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Icronaca universitaria

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Ddl Moratti, ecco cosa contestano i docenti
’Il disegno di legge privilegia gli aspetti quantitativi dell'attività dei professori universitari a scapito della qualità, rischiando di compromettere la stessa funzione docente e la capacità di produrre ricerca e formazione, indispensabili per dare un contributo al progresso delle conoscenze’’

Scoraggiare la scelta della carriera accademica con un precariato lungo e mal pagato, l'accesso ai ruoli universitari rinviato oltre i 40 anni di età e la soppressione del ruolo dei ricercatori. Qualità del sistema universitario svalutata in pochi anni.
Sono queste le conseguenze più preoccupanti del ddl Moratti già approvato dal Governo, che i docenti e i ricercatori dell’Università di Palermo hanno evidenziato nel corso di un’assemblea tenutasi il 28 gennaio scorso presso la facoltà d’ingegneria.
‘’Il disegno di legge va a privilegiare - denunciano i docenti dell’Ateneo - gli
aspetti quantitativi dell'attività dei professori universitari a scapito della qualità, rischiando di compromettere la stessa funzione docente e la capacità di produrre ricerca e formazione, indispensabili - aggiungono - per dare un contributo al progresso delle conoscenze’’.
In quest’occasione è stato redatto un documento dove si evidenziano i motivi della protesta. Infatti con la nuova legge si verrebbe a creare - come si legge nel testo dell’assemblea - ‘’una condizione per cui i giovani migliori potrebbero scegliere la carriera universitaria soltanto se sostenuti economicamente dalla famiglia per un periodo di tempo prossimo ai 20 anni’’. Verrebbe inoltre abolita ’’ la distinzione tra tempo pieno e tempo definito scaricandone i costi sulle già esangui casse universitarie, svilendo così l’attività
di quei docenti che dedicano invece la propria cultura e le proprie energie interamente all'Università’’.
La soppressione del ruolo dei ricercatori - si legge nel documento - si rivelerebbe oltre che iniqua, pericolosa, perché potrebbe provocare la paralisi della didattica nel breve medio termine. Negli ultimi vent’anni la disponibilità dei ricercatori ad assumersi carichi di docenza, funzione peraltro attribuita alla categoria dalle leggi, ha infatti consentito la sopravvivenza dell’Università.
‘’Questo, ma anche il resto previsto dal ddl - spiega Valeria Militello ricercatore presso il Dipartimento Scienze Fisiche ed Astronomiche - porta al rischio di allontanare i docenti dallo svolgimento delle loro attività istituzionali di didattica, ricerca e assistenza medica e gli studenti dall’Università pubblica’’.
I docenti dissentono inoltre sull'utilizzo dello strumento della legge-delega che espropria il Parlamento e la Comunità universitaria di un approfondito dibattito su un tema centrale per l'Università e per il Paese e ‘’trova inconcepibile – come si evince dal documento che un provvedimento che stravolge lo stato giuridico dei docenti universitari avvenga al di fuori di un organico provvedimento di riforma universitaria’’.
Elisa Pizzillo

(11 febbraio 2004)

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