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Arafat: "Nessuno mi caccerà dai Territori"
Ma l'esercito israeliano è pronto a espellerlo

La decisione del consiglio di sicurezza israeliano verrà attuata al momento opportuno. Per ora è congelata dall'opposizione statunitense. Il leader dell'Olp è assediato a Ramallah, ma ha parlato alla popolazione che lo sostiene. Contrari all'espulsione Chirac, Mubarak e Peres. Powell avvia le consultazioni internazionali sulla questione

"Nessuno mi caccerà. Possono uccidermi con le loro bombe, ma non me ne andrò". Con queste parole, il leader palestinese Yasser Arafat respinge la minaccia di un'espulsione dai Territori, decisa - per ora solo "in linea di principio" - dal governo israeliano.
L'attuazione del provvedimento - venuto fuori da un vertice di sicurezza convocato ieri dal premier israeliano Ariel Sharon, dopo gli ultimi sanguinosi attentati dei kamikaze palestinesi - è rinviata. Sharon, infatti, ha dovuto incassare l'opposizione degli Usa, che una volta appresa la notizia hanno sostenuto l'inutilità dell'espulsione di Arafat, al fine di migliorare la situazione israelo- palestinese.
Ma Sharon non la pensa così. Per Israele, Arafat "è un ostacolo alla pace e deve essere rimosso con tempi e modalità che verranno decisi in seguito". In realtà, sembra che un piano militare per condurre il leader dell'Olp immediatamente in esilio sia già pronto. Adesso Sharon aspetta il momento più opportuno per metterlo in pratica.
La risposta di Arafat arriva nella serata di ieri. Dal suo quartier generale a Ramallah, il palazzo della Muqata, il leader palestinese lancia strali contro il governo di Israele e si dice pronto ad una resistenza ad oltranza. La sua apparizione avviene davanti a un migliaio di palestinesi, giunti alla Muqata per manifestare solidarietà al proprio leader. Altri raduni di protesta si sono verificati nella Striscia di Gaza.
La situazione di Arafat, però, è sin d'ora quella di un uomo in trappola. Ieri mattina soldati di una unità scelta dell' esercito israeliano sono tornati a mettere sotto tiro l'anziano rais, occupando la sede del ministero della Cultura a Ramallah (Cisgiordania), subito a sud della Muqata. Dal tetto dell'edificio occupato, i soldati hanno modo di controllare l'interno della Muqata e fonti militari israeliane dichiarano che si tratta di "un segnale e un messaggio" per Arafat. I palestinesi, ricordando quanto avvenuto esattamente un anno fa, temono un nuovo assedio alla Muqata e al loro presidente. Solo che stavolta gli israeliani punterebbero al totale isolamento di Arafat. L'intento sarebbe quello di stremarlo privandolo di acqua, elettricità e ogni possibilità di comunicazione, e creare così le condizioni perché cambi politica, sul terrorismo e i negoziati di pace.
Dalla comunità internazionale, diverse le voci contrarie alla paventata espulsione di Arafat dai Territori occupati. Per Chirac "sarebbe un grave errore eliminare politicamente Arafat". Il presidente egiziano Mubarak, ieri in visita a Roma, al termine del suo incontro con Silvio Berlusconi ha dichiarato: "L'espulsione di Arafat sarebbe un errore madornale. La road map è l’unica soluzione". Critico anche l'ex premier israeliano Shimon Peres: "Fuori dalla Muqata - dice - Arafat sarà più nocivo di quanto non lo sia adesso".
La Casa Bianca resta cauta. Il leader dell'Olp è "parte del problema”, secondo l'amministrazione Bush, ma espellerlo servirebbe solo a peggiorare il problema. Intanto, il segretario di stato Colin Powell telefona ai colleghi egiziano, spagnolo e tedesco per scambiare impressioni sulle reali intenzioni di Israele. Powell proseguirà le consultazioni nelle prossime ore e durante la missione a Ginevra, dove, sabato, deve incontrare i colleghi di Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, oltre al segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, per negoziare una risoluzione sull'Iraq. Ma certo si parlerà anche di Medio Oriente.
Fabio Giacalone
rev mame/cave

(12 settembre 2003)

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