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Facoltà di Ingegneria

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Guide museali e sorveglianti, il futuro è dei robot
Robot che fanno le guide nei musei e gli addetti alla sicurezza. Non si tratta di un film di fantascienza, ma di due progetti realizzati dalla sezione robotica del laboratorio di Ingegneria informatica e intelligenza artificiale dell'Università di Palermo

Guide nei musei robotiche e automi sorveglianti, questi i due progetti provenienti dal laboratorio del dipartimento di Ingegneria informatica e intelligenza artificiale.
“Oggi il settore della robotica punta molto all’interazione tra l’uomo e la macchina. Il ramo del laboratorio del dipartimento di Ingegneria informartica e intelligenza artificiale che si occupa di robotica lavora molto proprio su questo”. A parlare è Antonio Chella, docente di robotica all'Università di Palermo.
“Il nostro laboratorio - spiega Chella - si occupa di diversi progetti che appartengono a tre filoni di ricerca differenti. Innanzitutto c’è quello che noi chiamiamo ‘Cicerobot’, cioè una macchina progettata per fare da guida all’interno dei musei”. Dotato di due telecamere, sensori sonar e laser, il robot è in grado di accompagnare i turisti tra le varie stanze dei musei, interagendo anche con loro. Le persone possono parlare direttamente con il Cicerobot, ponendogli tutte le domande che desiderano riguardanti i pezzi esposti nel museo. Proprio come una guida umana, il robot sarà pronto a rispondere alle domande e a soddisfare tutte le curiosità dei turisti. Diverse le applicazioni che tale macchina consente. Innanzitutto, si potrebbe utilizzare il Cicerobot per visitare a distanza quelle parti di musei chiuse al pubblico. “Comodamente seduti a casa - spiega Antonio Chella - potremmo guidare il robot e vedere quello che più ci interessa. La macchina, infatti, sarebbe dotata di telecamere attraverso le quali ciascun utente, da Internet, comanderebbe a distanza. Così, mentre il robot cammina, potremmo fermarlo davanti al quadro che ci interessa vedere per contemplarlo da casa”.
Utilizzare una macchina del genere come guida potrebbe, inoltre, attirare molti più visitatori di adesso. “Molti andrebbero al museo non solo per motivi artistici, ma anche spinti dalla curiosità di vedere il robot in azione. Sarebbe un modo per riempire i musei con persone che finora hanno frequentato poco questi luoghi. I bambini, ad esempio, sarebbero molto più contenti di andare a vedere una mostra sapendo che a guidarli è un robot”, dice Chella. “Dotando il computer di un programma che gli consente di capire le emozioni umane, - continua - si potrebbe avere un Cicerobot che smette di parlare nel momento in cui si accorge di stare annoiando i visitatori”.
Lo studio di questo tipo di invenzioni all’interno del laboratorio del dipartimento di Ingegneria informatica e intelligenza artificiale di Palermo nasce nel 1997. Sin dall’inizio si è cercato di apportare delle migliorie al Cicerobot in modo da renderlo adatto all'uso nella realtà di tutti i giorni. Pur avendo sottoposto la macchina a diverse simulazioni, il robot non ha ancora avuto modo d’interagire con nessun turista. Ben presto, però, il museo archeologico di Agrigento ne metterà uno al proprio interno.
Oltre al robot come guida nei musei, un altro progetto a cui lavora il settore robotico del laboratorio di Ingegneria informatica di Palermo riguarda un automa addetto alla sorveglianza. “Questo tipo di macchina - spiega Chella - è dotato di telecamere collegate con quelle a circuito chiuso del luogo da proteggere. Il robot, nel cui sistema è inserita la mappa dell’edificio da sorvegliare, si muove da solo. Se le sue telecamere riprendono un intruso, il sorvegliante elettronico fa scattare il sistema d’allarme. Se, invece, l’intruso si trova in una stanza dove il robot non c’è e la sua presenza viene avvertita dalle telecamere a circuito chiuso dell’edificio, l’automa riceve da esse il comando di recarsi nell'ambiente dove è stata segnalata la presenza dell’estraneo”.
Il robot-sorvegliante - precisa Chella - potrebbe sfruttare al meglio le proprie potenzialità se fatto funzionare in gruppo. Ogni automa avrebbe la propria area da sorvegliare e questo aumenterebbe la sicurezza di quel luogo”.

Veronica Eracleo
rev-rova/andi

(01 dicembre 2003)

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