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Mafia e politica, lungo interrogatorio per Miceli
Oltre due ore davanti ai pm Nino Di Matteo e Gaetano Paci al carcere Pagliarelli ieri per l'ex assessore comunale: i suoi legali si oppongono al rigetto dell'istanza di scarcerazione. Annullate le misure cautelari per Salvatore Aragona, altro arrestato nell'inchiesta su mafia e politica, che
resta in carcere per una condanna precedente. Martedì prossimo interrogatorio del Ds Crisafulli, ex vice presidente dell'Ars

L'ex assessore comunale Domenico Miceli è stato sottoposto ieri ad oltre due ore di interrogatorio, nel carcere palermitano di Pagliarelli. Miceli, finito in manette nell'ambito dell'inchiesta su mafia e politica che ha investito nomi eccellenti delle amministrazioni siciliane - non ultimo il presidente della Regione Salvatore Cuffaro -, è agli arresti dal 26 giugno scorso. Accusato di concorso in associazione mafiosa, Miceli ha risposto alle domande dei pm Nino Di Matteo e Gaetano Paci ed è stato difeso , anche nel corso di questo interrogatorio, dagli avvocati Francesco Crescimanno e Ninni Reina, che lo avevano assistito nelle quattro precedenti occasioni di confronto con i magistrati. Gli atti dell'interrogatorio sono stati posti sotto segreto istruttorio dalla Procura di Palermo.
Sempre ieri, i difensori di Miceli hanno depositato in Cassazione il ricorso contro la sentenza del tribunale del riesame che, a luglio, ha rigettato l' istanza di scarcerazione del loro assistito.
Nell'occasione, il tribunale del riesame aveva ritenuto valide le accuse formulate dalla Procura palermitana, che aveva prodotto a sostegno una serie di intercettazioni ambientali e documenti sequestrati nello studio di Miceli. I giudici del riesame avevano motivato la loro decisione, definendo il ruolo ricoperto da Domenico Miceli "sì esterno all' associazione mafiosa, ma essenziale, ineliminabile ed insostituibile per il sodalizio, giacchè indipendentemente dall' investitura politica, l'ex assessore costituiva il sicuro referente esterno dell'organizzazione".
La possibilità di uscire dal carcere è stata, invece, accordata a Salvatore Aragona,
cognato del boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. Il gip Giacomo Montalbano ha annullato le esigenze cautelari per il medico, arrestato lo scorso mese di giugno nell'ambito della stassa inchiesta che ha portato in carcere Miceli. Con lui erano finiti in manette anche Vincenzo Greco e Francesco Buscemi, un tempo segretario particolare del sindaco di Palermo, Vito Ciancimino nonché componente del comitato di gestione della Usl 58. Il provvedimento del gip e' giunto su richiesta dei legali di Aragona. L'imputato, tuttavia, resta in carcere perché sta scontando una condanna definitiva a 5 anni di reclusione per aver favorito il boss Giovanni Brusca. Il ruolo ricoperto da Salvatore Aragona, nell'ambito dei legami fra politici regionali e associazione mafiosa, sarebbe stato - secondo i magistrati - quello di "sostenere la candidatura di Domenico Miceli nella lista del Cdu per le elezioni regionali 2001, in cambio della promessa di quest' ultimo di impegnarsi, una volta eletto, per garantire le esigenze e gli interessi dell' organizzazione mafiosa". Insieme a Greco e Buscemi, invece, Aragona avrebbe investito il denaro del cognato, Giuseppe Guttadauro, depositandolo anche in conti correnti all' estero per evitarne la confisca.
Un altro nome eccellente della politica regionale sarà chiamato la prossima settimana sull'accusa di concorso in associazione mafiosa. Si tratta del deputato regionale diessino Vladimiro Crisafulli, che verrà interrogato, martedì prossimo a Caltanissetta, dal pm Roberto Castelli della Dda.
È stato lo stesso magistrato a decidere lo slittamento dell'interrogatorio, inizialmente fissato per domani. Crisafulli si era autosospeso dalla carica di vice presidente dell'Assemble regionale, subito dopo avere saputo dell' inchiesta a suo carico. Secondo gli investigatori, il parlamentare regionale avrebbe avuto diversi contatti, registrati dalle microspie, con l' avvocato Raffaele Bevilacqua, accusato di essere il capomafia di Enna ed arrestato il 24 luglio. Nelle loro discussioni, secondo indiscrezioni, il politico ed il legale avrebbero parlato di finanziamenti per progetti di opere pubbliche ed appoggi elettorali.
Fabio Giacalone

(10 settembre 20003)

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