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All'Orto botanico si spiega come fare impresa tutelando l'ambiente
Il nuovo turismo in Sicilia: natura e "bed and breakfast"

Per Francesco Maria Raimondi, preside della facoltà di Scienze, "la sostenibilità nello sviluppo dell'industria delle vacanze è un problema recente". Un sistema di piccoli operatori ben coordinati e inseriti nell'ecosistema isolano sarebbe l'ideale. Secondo Aurelio Angelini, docente di storia del Pensiero politico contemporaneo, "il nostro problema sono le villettopoli"

Uno sviluppo del turismo siciliano che coniughi gli interessi d'impresa con il rispetto ambientale. E' l'obiettivo di una valorizzazione delle risorse naturalistiche attraverso la riconversione di bagli, tonnare e rustici, da anni inseriti nel paesaggio circostante, in strutture funzionali per i visitatori, come il sistema dei 'bed and break-fast' e dell'agriturismo (nella foto un'immagine della riserva naturale dello Zingaro).
Oggi, invece, assistiamo a due paradossi. La nostra regione ha un notevole patrimonio culturale e paesaggistico, ma risulta fanalino di coda fra le mete preferite dai visitatori, in Italia e in Europa. Inoltre, benchè il rapporto fra popolazione e superficie edificata penda fortemente in favore di quest'ultima, l'industria delle vacanze ritiene di svilupparsi costruendo "mega-alberghi".
Sono questi i temi affrontati nel corso della tavola rotonda che si è tenuta il 22 novembre scorso all'Orto botanico di Palermo, sulla possibilità di uno sviluppo sostenibile del rapporto tra natura e turismo in Sicilia.
"Il problema della sostenibilità è abbastanza recente - sostiene Francesco Maria Raimondi, preside della facoltà di Scienze - si tratta di indurre gli operatori del settore turistico ad una fruizione dei luoghi che sia compatibile con la ricchezza ambientale, un capitale che va tutelato".
Allo stato attuale, invece, in Sicilia prolifera l'abuso delle risorse naturali: i casi di Scopello (dove era stato progettato un albergo di 160 posti, bloccato dall'intervento dell'assessore regionale ai Beni culturali Fabio Granata) e Castellammare (il piano regolatore prevede la costruzione di complessi turistici per 39 mila visitatori, su una popolazione di 13 mila abitanti) ne sono un chiaro esempio.
"Il problema siciliano è attualmente costituito dalle 'villettopoli' - spiega Aurelio Angelini, docente di storia del Pensiero politico contemporaneo - e dal percorso obbligato dei risparmi, leciti e illeciti, dei nostri speculatori verso il reinvestimento nell'edilizia. Invece, occorre decostruire riconvertendo all'uso turistico le strutture già esistenti". Inoltre, bisognerebbe incentivare un turismo di piccoli gestori, con un rapporto più stretto fra il visitatore e le comunità locali. "Le aspettative del turista sono cambiate negli ultimi anni - afferma l'assessore provinciale al Turismo Salvatore Sammartano - oggi si cerca l'esperienza diretta dei luoghi, con minore intermediazione da parte degli operatori del settore. Aumenta anche la richiesta di poter fare turismo naturalistico, a stretto contatto con le bellezze degli ecosistemi delle varie regioni. Da questo punto di vista, la Sicilia è ancora in ritardo".
Esistono già degli esempi positivi di legame tra natura e impresa in Sicilia: "La riserva dello Zingaro, quella marina di Lampedusa, le saline di Trapani sono luoghi in cui salubrità e tutela della biodiversità vanno di pari passo con lo sviluppo del turismo", ha voluto puntualizzare Franco Russo del Wwf Sicilia. Manca, però, la rete di servizi per fruire al meglio dell'offerta di parchi e riserve naturali e c'è anche scarsa volontà, da parte dei soggetti privati del settore turistico, di fare sistema e consorziarsi. "Una carenza, quella dell'organicità - sottolinea il professor Angelini - che si riscontra anche nella politica che la Regione ha prodotto in materia". Particolarismo che ha caratterizzato, fin qui, anche la gestione dei quattro parchi naturali siciliani (Nebrodi, Madonie, Etna e Alcantara) e delle 86 riserve naturali.
La soluzione potrebbe essere un'agenzia regionale che coordini la gestione delle aree turistico-naturali. In una struttura simile troverebbero spazio le figure professionali del settore ambientale, che l'università ha già iniziato a formare. "Alla facoltà di Scienze - conclude il preside Raimondi - i corsi in Scienze ambienteli, Scienze e tecnologie per l'ambiente e il turismo e altri trasferiscono le competenze proprie dello scienziato della natura in professionisti capaci di gestire l'intervento umano sull'ambiente, rispettando l'integrità degli ecosistemi".
Fabio Giacalone


(26 novembre 2003)

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