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Cultura e spettacoli

031110vaso
L’usignolo di Dylan torna a cantare
E’ uscito Dark chords on a big guitar, l’ultimo lavoro musicale di Joan Baez. L’artista che, meglio di tutte le altre, ha saputo riproporre le canzoni di Bob Dylan cerca di fare la dark lady. Ma l’anima rivoluzionaria non si può nascondere solo con i vestiti

Capelli corti brizzolati, occhiali scuri e giacca di pelle nera. Dopo trent’anni il mondo conosce il dark side di Joan Baez. Lo scopre sin dal titolo del suo ultimo album: Dark chords on a big guitar.
Non scherziamo. Per quanti sforzi faccia donna Joan, la sua voce resta sempre luminosa e immacolata come quella di una adolescente.
In questo disco la Baez ritorna alla sua antica vocazione di cantastorie che tanto l’ha fatta amare negli anni Sessanta e Settanta. In questo lei e Bob Dylan erano specialisti. Ma Joan, quarant’anni fa, possedeva un orecchio migliore del già mitico Bob, e questa sua capacità gli permise di musicare in inglese una composizione tutta italiana di un certo Mauro Lusini che si intitolava C’era un ragazzo.
Oggi la Baez pesca dal cilindro la bella My time of need di Ryan Adams, prova a scurirsi la voce in Rosemary Moore di Caitlin Cary, fa la cattiva con Caleb Meyer e Motherland. Prova dunque a fare la dura, ma è difficile spazzare via quarant’anni di militanza e di musica a servizio del progresso. Oggi Joan Baez vuole togliere polvere alla sua immagine ingiallita. Impresa ardua, ma da seguire con calma. Lei comunque può permetterselo. Infondo è un eroina di altri tempi (in tutti i sensi).
Vassily Sortino

rev alca/cave

(10 novembre 2003)

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