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Scienze motorie |
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040128giolAPsmo
Il tennis dichiara guerra al doping
Rusedski positivo al nandrolone, McEnroe ammette di avere assunto
dosi da cavallo. Sono i primi risultati di una nuova politica dei controlli
condotta dall’Associazione tennisti professionisti contro l’uso
di sostanze dopanti. Ne parliamo con Marcello Traina, docente di Medicina
dello sport
Test
più sofisticati per combattere il doping. E’ la strada intrapresa
dall’Atp (Associazione tennisti professionisti) per frenare il ricorso
sempre più frequente a sostanze illegali.
I casi di Greg Rusedski e di altri 46 dei primi 120 giocatori del ranking
mondiale trovati positivi al nandrolone, e le successive dichiarazioni
di John McEnroe (nella foto), che ha ammesso di aver fatto uso di steroidi,
hanno gettato il tennis nella bufera. Il prof. Marcello Traina, docente
di Medicina dello sport nella facoltà di Scienze motorie, ci spiega
gli effetti dell’uso di sostanze dopanti e soprattutto l’efficacia
delle nuove misure di controllo che sono state adottate.
Prima le analisi di Rusedski, poi le dichiarazioni di McEnroe:
l’uso di steroidi nel tennis sembra ormai una pratica comune. In
che modo queste sostanze illegali influenzano le prestazioni di un tennista?
“Il tennis è uno sport in cui si richiede un’elevata
coordinazione neuro-muscolare per eseguire in maniera corretta una determinata
serie di movimenti. E’ uno sport che richiede rapidità e
forza nell’esecuzione, per cui l’impegno cardiovascolare è
di tipo medio-elevato, viste le variazioni della frequenza cardiaca che
ne conseguono. L’uso degli steroidi è dunque funzionale perché
permette il movimento estremamente rapido associato a una forza esplosiva
particolare. Gli steroidi anabolizzanti, infatti, aumentano le masse muscolari,
indipendentemente dall’allenamento fisico”.
Quali sono le conseguenze?
“Queste sostanze possono determinare, non dico immediatamente ma
anche nel tempo, delle conseguenze anche estremamente pericolose per l’atleta
che ne ha fatto uso: alterano i caratteri sessuali, compromettono la fertilità,
aumentano l’incidenza dei tumori, delle cardiopatie e delle lacerazioni
tendinee. Anche la sclerosi laterale amiotrofica che colpisce i neuroni,
e che è al momento sotto indagine, potrebbe riconoscere tra le
sue cause l’uso pregresso di steroidi anabolizzanti”.
McEnroe ha anche rivelato che molti degli antinfiammatori somministrati
agli atleti siano illegali
“Il doping è, per definizione, l’utilizzo di qualsiasi
intervento esogeno, che può essere farmacologico, endocrinologico,
ematologico o di manipolazione clinica, che determina il miglioramento
delle prestazioni fisiche al di fuori degli adattamenti indotti dall’allenamento
sportivo. Se un atleta ha un trauma osseo-articolare e utilizza un antinfiammatorio
preventivo perché gli impedisca di sentire il dolore, anche col
rischio di rompersi il tendine, quello è doping, ha ragione McEnroe”.
È vero che gli attuali test sono impotenti davanti a tante
sostanze e pratiche illegali?
“No, non è vero. L’Atp si è affidata all’istituto
svedese IDTM, che ha sviluppato dei test sempre più sofisticati.
Oggi le analisi sono condotte in maniera seria, con un alto rigore scientifico.
Nel caso di Rusedski, infatti, sono state utilizzate metodiche di rilievo
mai applicate prima, in grado di rilevare sostanze che prima non venivano
rilevate. Oggi è possibile trovare gli steroidi anabolizzanti anche
in quantità minime, per un uso che gli atleti consideravano “fisiologico”.
Più in generale, le conseguenze di questi miglioramenti sono importantissime.
In Italia, nel 2003, si è scoperto che il tre percento degli sportivi
faceva uso di sostanze dopanti, mentre nel 2002 si era sotto l’un
percento. In realtà non c’è stato un aumento degli
atleti che ricorrono a prodotti illegali, bensì un miglioramento
delle metodiche di rilievo. Ancora non siamo arrivati alla punta dell’iceberg
e c’è da lavorare molto, ma più si andrà avanti
più aumenterà la percentuale di rilievo di sportivi che
fanno uso di sostanze dopanti”.
Giorgio La Bruzzo
(28 gennaio 2004)
rev anme
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