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Scanzano, il governo frena sulle scorie nucleari

In una nota da Palazzo Chigi la decisione di rimandare il trasferimento dei rifiuti in Basilicata. Intanto, sarà nominato un commissario che avrà il compito di verificare con gli enti locali la validità della scelta definitiva di Scanzano e, nel frattempo, valutare valide alternative

Le scorie radioattive per ora restano dove sono, e cioè sparse in 150 depositi, più o meno grandi, disseminati in tutto il territorio italiano. La decisione di trasferirli nella miniera di Scanzano, in Basilicata, è stata rimandata di almeno sei anni dal governo e comunque a data da destinarsi. Ora non è più così scontato che la scelta di Scanzano sia quella definitiva, dato che sarà subordinata al vaglio di soluzioni alternative.
Con una nota di Palazzo Chigi, il governo si è dichiarato "disponibile a modificare il decreto durante la discussione parlamentare, con la messa in sicurezza dei depositi a maggior rischio, dove attualmente si trovano le scorie in tutto il territorio nazionale", prevedendo la nomina di un commissario straordinario con il compito di "verificare, assieme alla comunità scientifica, agli enti locali e alle regioni la validità della scelta di Scanzano Jonico quale sito di stoccaggio definitivo, o di altro sito nel caso le regioni indicassero sul territorio nazionale un luogo con caratteristiche migliori".
Le scorie quindi, non saranno più trasferite in Basilicata, nei bunker corazzati di superficie previsti in attesa della costruzione del rifugio sotterraneo, ma aspettando una decisione definitiva si provvederà alla "messa in sicurezza" dei numerosi depositi attuali, soprattutto quelli più a rischio, con la costruzione di strutture per lo stoccaggio provvisorio. "Oggi in Italia i depositi di scorie nucleari sono molte decine e, alcuni di questi, si trovano in condizioni di sicurezza precarie - ha commentato ieri Giancarlo Bolognini, amministratore delegato della Sogin, la società a cui è stata affidata la responsabilità degli ex impianti nucleari e la realizzazione del futuro sito unificato -. Questi siti sono vulnerabili non solo riguardo all’impatto ambientale, ma soprattutto alle minacce di terroristi".
Noemi Brugarino

(21 novembre 2003)

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