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Mobbing,
quando il posto di lavoro diventa un inferno
Sono
sempre più numerose anche in Italia le persone soggette al mobbing,
forme di violenza e vessazioni sul piano psicologico nei luoghi di lavoro.
L' identikit delle vittime: uomini tra i 45 e i 50 anni con un livello
d'istruzione medio-alto. E' quanto emerso nel corso di un seminario organizzato
alla facoltà di Scienze della formazione, da Francesco Ceresia,
docente di Psicologia industriale e delle organizzazioni
"Il
mobbing è una forma di terrorismo psicologico compiuto sul luogo
di lavoro attraverso strategie sottili, difficili da rintracciare".
Francesco Ceresia, docente di Psicologia industriale e delle organizzazioni,
definisce con queste parole un fenomeno che nel nostro Paese sta assumendo
dimensioni sempre crecenti.
Di mobbing
si è parlato in un seminario svoltosi nei locali della facoltà
di Scienze della Formazione, in via Aquileia. Il tema, come lo stesso
Ceresia ha ricordato più volte, si può collocare a metà
strada fra la psicologia e la giurisprudenza. Tra i presenti infatti,
oltre allo psichiatra Giuseppe Sciacca, c'erano anche la psicologa Concetta
Romano e l'avvocato Pierangela Iandolino, entrambe impegnate nel centro
di ascolto Uil mobbing di Palermo nato nel 1999.
Il dato più importante emerso nel corso del dibattito è
che in molti casi le violenze sono solo subite e non denunciate, con una
crescita del disagio e della sofferenza. Solo da pochissimi anni, infatti,si
è iniziato a parlare di mobbing in Italia, ma il fenomeno in realtà
è largamente diffuso.
"Da più parti esiste una difficoltà evidente ad inquadrare
il mobbing - afferma l'avvocato Iandolino - a definirne esattamente i
confini, ma ancora più difficile è provare che il danno
causato al soggetto mobbizzato sia effettivamente riconducibile alle molestie
subite". Inoltre, non esiste oggi in Italia una legislazione specifica
che punisce questo tipo di reato. Spesso il mobbing viene associato alla
violenza sessuale. "Ma sono due cose ben distinte - precisa la Iandolino
- dal momento che la violenza sessuale è un reato sanzionato dal
codice penale".
Contrariamente all'opinione comune, non sono le donne ad essere maggiormente
soggette alle molestie, bensì gli uomini. Ecco il profilo, tracciato
dalla psicologa Concetta Romano: "il mobbizzato-tipo è un
uomo, impiegato presso le pubbliche amministrazioni, fra i 45 e i 55 anni
e con un livello culturale medio-alto".
Per quanto riguarda l'identikit del mobber, cioè l'individuo che
esercita il comportamento molesto, "nel 67 per cento dei casi si
tratta del datore di lavoro, più raramente dei colleghi".
E' lo psichiatra Giuseppe Sciacca ad affermarlo, ma il dato più
curioso sui mobbers è che se in un caso su tre sono gli uomini
che mobbizzano le donne, nella stessa misura le donne lo fanno su altre
donne.
A concludere l'incontro la personale testimonianza di un individuo, che
per parecchio tempo non solo si è trovato nella posizione di dover
subire vessazioni continue dal proprio datore, ma si è anche scontrato
con i comportamenti omertosi dei suoi colleghi. "Loro sapevano -
ha sottolineato - ma non parlavano per timore di perdere il posto di lavoro".
Dinanzi alla platea degli intervenuti l'uomo ha invitato chiunque si senta
vittima di abusi a denunciarli. "Parlare - ha spiegato - è
il primo passo importante per stare meglio".
Maria Catena
Salerno
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(6
novembre 2003)
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