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Tutte le squadre scenderanno
in campo giovedì
Serie B: presidenti e Lega verso l'accordo
Oggi assemblea a Milano. I club ribelli chiedono sei promozioni,
ma sono disposti a trattare. Imprescindibile, invece, l'annullamento della
giornata di domenica. Il presidente della Lega Galliani: "Da parte
nostra nessuna rigidità, ma occorre trovare una soluzione nel rispetto
delle regole"
Riparte
forse giovedì la serie B. I presidenti delle squadre cadette si
riuniscono questa mattina in Lega per cercare di raggiungere - se possibile
- un compromesso, che consenta di scendere in campo. La controparte da
convincere è rappresentata proprio dal presidente della Lega calcio,
Adriano Galliani.
"Siamo vicinissimi all'accordo - hanno dichiarato ieri pomeriggio
i presidenti, al termine di una riunione informale - Oltre alle sei promozioni
in serie A chiediamo, però, di poter giocare le partite saltate
ieri. Questa è una condizione imprescindibile". Il primo commento
di Galliani a queste dichiarazioni è apparso conciliante: "Da
parte nostra non c'è assolutamente alcuna rigidità, semmai
la massima disponibilità a trovare una soluzione nel rispetto delle
regole".
L'intenzione di chiudere una crisi deleteria per il calcio è evidente.
I presidenti si dicono disposti anche ad accettare solo cinque promozioni
dirette e tre retrocessioni dalla A. In questo caso, però, deve
essere data possibilità alla sesta squadra della serie B di spareggiare
con la quarta di A, prossima alla retrocessione. Il punto su cui non si
intende discutere, invece, è l'annullamento della seconda giornata,
disputata domenica sera solo da quattro formazioni (Napoli, Como, Catania
e Cagliari).
"Il fatto di essere qui dimostra la nostra grande volontá
negoziale - ha spiegato il presidente del Torino, Attilio Romero, in conferenza
stampa al termine della riunione - e la voglia di giocare. Il punto focale
adesso è ottenere le sei promozioni in A e di poter giocare le
partite della seconda giornata saltate ieri. Se la Lega l'accetterá
siamo pronti a scendere in campo".
L'ipotesi di annullare l'anomala giornata di domenica viene rafforzata
dal fatto che "chi non ha giocato è convinto che la giornata
di campionato di fatto non si sia disputata e quindi non sia valida -
ha detto Rinaldo Sagramola, direttore generale del Vicenza". Inoltre,
alcuni club che hanno ottenuto la vittoria a tavolino hanno rifiutato
- è il caso del Messina, del Genoa e della Fiorentina - i tre punti
non conquistati sul campo.
I presidenti hanno individuato nella Lega e in Galliani la loro controparte.
Ma il richiamo dello stesso Galliani a rimanere all'interno delle regole
potrebbe celare una certa intransigenza sulla validità della giornata
disputata. D'altronde lo stesso presidente di Lega aveva dichiarato, domenica
sera, che la serie B poteva dirsi "ufficialmente partita".
La crisi non si può dire quindi risolta, ma i segnali di un avvicinamento
tra le posizioni dei club dissidenti e i vertici della Lega sono chiari.
Una situazione decisamente migliore rispetto a quella della mattinata
di ieri, quando nessuno sembrava voler invertire la rotta e si paventava
un nuovo blocco per giovedì e domenica. In particolare, Ivan Ruggeri,
presidente dell'Atalanta, dichiarava: "Per noi il campionato non
è affatto partito perché c'è stata una votazione
sovrana, e se non valgono le delibere di Lega andiamo tutti a casa. Il
format del campionato? È stato imposto alla B e noi non lo abbiamo
mai accettato. Io non credo che giovedì si giocherà. Per
contrastare le nostre richieste, hanno armato la serie A. Vuol dire che
il presidente di Lega non sa gestire la situazione".
Fabio Giacalone
rev damo/cave
(9 settembre 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
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