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031029mariAPlet
L' Islam visto
con gli occhi della Storia
Le fonti arabe, trattate con metodi di ricerca
inadeguati, non sempre consentono una ricostruzione storiografica rigorosa.
Se n'è discusso alla facoltà di Lettere in un incontro
con alcuni insegnanti provenienti da università arabe
organizzato da Antonino Pellitteri, docente di Storia dei paesi islamici
E' uno dei temi più
scottanti della cronaca di questi giorni: eppure sono pochi a occuparsi
del mondo islamico con un approccio di tipo storiografico, senza essere
influenzati dalle derive fondamentaliste e dagli integralismi. L' Islam,
insomma non e' Al Quaida ma una religione, una cultura, un mondo con una
tradizione millenaria ancora poco conosciuta in Occidente. Anche di questo
si è parlato durante il seminario internazionale "Lo
storico arabo e le sue fonti: problemi e metodi" tenutosi recentemente
alla facoltà di Lettere e filosofia.
L'incontro, promosso e organizzato da Antonino Pellitteri, titolare della
cattedra di Storia dei paesi islamici dell'Università di Palermo
ha visto la partecipazione oltre che del professore Salvatore Lupo, che
insegna Storia contemporanea a Lettere, di alcuni importanti docenti arabi
provenienti dalle Università di Damasco, Beirut, Tripoli e Meknes.
"Sarebbe opportuno ricorrere a fonti più recenti - ha rilevato
Salvatore Lupo - in grado di indicare i mutamenti e l'evoluzione che hanno
investito i paesi islamici in tempi più recenti. Nessuno, infatti,
si sognerebbe di studiare l'Europa solo attraverso i vangeli o i documenti
esistenti all'epoca di Carlo Magno". Eppure questo è proprio
ciò che sembra avvenire con la ricostruzione storiografica araba.
"La storia - ha evidenziato Antonino Pellitteri - non si scrive una
volta per tutte. E' da qui che dovrebbe nascere l'esigenza di rileggerla
più volte e in periodi storici differenti; soprattutto occorrerebbe
farlo con orientamenti moderni per non scadere nella soggettività
e in certi casi nella faziosità".
Quasi tutti i docenti arabi hanno posto l'accento su come, a fronte di
una produzione storiografica copiosa, manchi quasi del tutto una coscienza
storiografica in grado di analizzare tutte le sfaccettature presenti all'interno
di una cultura ricca e diversificata quale quella islamica. Kairie Kasmieh
dell'Università di Damasco ha sottolineato, inoltre, l'importanza
che ha assunto la storia per gli arabi negli ultimi anni: "La costante
rivisitazione del passato, spesso forzosamente visto come eroico e glorioso
- ha detto - deriva dalla drammaticità quotidianamente vissuta
nel presente. Ecco che le ricostruzioni storiche lungi dall'essere rigorose
finiscono per essere piene di numerose distorsioni". Oltre che dal
consolidato rapporto fra l'Ateneo palermitano e alcune istituzioni islamiche
questo incontro scaturisce da motivazioni didattiche.
"Questo seminario - spiega, infatti, il professore Pellitteri - si
inserisce all'interno di un rapporto di collaborazione scientifica e didattica,
siglato nel 2002 fra il nostro Ateneo e l'Accademia libica in Italia,
il cui presidente è il ministro degli esteri libico Abd al- Rahman
Shalgham. Quest'anno ne è stato firmato un altro col rettore dell'Università
di Damasco Hani Murtadà, divenuto qualche settimana fa ministro
dell'Istruzione superiore in Siria". L'iniziativa ha coinvolto numerosi
studenti dell'ultimo anno dell'area di studi arabo-islamici e i dottorandi
di civiltà islamica. "Questo perché il seminario rientra
nell'ambito delle proposte scientifico-didattiche della facoltà
di Lettere - continua Pellitteri - fra cui figurano il master sugli 'studi
sui paesi arabi e africani' che partirà nella primavera del 2004
con durata biennale, l'insegnamento a carattere modulare della lingua
araba, suwahili e hawsa, parlate rispettivamente nell'Africa orientale
e occidentale, dell'Islamistica, della Storia dei paesi arabi e della
storia dell'Africa. Si tratta come si può capire di un'iniziativa
altamente culturale dell'Università di Palermo, impegnata a ribadire
la sua centralità mediterranea".
Maria Catena Salerno
rev-rova
rev nu
(29
ottobre 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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1/6/2001
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