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AP - Medicina

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Il rapporto 2003 sull'infanzia denuncia: piccoli troppo stressati
Pediatri, genitori e società contro i mali del consumismo
Corsello: "Miglioriamo la comunicazione con il bambino"
L'allarme lanciato dai medici: "Il bambino è oggi un burattino nelle mani del consumismo". Aumentano gli obesi al Sud, frequenti disturbi psicosomatici al Nord. Giovanni Corsello, docente di Pediatria alla facoltà di Medicina dell'Università di Palermo: "Occorre una migliore integrazione tra i medici e il territorio"

"Maggiore interazione tra pediatri, famiglie e territorio, una migliore comunicazione fra genitori e figli, e un'informazione più completa per i bambini". Secondo Giovanni Corsello, docente di Pediatria alla facoltà di Medicina dell'Università di Palermo, sono queste le linee guida della lotta alle ripercussioni negative del consumismo sui bambini.
I mali causati dal consumismo moderno sull'infanzia e l'adolescenza sono stati al centro dell'allarme ai genitori, lanciato dai pediatri italiani con il rapporto "Infanzia e adolescenza 2003". Nell'occasione, la conclusione dei medici è stata che "il bambino è oggi un burattino nelle mani del consumismo, con un'agenda d'impegni che farebbe invidia ad un manager". Uno su tre è in sovrappeso, uno su dieci obeso, due su dieci sono allergici e di questi la metà ha l'asma. Quasi un terzo dorme agitato e il disturbo più comune al mattino è il mal di pancia. Una percentuale leggermente inferiore accusa frequentemente mal di testa.
Professore Corsello, in che modo il pediatra riscontra nei suoi piccoli pazienti i disturbi indotti dal consumismo?
"Il pediatra si trova oggi sempre più spesso nella condizione di dover affrontare con il bambino e con la sua famiglia problemi nutrizionali e comportamentali che derivano dal bombardamento pubblicitario svolto dai media".
L’influenza sull’alimentazione, carica di merendine e bevande ultra pubblicizzate, è palese. Un bambino su tre è sovrappeso e uno su dieci è obeso. Ma l’obesità è solo un problema alimentare?
"L’obesità non è solo un problema alimentare sebbene l’uso incontrollato ed eccessivo di prodotti alimentari preconfezionati ed industriali sia oggi devastante, perché si tratta in genere di prodotti ipercalorici e squilibrati per eccesso di grassi e proteine. L’obesità infantile è anche un problema comportamentale perché questi bambini sono spesso ostaggi di televisione, videogiochi e computer con il rischio di ridurre la loro attività fisica e motoria e di acquisire comportamenti anomali quali tic ed altre stereotipie".
Le famiglie spesso non si soffermano sui disagi sociali e psicologici cui va incontro un bambino sovrappeso. Vogliamo darne una panoramica?
"Il disagio di un bambino o di un adolescente con problemi di sovrappeso e di obesità ha valenze psicologiche e ricadute sul piano sociale, in quanto questi soggetti tendono a vivere in isolamento, rifiutando il confronto con i coetanei e innescando un circolo vizioso che rischia di amplificare i problemi sia fisici che comportamentali".
Dal rapporto risulta che il problema peso è più evidente al Sud. Quali sono le possibili spiegazioni?
"Probabilmente una minore consapevolezza tra i genitori dei gravi problemi clinici collegati con l’obesità ed una scarsa azione di informazione e di prevenzione a livello scolastico. Un lavoro maggiore deve certamente essere svolto in questo ambito anche da parte dei pediatri e dalle società scientifiche".
Al Nord, invece, sono maggiori i casi di bambini che vivono una sorta di disagio dell’età infantile, che da psicologico si somatizza in patologie come il mal di testa. È l'effetto dell’eccessivo numero di impegni quotidiani del bambino?
"Un'eccessiva pressione psicologica sul bambino da parte dei genitori a svolgere attività ludiche, sportive, artistiche tende ad omologare i bambini di oggi secondo schemi imposti dall’alto. I bambini avvertono una sorta di stress da risultato come gli adulti delle società a più alto tenore socioeconomico e cominciano i disturbi clinici: la cefalea, l’insonnia, l’anoressia o la bulimia, il colon irritabile, etc. Problemi spesso misconosciuti nella loro realtà e che vengono affrontati in ambito clinico, con il rischio di esami inutili e trattamenti terapeutici incongrui".
Quando, invece, le attività complementari allo studio, come lo sport o la musica, vengono scelte con passione dal bambino, non hanno forse un valore positivo?
"Hanno sempre un valore positivo se riescono ad essere un fattore di crescita psichica e di sviluppo, ma è necessario che vi sia una sinergia reale tra gli obiettivi dei genitori e quelli di bambini ed adolescenti sulle scelte delle attività complementari".
Esiste, dunque, realmente il pericolo di un’infanzia sempre più stressata e disturbata. Quali linee guida nella lotta di pediatri, famiglie e società a questa tendenza negativa?
"I pediatri devono realizzare una maggiore integrazione tra ospedale e territorio. I pediatri di famiglia sono in prima linea nella diagnosi precoce di questi problemi, la cui soluzione richiede spesso una integrazione di competenze di specialisti diversi, molti dei quali in ambito ospedaliero. Nelle divisioni di pediatria devono, pertanto, realizzarsi servizi dedicati all'obesità, ai disturbi del comportamento alimentare, lo stress".
"I genitori, dal canto loro, devono riscoprire la comunicazione e la condivisione delle esperienze con i figli. La società nel suo complesso ed in particolar modo la scuola, invece, ha il dovere di informare bambini e adolescenti su questi problemi, sviluppando la loro consapevolezza, favorendo la modifica di comportamenti nocivi o a rischio e facendo prevenzione".
Ma per farlo occorrono risorse...
"Questo spetta alle istituzioni, a cui però bisogna portare progetti e programmi chiari e definiti".
Fabio Giacalone

rev-rova/ sage

(3 ottobre 2003)

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