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Pensioni, Maroni riapre il dialogo
Dopo lo sciopero generale di venerdì il tavolo delle trattative sulla riforma previdenziale è sempre più infuocato. Il ministro del Welfare è pronto al confronto, ma dai sindacati, in particolare dalla Cgil
, arriva la proposta di ripartire da zero. Udc e An dicono sì a un accordo con le parti sociali

A due giorni dalla manifestazione di piazza che ha coinvolto milioni di italiani, il ministro del Welfare, Roberto Maroni manda un segnale ai sindacati: "Siamo pronti a riaprire il confronto". Segnale che, però, non raccoglie il consenso della controparte.
Savino Pezzotta, leader della Cisl, dice di essere pronto a valutare nuove ipotesi del governo, ma la Cgil chiede l'azzeramento della delega. Tra i sindacati comunque, anche la Cisl è chiara: se la proposta da discutere resta "quella contro cui abbiamo fatto lo sciopero generale, è molto difficile il confronto", ha detto Pezzotta.
Maroni, quindi, fa il primo passo e chiede ai sindacati "una proposta alternativa" dicendosi convinto che oggi "ci sono i tempi, i margini e i contenuti" per ricominciare a trattare. Ma il ministro del Welfare precisa che comunque "l'emendamento alla delega pensioni verrà consegnato domani alla commissione Lavoro del Senato. Lo avevo già detto che sarebbe stato presentato subito dopo lo sciopero".
E' questo che rende perplessi i sindacati, visto che l'emendamento contiene in sostanza la riforma. Il segretario confederale della Uil, Adriano Musi, non chiude la porta al confronto, a patto che si tratti di "un dialogo vero e costruttivo". Pezzotta aggiunge: "Abbiamo fatto uno sciopero generale contro i contenuti di quell'emendamento ed è chiaro che non possiamo dire di sì ad una cosa a cui abbiamo detto di no ieri. E' inutile dire, come fa il governo, siamo pronti al dialogo senza poi dare segnali di cambiamento. La prima mossa - sottolinea - tocca al governo".
A sostenere la necessità di arrivare ad una riforma concertata con le forze sociali sono anche Udc e An. Dall'opposizione, il segretario Ds, Piero Fassino apre al dialogo ("la sinistra politica e il movimento sindacale - ha detto - devono avere l'ambizione di riformare il welfare, di non arroccarsi su una trincea puramente difensiva"). Marco Rizzo dei Comunisti Italiani non ha dubbi: "Se si dà credito in qualche modo a una interlocuzione con questo governo sulla riforma delle pensioni si compie un errore molto serio".

Daniela Mogavero
rev sing/cave


(27 ottobre 2003)

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