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031218fab
Per gli
americani l'esplosione
dell'autocisterna è
accidentale
Iraq, altra imboscata a Baghdad: muore un soldato Usa
Dopo l'agguato di ieri sera, sale a 199 il numero di vittime nell'esercito
statunitense. Feriti un altro militare e un interprete iracheno. I combattenti
del triangolo sunnita contro l'occupazione: "Potremmo accettare
le elezioni, se è chiara la data del ritiro Usa”
Ancora
una vittima tra i soldati americani, la prima dopo l'arresto di Saddam.
A Baghdad ieri sera sono rimasti feriti anche un altro soldato statunitense
e un interprete iracheno. Lo ha reso noto un portavoce dell’esercito
Usa. Dunque, pure dopo la cattura del rais, non si arresta la guerriglia
in Iraq, come la gran parte degli analisti internazionali aveva previsto.
L'agguato di ieri è stato teso nel quartiere di Karkh, nel centro
di Baghdad, lungo il fiume Tigri. Sale così a 199 il bilancio dei
soldati americani uccisi in Iraq da quando è stata dichiarata la
fine “ufficiale” della guerra, il primo maggio scorso.
E sempre ieri a Baghdad fatalità ha voluto che un altro possibile
attentato avesse un epilogo diverso ma altrettanto drammatico. Una deflagrazione
innescata da un incidente automobilistico tra un camion bomba, che in
realtà aveva solo la motrice, e un minibus ha fatto una carneficina
di civili: secondo le fonti ufficiali del governo provvisorio iracheno,
i morti sono stati almeno una decina. La gente che si trovava sul luogo
dell’esplosione ha parlato di 17 persone uccise. Erano tutti civili.
Sulla dinamica ci sono diverse versioni. In particolare, fonti americane
nella capitale irachena hanno messo in dubbio che si trattasse di un tentativo
d’attentato. “I nostri esperti artificieri - ha detto un portavoce
Usa - hanno ispezionato il sito e non hanno trovato alcuna traccia di
esplosivo. Si è trattato solo di un'autocisterna piena di carburante
che ha avuto un incidente”. Ma alcuni abitanti della zona hanno
parlato di due possibili obiettivi: un convoglio americano o una stazione
di polizia vicina alla zona dell’impatto.
Per avere ulteriore conferma che la tensione in Iraq è destinata
a rimanere alta, basta ascoltare le ultime affermazioni dei nuclei di
miliziani iracheni del così detto “triangolo sunnita”,
quelli un tempo considerati i fedelissimi di Saddam. Mohammed Salem Duleimi
e Ahmad Hamid Duleimi, due militanti della guerriglia, hanno dichiarato:
“E’ un errore pensare che agissimo in nome di Saddam. Ci spiace
sia stato catturato. Ma nessuno in verità lottava per lui. Sin
da aprile la nostra battaglia è sempre stata quella di liberarci
dall'occupazione Usa. Ecco perché la notizia della sua prigionia
non cambia nulla, continueremo ad attaccare gli americani e i loro alleati
come prima”. E concludono: “Potremmo accettare le elezioni,
se è chiara la data del ritiro Usa”.
Fabio Giacalone
(18 dicembre 2003)
rev damo/andi/cave
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