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Ersu

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Addio Opera universitaria, adesso c'è l'Ersu
La legge regionale del 25 novembre 2002 ha soppresso le opere universitarie e istituito gli enti per il diritto allo studio universitario (Ersu), allineando così la Sicilia alle altre regione italiane. L'isola era infatti l'unica a non avere una legge per il diritto allo studio
. Ma la normativa secondo il direttore dell'Ersu, Aldo De Franchis (nella foto) presenta un'anomalia

"I capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi".
E' questo uno dei diritti essenziali su cui si fonda lo Stato italiano. In Sicilia, mancava fino a quasi un anno fa una normativa che desse pieno riconoscimento al dettato costituzionale dell'art. 34. Ma una legge regionale, approvata il 25 novembre del 2002, ha finalmente colmato il vuoto legislativo. E' il cambiamento più evidente, per non dire epocale, è quello che ha soppresso le Opere universitarie. Ma si tranquillizzi chi teme la perdita dei tanto amati benefici che in passato l'ente ha assegnato, l'ente ha solo cambiato nome. Gli interventi per l'attuazione del diritto allo studio universitario in Sicilia hanno portato, infatti, all'istituzione degli Ersu, acronimo di Ente regionale per il diritto allo studio universitario, allineandosi così agli enti delle altre regioni italiane. Nome nuovo dunque. Ma cosa cambia in concreto per gli studenti? Quali novità introduce la normativa regionale in relazione alla struttura dell'ente?
"La riforma delle Opere universitarie - spiega Aldo De Franchis, direttore dal 1997 dell'ex-Opera, ora Ersu Palermo - si colloca tra gli interventi per l'attuazione del diritto allo studio universitario in Sicilia, che prima dell'approvazione della legge 20 del 25/11/2002 era l'unica regione italiana a non avere una normativa sul diritto allo studio. Una mancanza - aggiunge - che si andava a riflettere sulla possibilità di raggiungere degli obiettivi senza che a monte una legge li definisse, stabilendo i mezzi e le risorse necessarie, nonché le tipologie d'intervento".
Adesso un quadro normativo definisce la materia. Ma cambierà qualcosa nella tipologia dei servizi offerti? L'articolo 3 della legge prevede tra l'altro facilitazioni nell'utilizzo dei mezzi di trasporto, prestiti d'onore e assistenza sanitaria all'interno dell'ateneo. E in più si parla anche del rapporto con le associazioni studentesche. In particolare possono instaurarsi attività di cooperazione e convenzioni per la gestione dei servizi. Il direttore dell'Ersu ci spiega che le tipologie dei servizi esistenti verranno rafforzate e si punterà anche a una maggiore collaborazione con le strutture universitarie e gli altri Enti d'istruzione superiore, come il conservatorio e le accademie.
Addentrandoci negli aspetti più tecnici riguardanti l'assetto amministrativo dell'ente, il direttore De Franchis solleva però una questione: accanto al presidente, al Consiglio d'amministrazione e al direttore, la normativa
istituisce la Commissione regionale per il diritto allo studio universitario (articolo 6), organo consultivo dell'Assessore Beni culturali, ambientali e per la pubblica istruzione, che deve assicurare il coordinamento tra gli interventi di competenza regionale e quelli di competenza dell'Università, ma soprattutto stabilire e migliorare gli interventi stessi. "Tra i suoi membri però - sottolinea De Franchis - non figurano i direttori dei tre Ersu dell'isola. Mi auguro - continua - che questa anomalia venga sanata, perchè è il direttore a gestire materialmente l'ente e a interagire con gli studenti stessi, è colui che meglio conosce i loro problemi ed è assurdo che non sia stata prevista la sua presenza all'interno di questo consiglio regionale".
La legge introduce il Collegio dei revisori dei conti, che ha il compito di segnalare eventuali vizi di legittimità degli atti e di avanzare osservazioni di merito. Muta anche la composizione del Cda. Tra le novità, anche le Scuole di specializzazione, le accademie, i conservatori e i corsi di specializzazione e di perfezionamento avranno un rappresentante degli studenti che si aggiunge ai tre universitari, i quali però non devono trovarsi oltre il secondo fuori corso dalla data di prima immatricolazione. In più due rappresentanti della Regione designati dal Presidente su proposta dell'assessore ai Beni culturali, ambientali e per la pubblica istruzione. Infine, presidente e direttore restano in carica rispettivamente tre e cinque anni. Nominato dalla giunta il primo, viene invece assunto attraverso pubblico concorso, il secondo. Gli organi attuali resteranno in carica fino alla nomina dei nuovi.
Elisa Pizzillo
rev cave

(4 settembre 2003)

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