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Scienze motorie

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La normativa non è ancora attiva in Sicilia
Basta la laurea per prendersi cura di chi fa sport?
La questione è sempre più aperta

L' entrata in vigore in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto della legge che obbliga le palestre a munirsi di un laureato o diplomato Isef a cui affidare la responsabilità dei programmi da attuare ha aperto un vasto dibattito. Sulla questione, si dividono coloro che ritengono il titolo di studio una garanzia per la preparazione dell'utente e quelli che indicano la necessità di una specializzazione mirata. Ne parla il preside di Scienze Motorie, Giuseppe Liotta

Affidare la preparazione fisica di chi pratica sport a persone qualificate in possesso di un titolo di studio oppure farsi seguire da istruttori con un diverso bagaglio di competenze. Il problema sta assumendo proporzioni sempre più ampie, alla luce della nuova legge regionale per lo sport entrata in vigore il 25 febbraio 2000 in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto ma ancora assente in Sicilia. Il testo di legge, nell’articolo 10, comma 1, prevede infatti che le palestre siano obbligate a valersi di un diplomato dell’Istituto superiore di educazione fisica (Isef) o di un laureato in Scienze motorie, a cui affidare la responsabilità dei programmi e delle attività da svolgere nelle loro strutture.
Lo scopo di questa iniziativa è quello di tutelare i praticanti nell’esercizio di attività motorie che possano essere rivolte in maniera più specifica e qualificata ad un corretto sviluppo o recupero psico-fisico dell’individuo.
Sull’opportunità di applicare questa normativa in materia di sport anche nella nostra regione, si pronuncia il professor Giuseppe Liotta, preside della facoltà di Scienze motorie. “Ritengo - afferma - che anche in Sicilia il riconoscimento legislativo allo sport come funzione sociale si possa inserire in un progetto di tutela della salute dei cittadini e dello sviluppo delle relazioni sociali attraverso il miglioramento degli stili di vita e di una qualificazione degli interventi a garanzia di una crescita sana e sicura”. Ai fini di rispondere a questi requisiti, chi è proprietario di palestre deve acquisire almeno un istruttore in possesso di uno dei titoli richiesti e deve conoscere l’obbligatorietà prevista come condizione per l’esercizio dell’attività.
In tutta Italia, però, questa legge sta trovando ostacoli e dissensi da più parti che ne disapprovano l’applicabilità. Organismi come la Federpalestre, ad esempio, stanno preparando una linea di attacco e di contestazione in quanto sostengono che verrebbero inseriti forzatamente diplomati o laureati che potrebbero non avere le competenze necessarie sulle discipline che si svolgono in una palestra.
“Un laureato o diplomato Isef - aggiunge il preside - proprio per le sue conoscenze acquisite durante il corso di studi e le successive attività di tirocinio è in grado di assumersi la responsabilità di seguire l’utente nella sua crescita psico-fisica in quanto, conoscendo le meccaniche del corpo umano, il funzionamento dei muscoli e dell’apparato scheletrico, ha una certa affinità con le discipline che si svolgono in palestra”.
Il disaccordo ruota sul fatto che questa legge possa così privilegiare coloro che posseggono un titolo di studio riconosciuto dalla Stato, al di là delle loro reali capacità. Per quanto riguarda il rischio che l’utente si affidi a gente poco preparata, il punto di vista di un istruttore può aiutare a comprendere meglio i termini della divergenza. “La laurea - spiega Camillo Geraci, responsabile della palestra Fitness Planet di via Romagna a Palermo - può dare una preparazione di base sulle discipline anatomiche e fisiologiche, ma, per garantire agli utenti una corretta e completa competenza, è necessario un continuo aggiornamento e soprattutto una specializzazione mirata ad uno specifico settore”. Perché nello sport ci si deve affidare a persone spesso improvvisate che, lavorando sia sul corpo che sulla mente, potrebbero arrecare gravi danni? “E' auspicabile - continua Geraci - che gli utenti delle palestre vengano seguiti da chi, a prescindere dal titolo, possiede una preparazione adeguata ai programmi da svolgere”.
Per stabilire se una persona può dedicarsi a un’attività agonistica o soltanto a un’attività che migliori la sua salute, è necessario affrontare in maniera scientifica le problematiche dell’allenamento, pianificando diverse procedure a seconda delle caratteristiche fisiche individuali.
“In questo momento - conclude il preside - la questione può risolversi soltanto rendendo indispensabile una legge seria che dia credibilità e prestigio al settore sportivo in quanto valore primario per la salute psico-fisica dell’individuo”.
Antonio La Rosa

(5 dicembre 2003)

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