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Medicina e chirurgia
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031127alrAPmed
Droghe
leggere o pesanti? Il problema è la dipendenza
Parallelamente alla diatriba
sulla decisione di condannare l'uso di sostanze come cannabis ed ecstasy,
non sempre percepite come pericolose, alcune ricerche superano la distinzione
tra droghe leggere e pesanti. Entrambe stimolano i centri del piacere
che vengono sollecitati in modo anomalo. Parla Daniele La Barbera, docente
di Psichiatria: "Un uso intenso e cronicizzato delle droghe leggere
provoca comportamenti devianti"
Ha ancora senso fare una distinzione tra droghe leggere e pesanti? Mentre
in Italia si scatena il dibattito su proibizionismo e liberalizzazione,
gli studiosi hanno ormai superato questa diversità parlando piuttosto
di pericolosità maggiore o minore legata alla capacità della
sostanza di modificare il comportamento. La nuova legge che il Governo
vuole emanare entro la fine dellanno prevede la punizione per labuso,
lo spaccio e il semplice uso di qualsiasi sostanza, cannabis compresa.
Sul versante opposto, gli antiproibizionisti si battono da anni in modo
da favorire la distribuzione sotto controllo di sostanze come leroina
e la diffusione commerciale libera di derivati della cannabis, rivendicando
il diritto dellindividuo a una scelta autonoma e informata. Sull'
argomento si confrontano studiosi ed esperti, con vari punti di vista.
Il professore Daniele La Barbera, ordinario di Psichiatria alla facoltà
di Medicina e chirurgia, riesce a coniugare gli aspetti giuridici della
questione con la dimensione clinica, studiando gli effetti patologici
delle sostanze sullorganismo e sul comportamento. Non ha senso
- sostiene - criminalizzare il fenomeno delluso delle droghe a vario
titolo, in quanto la proibizione non costituisce il rimedio più
efficace finendo, al contrario, per provocare la proliferazione dei mercati
illegali con effetti spesso dannosi per la salute dei consumatori".
Neuroscienziati e tossicologi superano la distinzione tra droghe leggere
(cannabis,
marjuana, oppio) e pesanti (eroina, cocaina, ecstasy) affermando che tutte
provocano danni allorganismo, in quanto stimolano lattivazione
di un neurotrasmettitore, la dopamina, liberandola nellarea limbica,
zona cerebrale coinvolta nelle risposte alle emozioni. Mentre in condizioni
normali determinati stimoli suscitano il piacere che tende ad esaurirsi
dopo la scarica neuronale, la droga esercita unazione induttiva
che promuove un rilascio costante di dopamina, ma con un bisogno di quantità
sempre maggiore. Ma se non esiste più distinzione tra droghe leggere
e pesanti, si può sempre parlare di dipendenza? Il pericolo
- aggiunge il docente - è proprio nellassociazione patologica
droga-piacere in quanto le proprietà gratificanti delle sostanze,
nel segno dellassuefazione, spingono il soggetto a ripetere lesperienza.
Il fenomeno della dipendenza scatena un impulso psicobiologico responsabile
di comportamenti abnormi, antisociali e trasgressivi. La psichiatria internazionale
utilizza dei criteri specifici per identificare la diagnosi di tossicodipendenza
come la difficoltà a controllare lassunzione, linvestimento
del proprio tempo sulla ricerca della sostanza, linsistenza nel
consumo nonostante tutti i problemi di carattere medico, familiare e sociale.
La concomitanza di queste tre condizioni è pienamente indicativa
di vera dipendenza, a prescindere dal tipo e dalla quantità della
droga. Le droghe cosiddette leggere - sottolinea La Barbera - non
sono certamente meno dannose di quelle pesanti, in quanto se protratte
nel tempo e con dosaggi elevati determinano danni organico-cerebrali e
turbe del comportamento che variano dallinerzia volitiva, mancanza
di progettualità e apatia alla impulsività, esplosioni colleriche
e aggressività. Se è indubbia la tossicità
di ogni sostanza, esiste, tuttavia, una soglia personale responsabile
delle diverse reazioni individuali, che possono essere condizionate anche
da altri fattori di natura ambientale (la qualità e la purezza
della sostanza, i ritmi e le diverse modalità di assunzione). Queste
sono le variabili che stanno alla base dellincontrollabilità
del fenomeno soprattutto quando le sostanze, potenziate dallalcool
o da situazioni stressanti, possono portare lindividuo alloverdose.
Al di là della pericolosità di ogni specifica sostanza
- conclude il docente - il vero problema sembra riguardare la particolare
tipologia della personalità del tossicomane che si caratterizza
per insicurezza, bisogni affettivi ed esigenze di autoaffermazione.
Antonio La Rosa
(27 novembre 2003)
rev nu
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