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Premio Mario Francese, il giornalismo come azione civile
E' stato consegnato ieri, nei locali della facoltà di Scienze della formazione, il Premio nazionale di giornalismo dedicato alla memoria del cronista assassinato dalla mafia. A ricevere il riconoscimento Gian Antonio Stella, inviato del Corriere della Sera e Aurelio Bruno, decano della cronaca giudiziaria palermitana. Assegnate anche quattro borse di studio per tesi sul giornalismo siciliano

"A volte a un giornalista non basta essere per bene, a volte bisogna essere eroi". E' così che Gian Antonio Stella, inviato del Corriere della Sera, ricorda il collega Mario Francese, il cronista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia il 26 gennaio del 1979.
Lo fa nel corso della manifestazione che ha visto conferire proprio a lui il Premio nazionale di giornalismo dedicato alla memoria del cronista siciliano. Sono stati inoltre attribuiti un premio speciale alla carriera ad Aurelio Bruno, decano della cronaca giudiziaria palermitana e quattro borse di studio agli studenti Vittorio Garaffa, Palmira Mancuso Stefano Messina e Monica Di Liberti. "E' un riconoscimento importante di cui sono orgogliosa - ha detto Monica, laureata presso il nostro Ateneo con una tesi proprio su Mario Francese - Affrontare l'analisi della figura di Francese l'ho considerato doveroso nei confronti sia dell'uomo che del Giornale di Sicilia, dove ho svolto il tirocinio". I premi sono stati consegnati dal presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia Bent Parodi nei locali della facoltà di Scienze della formazione in viale delle Scienze.
"Una scelta non casuale - ha sottolineato il preside della facoltà Patrizia Lendinara - soprattutto se pensiamo che la nostra è la prima università pubblica ad avere concepito all'interno di un corso di laurea in Scienze della comunicazione una scuola di giornalismo professionale, riconosciuta dall'Ordine nazionale dei giornalisti". Avere scelto l'università come sede della manifestazione trova inoltre la sua ragion d'essere nella natura stessa di questo premio, che oltre a volere commemorare il coraggio di un giornalista che "cercava le notizie e di questo è morto", come ha detto Giovanni Pepi, mira a diffondere fra i giovani i valori della legalità.
"Questo appare ancora più importante oggi che l'Italia ha spento i riflettori sulla mafia pur vivendone ancora l'emergenza - ha sottolineato Pepi - Si parlava di mafia quando uccideva, ora che la mafia non uccide non se ne parla e questo contribuisce a diffondere l'idea che non esista più, ad anestetizzare la società".
Una realtà così crudamente tratteggiata necessita della presenza di energie forti che sappiano portare avanti la lotta contro la mafia. Il premio Francese serve anche a questo, a formare le coscienze civili e a diffondere quegli stessi valori a cui un uomo ha sacrificato la sua vita.
Mario Francese può rappresentare ancora un modello per i giovani che intraprendono questa carriera oggi o questo modo di concepire la professione giornalistica è definitivamente tramontato?
"Il giornalismo indubbiamente è cambiato - dice Gian Antonio Stella - l'ha cambiato la televisione, che ha accellerato i tempi della notizia. I giornali fanno fatica a starle dietro, dopo che sono state dette milioni di cose su Saddam ai giornali che cosa resta da scrivere? L'approfondimento, ma bisogna saperlo scrivere bene".
E la tanto decantata saturazione del mercato dell'informazione? Quanto c'è di vero? "Quando ho iniziato io i giornalisti erano cinquemila, ora sono venticinquemila - continua l'inviato del Corriere della Sera - ma paradossalmente il mercato è molto più aperto oggi che ieri".
Quindi c'è posto per chiunque desideri fare il giornalista? "Per chiunque certamente no - precisa Stella - ma per chiunque sia capace sì".
Qual è il consiglio del vincitore dell'edizione 2003 del Premio Francese agli aspiranti giornalisti? "Dipende da che tipo di giornalismo vogliono fare - spiega Stella - in tv la cosa più importante è arrivare per primi, sui giornali occorre saper scrivere bene e possedere la capacità di saper cogliere un dettaglio, un particolare che indirizzi la riflessione in una direzione precisa. Questo è ancora più importante oggi rispetto a ieri perchè è proprio ciò che fa la differenza".
Maria Catena Salerno

(15 dicembre 2003)

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