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Facoltà di Lettere

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Un progetto di ricerca che fa capo al dottorato di italianistica
Lettere, il comico nella letteratura del'900
Che cosa è il comico? Perchè ridiamo? A queste e ad altre domande tenta di rispondere la dottoressa Marta Barbara, che ha curato un progetto di ricerca incentrato sulla letteratura del secolo scorso

Che cosa è il comico ? Perché ridiamo? Queste ed altre domande hanno suscitato l'interesse di studiosi di letteratura di tutte le epoche. "Per il comico ogni teoria è buona", sostiene la dottoressa Marta Barbara, che studia nel corso di dottorato in italianistica della facoltà di Lettere di Palermo. Il suo progetto di ricerca sul comico è incentrato sulla letteratura del Novecento. Esistono diverse angolazioni per studiare il genere comico. "In realtà molti autori già hanno scritto sul comico, l'umorismo e il satiresco - afferma la dottoressa - ma nessuna teoria sarà mai abbastanza comprensiva". Gli approcci finora adottati sono di tipo semiotico, retorico, psicologico psicanalitico. "L'impostazione che voglio dare alla mia riflessione sul comico è d'indirizzo pragmatico - continua Barbara - perché tende al fare letterario, ma ha anche una base filosofica ed estetica".
Platone accusò la poesia comica di produrre uno sconvolgimento nell'animo dell'uomo. Chi si divertisse a procurare riso sarebbe caduto nella vergogna e nella volgarità.
Il Medioevo è stato un periodo in cui i divertimenti di tipo carnevalesco e le azioni comiche avevano un ruolo essenziale nella vita dell'uomo.
Sigmund Freud ha fatto derivare il comico da una dispersione di energia, creata per conservare un tabù. I suoi studi sul comico furono soprattutto incentrati sul motto di spirito e la battuta arguta. Luigi Pirandello prende come punto di partenza del comico il contrasto tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è, ovvero quello che noi percepiamo di una persona o di una situazione una incongruenza tra quello che pensiamo di vedere e ciò che vediamo realmente. L'avvertimento del contrario è ciò che Pirandello segnala come punto di partenza del riso e della comicità immediata.
Uno degli studiosi che si è interessato molto al problema del comico è Bachtin, che lo ha affrontato dal punto di vista antropologico. "Il riso non può essere compreso per lo studioso - spiega Barbara - al di fuori del contesto storico in cui sorge. La comicità non ha un'esistenza astratta e immateriale, ma vive attraverso le cose. Il riso non si limita a ridicolizzare, ma nega la realtà contrapponendo un mondo alla rovescia, ma che nel suo stare all'incontrario mostra una visione alternativa della realtà".
Un altro studioso del fenomeno è Nino Borsellino secondo il quale "il comico non raccoglie una memoria collettiva. Il suo nucleo originario è un buco nero, un vortice, in cui precipita la prima essenza: il riso. Essa consiste in una sorpresa o nell'annullamento dell'attesa: per chi ride la sorpresa è uno shock inoffensivo".
Giulio Ferroni tratta la differenza tra comico e umorismo. "mentre nel comico il contrario è solo un primo e parziale scoprirsi della maschera, un iniziale svelarsi della finzione dei rapporti umani".
Secondo quanto afferma L. O. Tyeca " tutti gli elementi della retorica sono e possono essere oggetto di comico. Spesso anche da semplici elementi della sintassi usati in modo distorto, come risorse stesse del linguaggio, accumulo, l'iterazione. l'etimologia, fino all'uso di errori volontari di grammatica e ortografia".

Silvia Iacono

(14 giugno 2004)

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