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Scienze motorie

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Il tennis dichiara guerra al doping
Rusedski positivo al nandrolone, McEnroe ammette di avere assunto dosi da cavallo. Sono i primi risultati di una nuova politica dei controlli condotta dall’Associazione tennisti professionisti contro l’uso di sostanze dopanti. Ne parliamo con Marcello Traina, docente di Medicina dello sport

Test più sofisticati per combattere il doping. E’ la strada intrapresa dall’Atp (Associazione tennisti professionisti) per frenare il ricorso sempre più frequente a sostanze illegali.
I casi di Greg Rusedski e di altri 46 dei primi 120 giocatori del ranking mondiale trovati positivi al nandrolone, e le successive dichiarazioni di John McEnroe (nella foto), che ha ammesso di aver fatto uso di steroidi, hanno gettato il tennis nella bufera. Il prof. Marcello Traina, docente di Medicina dello sport nella facoltà di Scienze motorie, ci spiega gli effetti dell’uso di sostanze dopanti e soprattutto l’efficacia delle nuove misure di controllo che sono state adottate.
Prima le analisi di Rusedski, poi le dichiarazioni di McEnroe: l’uso di steroidi nel tennis sembra ormai una pratica comune. In che modo queste sostanze illegali influenzano le prestazioni di un tennista?
“Il tennis è uno sport in cui si richiede un’elevata coordinazione neuro-muscolare per eseguire in maniera corretta una determinata serie di movimenti. E’ uno sport che richiede rapidità e forza nell’esecuzione, per cui l’impegno cardiovascolare è di tipo medio-elevato, viste le variazioni della frequenza cardiaca che ne conseguono. L’uso degli steroidi è dunque funzionale perché permette il movimento estremamente rapido associato a una forza esplosiva particolare. Gli steroidi anabolizzanti, infatti, aumentano le masse muscolari, indipendentemente dall’allenamento fisico”.
Quali sono le conseguenze?
“Queste sostanze possono determinare, non dico immediatamente ma anche nel tempo, delle conseguenze anche estremamente pericolose per l’atleta che ne ha fatto uso: alterano i caratteri sessuali, compromettono la fertilità, aumentano l’incidenza dei tumori, delle cardiopatie e delle lacerazioni tendinee. Anche la sclerosi laterale amiotrofica che colpisce i neuroni, e che è al momento sotto indagine, potrebbe riconoscere tra le sue cause l’uso pregresso di steroidi anabolizzanti”.
McEnroe ha anche rivelato che molti degli antinfiammatori somministrati agli atleti siano illegali
“Il doping è, per definizione, l’utilizzo di qualsiasi intervento esogeno, che può essere farmacologico, endocrinologico, ematologico o di manipolazione clinica, che determina il miglioramento delle prestazioni fisiche al di fuori degli adattamenti indotti dall’allenamento sportivo. Se un atleta ha un trauma osseo-articolare e utilizza un antinfiammatorio preventivo perché gli impedisca di sentire il dolore, anche col rischio di rompersi il tendine, quello è doping, ha ragione McEnroe”.
È vero che gli attuali test sono impotenti davanti a tante sostanze e pratiche illegali?
“No, non è vero. L’Atp si è affidata all’istituto svedese IDTM, che ha sviluppato dei test sempre più sofisticati. Oggi le analisi sono condotte in maniera seria, con un alto rigore scientifico. Nel caso di Rusedski, infatti, sono state utilizzate metodiche di rilievo mai applicate prima, in grado di rilevare sostanze che prima non venivano rilevate. Oggi è possibile trovare gli steroidi anabolizzanti anche in quantità minime, per un uso che gli atleti consideravano “fisiologico”. Più in generale, le conseguenze di questi miglioramenti sono importantissime. In Italia, nel 2003, si è scoperto che il tre percento degli sportivi faceva uso di sostanze dopanti, mentre nel 2002 si era sotto l’un percento. In realtà non c’è stato un aumento degli atleti che ricorrono a prodotti illegali, bensì un miglioramento delle metodiche di rilievo. Ancora non siamo arrivati alla punta dell’iceberg e c’è da lavorare molto, ma più si andrà avanti più aumenterà la percentuale di rilievo di sportivi che fanno uso di sostanze dopanti”.
Giorgio La Bruzzo

(28 gennaio 2004)

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