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Esteri
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030912fab
Arafat: "Nessuno
mi caccerà dai Territori"
Ma l'esercito israeliano è pronto a espellerlo
La decisione del consiglio di sicurezza israeliano verrà attuata
al momento opportuno. Per ora è congelata dall'opposizione statunitense.
Il leader dell'Olp è assediato a Ramallah, ma ha parlato alla popolazione
che lo sostiene. Contrari all'espulsione Chirac, Mubarak e Peres. Powell
avvia le consultazioni internazionali sulla questione
"Nessuno
mi caccerà. Possono uccidermi con le loro bombe, ma non me ne andrò".
Con queste parole, il leader palestinese Yasser Arafat respinge la minaccia
di un'espulsione dai Territori, decisa - per ora solo "in linea di
principio" - dal governo israeliano.
L'attuazione del provvedimento - venuto fuori da un vertice di sicurezza
convocato ieri dal premier israeliano Ariel Sharon, dopo gli ultimi sanguinosi
attentati dei kamikaze palestinesi - è rinviata. Sharon, infatti,
ha dovuto incassare l'opposizione degli Usa, che una volta appresa la
notizia hanno sostenuto l'inutilità dell'espulsione di Arafat,
al fine di migliorare la situazione israelo- palestinese.
Ma Sharon non la pensa così. Per Israele, Arafat "è
un ostacolo alla pace e
deve essere rimosso con tempi e modalità che verranno decisi in
seguito". In realtà, sembra che un piano militare per condurre
il leader dell'Olp immediatamente in esilio sia già pronto. Adesso
Sharon aspetta il momento più opportuno per metterlo in pratica.
La risposta di Arafat arriva nella serata di ieri. Dal suo quartier generale
a Ramallah, il palazzo della Muqata, il leader palestinese lancia strali
contro il governo di Israele e si dice pronto ad una resistenza ad oltranza.
La sua apparizione avviene davanti a un migliaio di palestinesi, giunti
alla Muqata per manifestare solidarietà al proprio leader. Altri
raduni di protesta si sono verificati nella Striscia di Gaza.
La situazione di Arafat, però, è sin d'ora quella di un
uomo in trappola. Ieri mattina soldati di una unità scelta dell'
esercito israeliano sono tornati a mettere sotto tiro l'anziano rais,
occupando la sede del ministero della Cultura a Ramallah (Cisgiordania),
subito a sud della Muqata. Dal tetto dell'edificio occupato, i soldati
hanno modo di controllare l'interno della Muqata e fonti militari israeliane
dichiarano che si tratta di "un segnale e un messaggio" per
Arafat. I palestinesi, ricordando quanto avvenuto esattamente un anno
fa, temono un nuovo assedio alla Muqata e al loro presidente. Solo che
stavolta gli israeliani punterebbero al totale isolamento di Arafat. L'intento
sarebbe quello di stremarlo privandolo di acqua, elettricità e
ogni possibilità di comunicazione, e creare così le condizioni
perché cambi politica, sul terrorismo e i negoziati di pace.
Dalla comunità internazionale, diverse le voci contrarie alla paventata
espulsione di Arafat dai Territori occupati. Per Chirac "sarebbe
un grave errore eliminare politicamente Arafat". Il presidente egiziano
Mubarak, ieri in visita a Roma, al termine del suo incontro con Silvio
Berlusconi ha dichiarato: "L'espulsione di Arafat sarebbe un errore
madornale. La road map è lunica soluzione". Critico
anche l'ex premier israeliano Shimon Peres: "Fuori dalla Muqata -
dice - Arafat sarà più nocivo di quanto non lo sia adesso".
La Casa Bianca resta cauta. Il leader dell'Olp è "parte del
problema, secondo l'amministrazione Bush, ma espellerlo servirebbe
solo a peggiorare il problema. Intanto, il segretario di stato Colin Powell
telefona ai colleghi egiziano, spagnolo e tedesco per scambiare impressioni
sulle reali intenzioni di Israele. Powell proseguirà le consultazioni
nelle prossime ore e durante la missione a Ginevra, dove, sabato, deve
incontrare i colleghi di Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, oltre
al segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, per negoziare una
risoluzione sull'Iraq. Ma certo si parlerà anche di Medio Oriente.
Fabio Giacalone
rev mame/cave
(12 settembre 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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