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Tasse e pensioni, nessun ritocco in Finanziaria
Tremonti: "Le
riforme devono guardare al 2008"
Al Workshop di Cernobbio, il ministro del Tesoro lancia le linee
guida della manovra. Niente tagli alle imposte: "Non servono, gli italiani
non spendono". Patto di stabilità più flessibile: "Va
considerata la spesa per il cambiamento". Fini: "Non useremo le
pensioni per fare cassa". Ma Confindustria è scettica sull'efficacia
degli incentivi
Nessun taglio alle tasse e niente ritocchi
alle pensioni nella prossima finanziaria. Lo ha confermato ieri il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, nel corso del suo intervento al Workshop
Ambrosetti di Cernobbio.
La nuova manovra conterrà misure per il rilancio dell' economia
e della fiducia delle persone. Tremonti ha annunciato che è in
arrivo una finanziaria di tipo "colbertiano", con interventi
strutturali per rilanciare l'economia.
Sul tema delle imposte, il ministro ha riconsiderato la recente strategia
di alleggerimento del carico fiscale: ''Non avrei mai pensato che alla
riduzione delle imposte non corrispondesse un aumento dei consumi. Io
ho ridotto le tasse e sono aumentati i depositi in banca". Secondo
il ministro, la gente è insicura sulla propria situazione economica
e ha paura di spendere. Occorrono, dunque, riforme strutturali che aumentino
la fiducia delle persone.
Le riforme, però, vanno realizzate cercando il consenso delle parti
sociali. "Esistono dottrine che postulano interventi scioccanti e
istantanei - sostiene Tremonti - e non considerano la componente negativa
dovuta al conflitto sociale, alla caduta della fiducia e ella domanda".
Per queste ragioni, il minsitro non intende inserire la riforma delle
pensioni all'interno della finanziaria 2003. Sui temi del welfare, non
servono interventi immediati ma un'ottica di lungo periodo. ''La strategia
su cui ragionare per le pensioni - ripete Tremonti - deve guardare al
2008, quando per l'Italia inizieranno i problemi specifici". Il ministro
ricorda che in Francia e Germania le riforme non entrano subito in vigore
ma avranno impatto dal 2011 e dal 2020.
Conferme alle argomentazioni di Tremonti sulle pensioni, sono giunte ieri
dal vicepremier. Fini ha assicurato che "il Governo non utilizzerà
la riforma previdenziale per fare cassa e la discuterà con le parti
sociali che non siano prevenute".
Altro argomento toccato da Tremonti è stato il patto europeo di
stabilità. È importante, per il ministro, che il patto tenga
conto dei maggiori deficit necessari per fare riforme strutturali, piuttosto
che interventi una tantum. "Quando un paese fa il deficit più
alto di un punto - spiega - non lo fa per il sostegno all'economia, perchè
servirebbe molto di più, ma lo fa per realizzare riforme condivisibili
da tutte le parti sociali. Non certo per alimentare il deficit".
Sulla possibilità di modificare il patto di stabilità, uno
spiraglio è stato aperto dal commissario europeo alla Concorrenza,
Mario Monti, presente anche lui a Cernobbio. Monti ha però sottolineato
che "se alcuni Paesi hanno difficoltà nella sua applicazione
ora, non è certo il momento più adatto per rivederlo".
Il meeting di Cernobbio è stato occasione d'intervento per altri
esponenti del mondo istituzionale ed economico.
Sugli obiettivi della finanziaria, il ministro dell'Istruzione, Letizia
Moratti, ha sottolineato l'esigenza di triplicare i fondi da destinare
a giovani e famiglie, per il diritto allo studio. Occorre raggiungere
la media europea. "Noi spendiamo il 3,7% del Pil al sostegno della
famiglia dell'infanzia e della gioventu' - ha detto la Moratti - contro
una media dell'Unione Europea che è dell' 8,5".
Sulle pensioni, il ministro delle Attività produttive, Antonio
Marzano, ha riconosciuto "opportuna la riforma" e ha indicato
come prioritaria ''la massimizzazione degli incentivi". Rivolgendosi
ai sindacati, ha aggiunto: "Aspettate e non date un giudizio negativo
prima di conoscere i contenuti".
Dure critiche al progetto di riforma fatto trasparire dal governo, giungono
invece da Confindustria. Il direttore generale Stefano Parisi, in un'intervista
a Repubblica, si è detto convinto che "sull'anzianità
avremo un effetto boomerang". "Gli incentivi voluti da Tremonti
e Marzano - sostiene Parisi - sono insufficienti a motivare la permanenza
in servizio dei lavoratori. Così i ritiri anticipati dal lavoro
cresceranno invece di diminuire".
Secondo Confindustria, l'aumento delle buste paga dovrebbe consistere
del 50% dello stipendio e non del preventivato 33%. Il presidente D'Amato,
a nche lui a Cernobbio, ha accusato il governo di essere ostaggio della
Lega Nord per quanto riguarda la politica pensionistica.
Critiche subito respinte al mittente dal ministro del Welfare, Roberto
Maroni: "Questo governo non è ostaggio di nessuno. Semplicemente
non attuiamo provvedimenti che servono a spostare soldi dalle pensioni
alle imprese magari sotto forma di assistenzialismo". Maroni ha concluso:
"Sono sorpreso dalle dichiarazioni di D'Amato, che deve invece riconoscere
a questo governo di aver fatto un'importantissima riforma, quella del
mercato del lavoro".
Chiaro il riferimento all'art.18. Ma per Cesare Romiti su quel provvedimento
c'è stata "un'eccessiva perdita di tempo". "Ora
- conclude - bisogna concentrarsi sulle riforme strutturali, non ultima
quella delle pensioni".
Fabi Giacalone
(8 settembre 2003)
rev
sage
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