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Facoltà di Lettere e filosofia

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Letteratura siciliana e identità nazionale, c'è rapporto?
E' questa la linea seguita in una ricerca, ancora in corso, coordinata dal dottorato in Italianistica della facoltà di Lettere e filosofia, diretto da Michelina Sacco. La novità: il vero patriotta non è Manzoni ma Foscolo

La letteratura annuncia e e presuppone l’esistenza e lo sviluppo di una vita “nazionale”? Cioè quanto la letteratura ha influito nell'Ottocento nella formazione di un'unica identità culturale italiana?
Muove da queste due domande il progetto che è stato avviato dal dottorato di ricerca in Italianistica, diretto da Michelina Sacco. "Con la ricerca - spiega la Sacco - si vuole affrontare un’indagine dettagliata delle forme narrative sviluppatesi in Sicilia in un arco di tempo che comprende l’Ottocento e il primo del Novecento". In particolare un versante specifico indagine riguarderà quelle narrazioni che, "intrecciando manzonianamente invenzione e storia, disegnano nel loro insieme la coscienza che dell’identità storico-culturale della Sicilia, a partire dai suoi complessi rapporti con altre civiltà e culture, ebbero scrittori, intellettuali, narratori popolari e semi-colti. Si tratta - prosegue la docente - di raggruppare, analizzandone modelli e strategie testuali, contesti e destinatari, tutte quei testi narrativi che utilizzano i principali avvenimenti storici dell’Ottocento in Sicilia come cornice e centro propulsore della narrazione, restituendoci la trama complessa dei conflitti che l’hanno attraversata e i diversi punti di vista (dal basso, dall’alto, dalla periferia, dal centro), con cui gli scrittori siciliani li hanno rivissuti e rappresentati".
Michelina Sacco ripercorre così le varie posizioni ideologico-letterarie che si affermano nell'Ottocento siciliano, tra le quali spicca "il preminente gusto classicistico, che accoglie alcuni temi propri della cultura romantica, rivisitati da un’ottica vistosamente sicilianizzata". Si nota così che il modello di romanticismo maggiormente seguito in Sicilia non era Manzoni, che veniva accusato di aver perduto la carica rivoluzionaria e patriottica a favore di un più pacato romanticismo, ma Foscolo riferimento di una cultura individualistica ed eroica.
"Gli ideali patriottici - afferma Sacco - nel primo Ottocento
si connotano, dunque, di una etichetta classicistico-illuministica, più che romantica, nella volontà di un ritorno alle lontane tradizioni dell’Isola e nel rifiuto di una cultura che appariva estranea e debitrice di forme letterarie e di sistemi di pensiero stranieri. Nell’insieme, la fisionomia culturale della Sicilia nel primo Ottocento, nei suoi elementi contraddittori e contraddetti, si presenta sfaccettata e sfuggente, indicativa di una fase di progettazione destinata a determinare, nel secondo Ottocento, i fermenti del verismo".
Nella ricerca verranno seguite anche problematiche sociali, come acceso terreno di scontro sociale e culturale, e il progressivo cambiamento di nuclei tematici come ad esempio "il punto di vista dell’autore che - spiega Sacco - dopo la focalizzazione esterna di tipo classico, adotta il filtro dell’oggettività impersonale ma ravvicinata ad oggetti e personaggi. Per spostarsi nel corso dell’ultimo decennio dell’Ottocento, verso una focalizzazione interna alla storia narrata e poi il fluire in una voce a timbro autobiografico; seguire quindi il passaggio verso una diegesi con voce narrante interna e poi ancora ibridazioni o correlazioni di generi e modalità letterarie diverse in forme sempre più consapevoli e lucide (si pensi alle mistioni di novella e lirica, teatro e racconto, favola e storia in autori come Pirandello, Rosso di San Secondo, Borgese, che non a caso sono scrittori di frontiera geografica e storica).

Salvatore Butera
salvobutera@libero.it
rev-anme
(13 ottobre 2003)

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