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Cultura
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031209mari
Erika e il male della sua generazione
L'ultimo
libro della Ravera è "Il freddo dentro", lettera aperta
all'adolescente assassina di Novi Ligure. Un invito dell'autrice a fermarsi
a riflettere. Il male di Erika è il freddo dentro avvertito da
un'intera generazione
Una lettera aperta
a Erika, la sedicenne di Novi Ligure che un anno e mezzo fa accoltellò
la madre e il fratellino. E' l'ultimo libro di Lidia Ravera, "Il
freddo dentro", edito da Rizzoli.
Sebbene l'opera possa vantare finora una discreta tiratura, la critica
non è stata affatto generosa con l'autrice di "Porci con le
ali". "Romanzetto da quattro soldi" è stato definito,
"patetico e melenso, pieno di retorica buonista". Stefano Pistolini
su "Il foglio" lo descrive addirittura come "un libro calcolato,
sganciato al momento giusto, un'operazione mediatica con i fiocchi".
Ma, al di là del circolo vizioso-virtuoso di salotti televisivi
che inviteranno la Ravera a parlare di come le sia venuta l'idea del libro,
del riaccendersi del dibattito sulla nuova generazione vuota e senza valori
e bla bla bla..."Il freddo dentro" contiene una forte verità.
Erika non merita di essere premiata dalla fama e dalla notorietà
tristemente guadagnatesi, ma non può nemmeno essere avvolta dal
silenzio perenne che avvolge qualunque cosa ha occupato le prime pagine
dei giornali per settimane intere. Perchè Erika col suo gesto sconsiderato,
quello di "una piccola canaglia ignorante", come si autodefinisce,
non ha ucciso solo sua madre e suo fratello, ma anche le nostre certezze
più profonde. Ha spostato i confini dell'orrore nelle calde e rassicuranti
mura di casa, sconvolgendoci. Le colpe di Erika per la Ravera non sono
quelle di un mostro assassino, ma quelle di una sedicenne dai capelli
biondi, come tante altre, disadattata come tante altre, con alle spalle
una famiglia fin troppo "normale", come tante altre.
Il punto è che se finiamo per considerare atroce il gesto di Erika
e insieme a quello lo stupro della tredicenne Desirè, i sassi lanciati
dai cavalcavia e quantaltro e allo scandalo non facciamo seguire niente
di concreto ci saranno altre cento Erike di Novi Ligure. Perchè
il malessere interiore , "il freddo dentro" è insito
nella nuova generazione, che ben lontana dall'essere vuota, finisce al
contrario per essere troppo piena: pressioni mediatiche senza fine, messaggi
contrastanti che bombardano incessantemente a tutte le ore del giorno
e della notte, ritmi frenetici di una società in continua evoluzione
che ha moltiplicato il proprio potere e dimezzato il suo valore, che è
troppo distratta per fermarsi a riflettere sui mali che produce.
Occorrerebbe invece fermarsi. Fermarsi e pensare.
A poche pagine dalla fine l'autrice dice che avrebbe voluto incontrare
Erika per suggerirle di scrivere, perchè scrivere è un esercizio
della mente e aiuta a pensare, ed Erika non è stata forse in grado
di fermarsi a pensare.
Maria Catena Salerno
mariacatens@tiscalinet.it
(9 dicembre 2003)
rev nu/cave
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al n. 10 del 1/6/2001
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