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040130damo
"Governo
latitante, i
ceti medi tendono ormai alla proletarizzazione"
Ricerca Eurispes, gli italiani sono sempre più poveri
L'Istituto,
nel suo rapporto Italia 2004, denuncia una perdita di potere d'acquisto
del 20 per cento per gli impiegati. Stima inoltre che un altro 10 per
cento di famiglie è a rischio di povertà. Sono intanto 800
mila gli immigrati clandestini che vivono nel Belpaese, a fronte di una
presenza straniera di 3 milioni e mezzo di persone (il 6% della popolazione).
Il lavoro nero oscilla intorno al 27 per cento
Le famiglie italiane sono sempre più
povere. Secondo il Rapporto Italia 2004 dell'Eurispes i nuclei a "rischio
serio" di povertà aumentano: alle già note 2.500.000
famiglie povere (pari a circa 8 milioni di persone), l'Istituto stima
che ci sia da aggiungere un altro 10 per cento di nuclei che sopravvivono
e non riescono a risparmiare.
Nel biennio 2001-2003, la perdita del potere d'acquisto delle retribuzioni
è stata pari al 19,7 per cento per gli impiegati, al 16 per gli
operai, al 15,4 per i dirigenti e al 13,3 per i quadri. Prevale la logica
del "sopravvivere" per un numero crescente di famiglie che riesce
ad arrivare a fine mese utilizzando i risparmi accumulati in precedenza
e deve contrarre debiti. L'Eurispes ricorda che l'Italia dedica appena
lo 0,9 per cento della ricchezza nazionale alle politiche familiari. Solo
la Spagna, nell'Unione europea, sta peggio di noi con lo 0,4. E gli effetti
di questa situazione si vedono anche sui consumi, che secondo l'Eurispes
si stanno progressivamente spostando, almeno per le fasce più povere,
verso prodotti di sempre minore qualità.
L'aumento dei prezzi ha eroso in questi ultimi due anni il potere d'acquisto
di una larga fascia di cittadini, tanto che i ceti medi, "spina dorsale
del Paese", sono oggi a forte rischio di proletarizzazione. E' questo
l'allarme che emerge dalle pagine del rapporto 2004: come spiega il presidente
dell'Istituto, Gian Maria Fara, la colpa non è dell'euro, ma del
"mancato intervento per gestire l'introduzione della moneta unica".
Il governo, accusa il presidente dell'Eurispes, è stato latitante
e, nascondendosi dietro la logica del laissez faire, "ha pagato la
sua cambiale ai commercianti", dando via libera alle speculazioni.
Dai dati emergono inoltre informazioni preoccupanti sul lavoro nero e
sull'immigrazione clandestina. Nel biennio 2003-2004 il peso del sommerso
sul Pil italiano oscillerà infatti intorno al 27 per cento, per
un valore stimato in oltre 300 miliardi di euro sia per il 2003 che per
il 2004. L'evasione fiscale connessa al sommerso è salita infatti
nel 2002 a 129 miliardi, e crescerà ancora nel prossimo biennio
oltre i 130 miliardi di euro.
Gli immigrati clandestini in Italia sono intanto circa 800 mila. Complessivamente
la presenza straniera nel nostro Paese ammonterebbe a quasi 3 milioni
e mezzo di persone (solo 2 milioni e 600 mila i regolari), ossia il 6
per cento della popolazione italiana. Per l'istituto di ricerca la stragrande
maggioranza degli 800 mila lavoratori irregolari, che preferisce o è
costretta a rimanere nella clandestinità, è composta da
persone impegnate nell'agricoltura (soprattutto nel Mezzogiorno), nei
servizi (bar e ristorazione), nell'edilizia (manovali) e da una quota
non irrilevante di persone che ritengono transitoria la loro presenza
in Italia.
Daniela Mogavero
(30 gennaio 2004)
rev
sage
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al n. 10 del 1/6/2001
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