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Facoltà di Ingegneria

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Da Palermo progetti per robot al servizio dell’uomo
Una mano robotica capace di imitare i movimenti di una mano umana e di afferrare oggetti in maniera autonoma. Un gruppo di robot che votano i propri capi, da utilizzare come sminatori. Questi i progetti del laboratorio di Ingegneria informatica e intelligenza artificiale illustrati da Antonio Chella (nella foto assieme alla mano robotica), docente di robotica all’Università di Palermo

Una mano robot per aiutare i disabili e gruppi di automi sminatori, sono due progetti realizzati dal laboratorio d'Ingegneria informatica e intelligenza artificiale di Palermo. A parlarcene è Antonio Chella, docente di robotica all'Ateneo palermitano.
"Da due anni - dice - lavoriamo a un progetto di robotica antropomorfa. Da una ditta affiliata all’Università di Genova, con la quale collaboriamo da oltre dieci anni, - spiega Chella - abbiamo comprato una mano robotica costituita da quattro dita. Il movimento di tale oggetto avviene per imitazione: attraverso due telecamere collegate alla mano, quando una persona muove il proprio arto di fronte alle telecamere, ogni gesto che compie viene ripetuto automaticamente dal robot”. L’oggetto in questione è anche in grado di rispondere alla mano umana senza acquisire prima i gesti che deve compiere. “Per fare interagire la mano robotica con quella umana, - precisa Chella - le abbiamo fatte giocare alla morra, cioè al gioco di sasso, pietra e forbice”. Quello che all’apparenza è solo un gioco, in realtà contiene al suo interno una grande importanza.
“Riuscendo a far rispondere la mano robotica autonomamente, senza cioè che questa si muova imitando i gesti di una mano vera, - dice Antonio Chella - potremmo usare il progetto per aiutare le persone disabili. Ci sono esseri umani affetti da malattie che non riescono ad usare i propri arti. Anche il gesto di afferrare una bottiglia d’acqua, ad esempio, per queste persone risulta difficile. Con l’aiuto di una mano robotica come quella che abbiamo realizzato, invece, le cose sarebbero diverse”.
Aiutare i disabili è solo una delle possibili applicazioni della mano robotica. Come spiega lo stesso Chella: “Si potrebbe utilizzare il nostro progetto all’interno delle industrie. Ancora oggi, infatti, esistono prodotti, come alcuni alimenti, che devono essere trattati a mano. Levare le spine a del pesce, ad esempio, è più facile per un uomo che per una macchina. Nel caso, però, della mano robotica la cosa è un po’ differente: il nostro progetto - continua - ha tutte le caratteristiche di una mano vera, quindi potrebbe essere in grado anche di levare le spine al pesce. Cosa che avviene nelle industrie in cui si produce del pesce congelato”.
Sempre in tema di robotica, un altro progetto del laboratorio di Ingegneria informatica e intelligenza artificiale riguarda gruppi di robot che potrebbero essere utilizzati come sminatori. “Questo tipo di macchine devono essere coordinate - spiega Antonio Chella -. A proposito, in letteratura sono state presentate diverse ipotesi. Noi abbiamo avuto l’idea di utilizzare la metafora della politica: ogni robot ha delle caratteristiche e vota per eleggere i propri capi. Abbiamo la corrente dei robot conservatori e quella dei progressisti. I primi, ad esempio, sono quelli che tengono di più al loro benessere, e quindi a risparmiare energia. Una volta eletti i propri capi - continua Chella - nasce il governo, che controlla tutti i robot. A seconda di come sta andando la missione, i vari robot possono cambiare partito, se insoddisfatti della loro scelta precedente, o continuare a sostenere i propri capi. Dopo un certo periodo ci sono, infatti, nuove elezioni”. Questo procedimento può essere utilizzato per mettere insieme un gruppo di robot addetti allo sminamento. Al proposito, al laboratorio di Ingegneria informatica di Palermo sono state fatte delle simulazioni al computer. “Abbiamo diviso i robot in due squadre - spiega Chella - una composta da sminatori, l’altra da robot terroristi che andavano a mettere le bombe in vari punti della zona delimitata, con la possibilità di cambiare in qualsiasi momento il posto degli ordigni. Trasferendo questo schema su robot veri, questi potrebbero essere utili nella realtà”.
Veronica Eracleo
rev-rova / andi


(27 ottobre 2003)

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