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L' Islam visto con gli occhi della Storia
Le fonti arabe, trattate con metodi di ricerca inadeguati, non sempre consentono una ricostruzione storiografica rigorosa. Se n'è discusso alla facoltà di Lettere in un incontro con alcuni insegnanti provenienti da università arabe organizzato da Antonino Pellitteri, docente di Storia dei paesi islamici

E' uno dei temi più scottanti della cronaca di questi giorni: eppure sono pochi a occuparsi del mondo islamico con un approccio di tipo storiografico, senza essere influenzati dalle derive fondamentaliste e dagli integralismi. L' Islam, insomma non e' Al Quaida ma una religione, una cultura, un mondo con una tradizione millenaria ancora poco conosciuta in Occidente. Anche di questo si è parlato durante il seminario internazionale "Lo storico arabo e le sue fonti: problemi e metodi" tenutosi recentemente alla facoltà di Lettere e filosofia.
L'incontro, promosso e organizzato da Antonino Pellitteri, titolare della cattedra di Storia dei paesi islamici dell'Università di Palermo ha visto la partecipazione oltre che del professore Salvatore Lupo, che insegna Storia contemporanea a Lettere, di alcuni importanti docenti arabi provenienti dalle Università di Damasco, Beirut, Tripoli e Meknes.
"Sarebbe opportuno ricorrere a fonti più recenti - ha rilevato Salvatore Lupo - in grado di indicare i mutamenti e l'evoluzione che hanno investito i paesi islamici in tempi più recenti. Nessuno, infatti, si sognerebbe di studiare l'Europa solo attraverso i vangeli o i documenti esistenti all'epoca di Carlo Magno". Eppure questo è proprio ciò che sembra avvenire con la ricostruzione storiografica araba. "La storia - ha evidenziato Antonino Pellitteri - non si scrive una volta per tutte. E' da qui che dovrebbe nascere l'esigenza di rileggerla più volte e in periodi storici differenti; soprattutto occorrerebbe farlo con orientamenti moderni per non scadere nella soggettività e in certi casi nella faziosità".
Quasi tutti i docenti arabi hanno posto l'accento su come, a fronte di una produzione storiografica copiosa, manchi quasi del tutto una coscienza storiografica in grado di analizzare tutte le sfaccettature presenti all'interno di una cultura ricca e diversificata quale quella islamica. Kairie Kasmieh dell'Università di Damasco ha sottolineato, inoltre, l'importanza che ha assunto la storia per gli arabi negli ultimi anni: "La costante rivisitazione del passato, spesso forzosamente visto come eroico e glorioso - ha detto - deriva dalla drammaticità quotidianamente vissuta nel presente. Ecco che le ricostruzioni storiche lungi dall'essere rigorose finiscono per essere piene di numerose distorsioni". Oltre che dal consolidato rapporto fra l'Ateneo palermitano e alcune istituzioni islamiche questo incontro scaturisce da motivazioni didattiche.
"Questo seminario - spiega, infatti, il professore Pellitteri - si inserisce all'interno di un rapporto di collaborazione scientifica e didattica, siglato nel 2002 fra il nostro Ateneo e l'Accademia libica in Italia, il cui presidente è il ministro degli esteri libico Abd al- Rahman Shalgham. Quest'anno ne è stato firmato un altro col rettore dell'Università di Damasco Hani Murtadà, divenuto qualche settimana fa ministro dell'Istruzione superiore in Siria". L'iniziativa ha coinvolto numerosi studenti dell'ultimo anno dell'area di studi arabo-islamici e i dottorandi di civiltà islamica. "Questo perché il seminario rientra nell'ambito delle proposte scientifico-didattiche della facoltà di Lettere - continua Pellitteri - fra cui figurano il master sugli 'studi sui paesi arabi e africani' che partirà nella primavera del 2004 con durata biennale, l'insegnamento a carattere modulare della lingua araba, suwahili e hawsa, parlate rispettivamente nell'Africa orientale e occidentale, dell'Islamistica, della Storia dei paesi arabi e della storia dell'Africa. Si tratta come si può capire di un'iniziativa altamente culturale dell'Università di Palermo, impegnata a ribadire la sua centralità mediterranea".
Maria Catena Salerno
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(29 ottobre 2003)

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