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Facoltà di Economia

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Diritto marittimo, un ddl per riformare la materia
Cambiamento della destinazione per altri usi pubblici di zone di demanio marittimo, delimitazione delle aree che circondano i porti: questi sono i cardini del progetto di legge proposto dai professori Salvatore Moscato e Guido Camarda,del dipartimento di Economia e dell'ambiente (Dea), per modificare il codice della navigazione attualmente in vigore

Il codice della navigazione è da aggiornare, molte norme sono semplicemente da applicare. I docenti Salvatore Moscato e Guido Camarda del dipartimento di Economia e dell'ambiente (Dea) che si sono interessati di una riforma della normativa hanno redatto un progetto di legge per la modifica del codice della navigazione. Un progetto che ha l' obiettivo di integrare le norme attualmente in vigore, ma senza stravolgerle. Il ddl curato da Moscato e Camarda è stato così presentato alla Regione, che però non lo ha mai discusso. Il progetto è stato solo incamerato tra gli atti della scorsa legislatura.
La Regione Siciliana è titolare del demanio marittimo sotto tutti gli aspetti al contrario di tutte le altre regioni del resto d'Italia (secondo il dpr n.684 del 1977). Tra le proposte più innovative contenute nel disegno di legge c'è quella dell'istituzione dei "cantonieri del mare". "Dovrebbero servire a tutelare la fascia costiera - spiega Moscato - ogni giovane potrebbe avere un determinato tratto di costa da tutelare, circa sei chilometri, e lavorare con le capitanerie di porto da cui dipendono".
Un'altra proposta contenuta nel disegno di legge prevede la modifica dell'articolo 34 del codice della navigazione, là dove si parla "della destinazione ad altri usi pubblici di zone di demanio marittimso". "Secondo questo articolo - continua Moscato - le zone di demanio marittimo possono essere destinate ad altri usi pubblici, purché la richiesta provenga da altre amministrazioni statali. Se il dpr n.684 del 1977 ha dato alla regione Sicilia la titolarità dei beni demaniali marittimi. Questo dovrebbe implicare, per analogia, che la parte di amministrazione indiretta della Regione dovrebbe essere devoluta ad enti locali e Comuni". Di conseguenza possiamo immaginare una situazione in cui "una strada che passa lungo il litorale non dovrebbe avere necessità di concessione demaniale marittima, ma si dovrebbe essere direttamente trasferita all' ente locale per la sua destinazione. La strada litoranea, infatti, ha 'un altro uso pubblico', come quello del godimento delle bellezze paesaggistiche del litorale. Perciò il comune costiero non dovrebbe pagare nessun canone per la concessione in quanto si potrebbe dare come trasferimento da bene demaniale marittimo in bene stradale e comunale".
Altre modifiche proposte riguardano le delimitazioni del demanio marittimo, "il capo del compartimento (comandante del porto), quando lo ritenesse opportuno, propone la delimitazione del demanio marittimo". "Per evitare che ci siano arbitri da parte di qualche comando - spiega il docente - si era proposto che la delimitazione a richiesta doveva essere obbligatoria, allo scopo d'ndividuare i confini tra proprietà privata e demanio marittimo. Se un proprietario privato ti chiede la delimitazione, ciò significa che ha qualche incertezza e ha la necessità d'individuare i propri confini". Le
soluzioni previste dal disegno di legge potrebbero fare un po' d' ordine nell'attuale caos in cui versa il demanio marittimo, anche se il codice prevede già una serie di controlli. Basterebbe rispettare alcune norme già in vigore nel codice della navigazione all'art. 55 che prevede la "tutela una fascia di territorio per una larghezza di trenta metri dal demanio marittimo". Mentre la la legge regionale n. 78/76 con l'art. 15 dice che sono vietate le costruzioni entro una fascia di 150 metri dalla battigia, tranne quelle che sono a diretta fruizione del mare. Infine la legge del 1985, prevede che che si tutelino "le coste dalla linea di battigia o lido del mare là dove c'è il gioco delle onde". La legge Galasso è una legge di grande riforma che non ha bisogno di recepimento. Ma purtroppo queste leggi vengono violate con frequenza, perché sorgono costruzioni abusive quasi a ridosso della linea di demanio marittimo. Con la sanatoria edilizia del 1985 sono state escluse da questo provvedimento tutte le costruzioni che violavano la legge n. 78/76, proprio per tutelare l'ambiente costiero più prossimo al mare.
Silvia Iacono


(24 novembre 2003)

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