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Cultura e spettacoli
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040126vaso
Il diario di musica nera di Alicia Keys
Con "Diary of Alicia Keys" la musica nera si prende la
sua rivincita sul basso livello del white style di Britney Spears e delle
sue seguaci. Un disco che prende l'anima e dà speranza per la nascita
di una nuova Aretha
Ci
aveva visto molto lungo il produttore Clive Davis ingaggiando tre anni
fa Alicia Keys. Ma neanche lui avrebbe potuto immaginare quanto questa
ragazza di 23 anni sarebbe diventata un mito musicale, capace di mettere
d'accordo critica e pubblico.
Il suo secondo lavoro la laurea ufficialmente (insieme alla sua collega
Norah Jones, il cui nuovo album è di prossima uscita) sia come
anti Britney Spears che come anti Cristina Aguilera. Si capisce guardandola
quando si muove sul palco, quando si siede davanti al pianoforte, quando
pigia i tasti neri e bianchi con una classicità da fare invidia
alla buon anima di Marvin Gaye.
Il meraviglioso singolo You don't know my name è il pezzo
più trasmesso dalle radio di tutto il mondo. Esplorando le tracce
del disco si prova un certo piacere ad ascoltare la sua versione di Let
me prove my love to you dei Main Ingredient.
Per il resto è tutta grande ispirazione. Streets of New York,
cantata col duo Nas e Rakim, cita Living for the city di Stevie
Wonder. If I was your woman è totalmente debitrice da
If you were my woman di George Michael.
Con Wake up la Keys raggiunge la quintessenza del soul e Diary
è come una scala che muove verso il paradiso l'animo dell'ascoltatore,
portandolo a raggiungere quei brividi puri e sinceri che si provano nei
momenti più alti dell'amore.
Diciamoci la verità. Quale Beyonce può raggiungere certi
picchi? Neppure Mary J. Blige può tanto. Ci riusciva Aretha Franklin
negli anni Settanta. Oggi questo può regalarcelo Alicia Keys.
Vassily Sortino
rev gept/cave
(27 gennaio 2004)
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al n. 10 del 1/6/2001
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