importanza anche il contesto ambientale: l’artrosi, infatti, può essere considerata una malattia "professionale" in quanto ogni attività lavorativa, quando richiede posture “fisse” tipiche di chi, ad esempio, utilizza il martello pneumatico, guida camion o lavora per molto tempo con il computer, può predisporre alla insorgenza di traumi artrosici, provocati da usura in rapporti articolari scorretti.
Come tutte le malattie cronico-degenerative, l’artrosi nasce spesso in modo subdolo, senza dare inizialmente chiari segni della sua presenza; si evolve più o meno lentamente e la diagnosi può arrivare troppo tardi. Le articolazioni più frequentemente colpite sono l’anca, il ginocchio, la colonna vertebrale (artrosi cervicale, artrosi lombare) e la diagnosi si basa sull’esame dei sintomi e sull’esame radiografico che mette chiaramente in evidenza le alterazioni dell’articolazione.
I sintomi, esclusivamente locali e con periodi di attenuazione o remissione spontanea, sono il dolore e la limitazione funzionale. Il primo si manifesta in modo acuto, soprattutto la mattina quando inizia il movimento, e spesso in modo continuo quando il processo artrosico è molto avanzato o durante i cambiamenti climatici. La ridotta capacità di movimento è provocata, invece, dagli eventuali ostacoli meccanici causati dall’alterazione dei capi articolari o da contrazioni muscolari, conseguenza di una reazione difensiva dell'organismo.
Per quanto riguarda la guarigione, se da un lato si è tutt’oggi ancora lontani dalla restituzione dell’integrità corporea, dall’altro la medicina ha fatto molti passi avanti nella prevenzione e nella cura. Nel trattamento dell’artrosi, infatti, accanto ad un approccio terapeutico convenzionale che consiste in sedute di riabilitazione muscolare, diete bilanciate per raggiungere una determinata perdita di peso ed uso di anti-infiammatori, che pure hanno dimostrato di rallentare il danno cartilagineo, studi clinici condotti negli ultimi dieci anni hanno evidenziato come la somministrazione per via iniettiva di acido ialuronico (sostanza viscosa ed elastica che serve ad ammortizzare i traumi dell’articolazione ed evitare l’attrito) abbia la capacità di fermare la degenerazione della malattia all’anca, presentando notevoli miglioramenti delle funzioni motoria e articolare. “Questa tecnica - spiega Piero Bonsangue, fisiatra dell’Asl 6 di Palermo - eseguita in day hospital, non prevede anestesia, né alcuna tecnica invasiva, e permette di risolvere la degenerazione cartilaginea delle articolazioni interessate”.
Sia la ricerca che la messa in atto di tale terapia innovativa sono il risultato di sperimentazioni svolte in collaborazione tra diverse figure di specialisti che, attraverso il loro lavoro di gruppo, si confrontano e danno vita a nuove conquiste scientifiche da applicare nell’ambito della medicina.
Antonio La Rosa
rev. bute/cave

(16 febbraio 2004)

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