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Cultura e spettacoli

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Torna "Let it be...Naked"
Beatles messi a nudo

Ci sono voluti trentatre anni (e l’eliminazione del fantasma del produttore Phil Spector), ma finalmente i Beatles tornano con "Let it be…Naked". Un disco che mette a nudo i suoni originali scelti originariamente dai quattro ragazzi di Liverpool, in onore di Jhon Lennon e George Harrison

Trentatrè anni per concepire un disco così come originariamente era stato pensato: non male come record. All’epoca i Beatles dissero: “Vogliamo tornare a fare un disco nello spirito dei Beatles originari”. Forse ci stavano riuscendo, ma è giusto precisare che in quelle settimane la band non c’era quasi più. E fu così che l’originale Let it be nacque denso di idee ma confuso. Se ne disinteressarono insomma.
Venne chiesto aiuto al produttore Phil Spector, che si inventò alcune pazzie. Let it be, versione uno, uscì praticamente postumo, l’otto maggio 1970, un mese dopo l’annuncio dello scioglimento del più popolare gruppo della storia del rock moderno.
Era il dicembre del 2002 quando a Paul Mc Cartney balenò l’idea di ripescare i nastri pre-Spector. Altri 2 anni di lavoro e così è nata le versione nuda di Let it be.
Il risultato finale? Tagliate voci e disturbi fuori campo, cambiato l’assolo di George in Let it be, eliminata Dig it e 40 secondi di Maggie Mae, aggiunta Don’t let me down. Insomma, eliminato senza alcun rimorso, l’intero storico lavoro di Spector.
Certo, la mancanza dell’orchestra in The long and winding road è discutibile, ma in complesso esce fuori un lavoro positivo. Restano comunque l’emotività di Accross the universe, la dolce complessità di Two of us e Dig a pony, l’essenzialità di I me mine, la sottovalutata One after 909. Resta quel che conta quindi. E allora bentornati Beatles, quelli in terra e quelli in cielo.

Vassily Sortino
rev gept/cave

(9 gennaio 2004)

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