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Omeopatia incerta ma piace agli italiani IAumentano le persone che si curano con i metodi anticonvenzionali. L'Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato una guida per un corretto uso di questi prodotti. Come si pone il mondo accademico di fronte a questa tendenza? Ne parliamo con Salvatore Plescia, preside della facoltà di Farmacia di Palermo Secondo
le ultime statistiche nove milioni di italiani si curano con la medicina
anticonvenzionale, chiamata dagli esperti anche “tradizionale”
per le sue antiche origini. Solo il 25 per cento della popolazione, però,
consulta uno specialista. Con l’ampia diffusione dei mezzi informatici
la maggior parte delle notizie vengono ricavate da Internet. Seguono la
televisione, i giornali e il passaparola. Bisogna fare molta attenzione:
i rimedi omeopatici non sono privi di controindicazioni, quindi prima di
assumere un prodotto il paziente dovrebbe consultare il medico o il farmacista.
Cosa che spesso non viene fatta. Per questo motivo l’Organizzazione
mondiale della sanità (Oms) ha elaborato le “Linee guida per
sviluppare l’informazione del consumatore sull’utilizzo appropriato
della medicina tradizionale, complementare/alternativa”. L’obiettivo
dell’iniziativa è la promozione dell’informazione e dell’educazione
del Paese in modo che la popolazione possa capire lo spirito della medicina
anticonvenzionale, quali precauzioni prendere e come sceglierla. L’Oms,
inoltre, ha pubblicato diversi documenti sull’argomento, come la guida
sull’agopuntura e quella sull’erboristica. Nel primo caso si
parla della sicurezza dei trattamenti, delle indicazioni, precauzioni, restrizioni
e controindicazioni dell’agopuntura. Per quanto riguarda, invece,
la guida sull’erboristica si parla del processo che va dalla coltivazione
alla produzione fino all’arrivo del prodotto al paziente. L’obiettivo dell’Oms consiste nel garantire a tutti i cittadini il più alto livello di salute possibile, cosa che si realizza soprattutto con l’informazione. Per questo motivo l’Organizzazione mondiale della sanità incoraggia i vari Paesi ad emanare leggi che garantiscano un’integrazione tra la medicina non complementare e quella alternativa. Nonostante le iniziative dell’Organizzazione mondiale della sanità nel mondo accademico non sono stati fatti molti passi avanti rispetto al passato. “L’omeopatia - spiega il preside della facoltà di Farmacia di Palermo Salvatore Plescia - è un metodo di medicina alternativo ancora oggi non supportato da dati scientifici soddisfacenti. Il mondo accademico, dunque, è privo di qualsiasi insegnamento di medicina anticonvenzionale. Questo, però, è un errore. Oggi - continua Plescia - il numero di coloro che usano questi metodi è aumentato. Sono molte ormai le farmacie che vendono prodotti omeopatici. Di conseguenza il farmacista, com’è nelle sue competenze, deve essere in grado di aiutare il paziente consigliando il prodotto più utile alle sue esigenze”. Cosa può fare allora il laureato che si trova a lavorare anche con i prodotti anticonvenzionali? “Frequentare un corso di specializzazione organizzato da molte industrie farmaceutiche”, dice il preside della facoltà di Farmacia. “Le cose non cambieranno - continua - fino a quando la ricerca non darà una risposta scientifica soddisfacente sull’omeopatia”. Plescia, comunque, non è contrario ai rimedi anticonvenzionali. “Un secolo e mezzo fa - spiega - l’omeopatia ha avuto anche in Sicilia una scuola con cultori di prestigio in ambito medico. Conosco molti prodotti che funzionano nonostante la mancanza dei principi attivi presenti normalmente nei farmaci”. L’omeopatia non è utilizzata soltanto in Italia e nel resto dei Paesi industrializzati. Da qualche anno anche i Paesi in via di sviluppo ricorrono alla medicina alternativa. Le ragioni di questa scelta sono semplici: i prodotti omeopatici sono più accessibili e meno costosi dei farmaci, e questo aiuta molto i Paesi economicamente più arretrati . Veronica Eracleo rev anme (6 febbraio 2004)
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