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Fisica, otto posti per il dottorato di ricerca
Inserire lo studente nel mondo della ricerca e favorire il confronto con la comunità scientifica internazionale gli obiettivi formativi del corso triennale. Ricerca di base, formazione didattica di alto profilo, collaborazioni con progetti di ricerca internazionali compongono l'attività degli studenti. Parla il coordinatore Natale Robba

Quest'anno le porte della ricerca universitaria si apriranno per otto giovani laureati in Fisica. Il dottorato di ricerca istituito al dipartimento di Scienze fisiche ed astronomiche dell'Università bandisce, infatti, quattro posti con borsa e quattro senza.
Inserire lo studente nel mondo della ricerca e fornire strumenti adeguati al confronto con la comunità scientifica internazionale sono gli obiettivi formativi del dottorato, giunto al diciottesimo ciclo di corsi.
"Il dottorato di ricerca - spiega il coordinatore Natale Robba, docente di Fisica cosmica del dipartimento - è la continuazione del percorso che l'allievo inizia con la preparazione della tesi di laurea".
Una commissione, composta da tre docenti, valuta l'accesso dello studente. L'ammissione è vincolata al numero di posti disponibili ogni anno. Questi dipendono dai fondi che università, ministero, Comunità europea e altri enti - pubblici o privati - mettono a disposizione. "Quest'anno - conferma Robba - disponiamo di 4 posti con borsa (3 pagate dall'Università e una dall'Istituto nazionale di fisica della materia) e 4 attualmente senza borsa, che speriamo possano essere in parte coperti dai fondi europei".
Dopo l'ammissione, lo studente presenta il suo piano di ricerca al collegio dei docenti, composto da professori e ricercatori del dipartimento. Il collegio valuta la coerenza del progetto, rispetto alle 4 linee di ricerca in cui è articolato il dottorato: Astrofisica, Fisica dei biosistemi, Fisica teorica e Fisica della materia. Quindi, nomina un tutor per seguire l'allievo durante i tre anni di dottorato. "Il tutor - spiega Robba - è, per quanti si sono laureati a Palermo, il docente che ha fatto da relatore della tesi. Da un lato, questo favorisce la continuità fra l'esperienza maturata dallo studente e il lavoro di ricerca che si appresta a svolgere. Dall'altro, rinsalda il rapporto di collaborazione fra l'allievo e il docente che lo ha seguito durante la sua crescita culturale e nell'attività di ricerca".
Il dottorato in Fisica realizza prevalentemente ricerca di base. "Le applicazioni - conferma Robba - non sono il nostro obiettivo primario. Pur tuttavia, eventuali ricadute secondarie o indirette dei nostri progetti, nel campo della ricerca medica o industriale, non vengono trascurate."
Attualmente il dottorato sta svolgendo ricerche nel campo della biofisica con interessanti risvolti per l'industria cosmetica; ricerche sulle proprietà dei materiali amorfi ed i superconduttori di alta temperatura, che investono il campo delle telecomunicazioni; studi di astrofisica legati a grossi progetti internazionali, che prevedono líutilizzo e la partecipazione allo sviluppo di telescopi e satelliti.
Insieme con l'attività di laboratorio, il dottorato di ricerca realizza la formazione di alto profilo dei suoi allievi.
L'attività didattica è articolata in quattro corsi. Due di questi sono ad indirizzo generale e sono comuni a tutti gli allievi: "Si tratta di formazione di base - spiega Robba - non strettamente legata ai contenuti dei progetti di ricerca seguiti dai ragazzi".
Gli altri due, invece, sono corsi specialistici, scelti in base al curriculum di ciascun allievo: "Almeno uno di questi - sottolinea il coordinatore - può essere seguito presso altre università, italiane o straniere, secondo il filone di ricerca".
Ciascuno dei quattro corsi è svolto sotto forma di lezione o seminario, ha una durata di circa trenta ore e si conclude con una relazione scritta ed un seminario tenuto dall'allievo su uno degli argomenti affrontati. "Lo scopo del seminario - puntualizza Robba - è quello di abituare lo studente all'atmosfera dei congressi scientifici, dove esporre pubblicamente i risultati della propria ricerca."
Gli studenti sono chiamati a seguire due scuole nazionali o internazionali specifiche dell'area di ricerca scelta. "Queste scuole - dice il coordinatore - prevedono la presenza di docenti esterni e sono realizzate in sedi spesso abbastanza piacevoli. La loro durata è di 1 o 2 settimane e al termine lo studente è tenuto a relazionare con un seminario."
Infine, i dottorandi seguono i seminari che si svolgono in dipartimento.
"Un'esperienza fondamentale per i nostri allievi - spiega il docente - è rappresentata dai soggiorni presso centri di ricerca esteri ( statunitensi, inglesi, tedeschi e finlandesi), con cui il dipartimento di Fisica ha avviato collaborazioni."
Durante il triennio, gli studenti devono condurre un'attività di ricerca meritevole di pubblicazione, su riviste scientifiche nazionali ed estere.
Questo avviene a partire dal secondo anno di corso, quando emergono i primi risultati. Al terzo anno si tirano le conclusioni. Il primo anno di dottorato, invece, ha carattere introduttivo.
Al termine di ogni anno, i dottorandi sono valutati sulla base di una relazione scritta, di un seminario della durata di 50 minuti e della presentazione fatta dal tutor. Allo scadere del terzo anno, invece, lo studente prepara una tesi sulla base dellíattivitý e dei risultati del triennio. Questa tesi, redatta in inglese, può essere ritardata solo per un anno e viene presentata ad una commissione composta da docenti di più atenei.
"Finito il dottorato - conclude Robba - il 90 % degli studenti rimane inserito nella ricerca, in enti nazionali (come il Cnr o gli osservatori astronomici), internazionali (come l'Ente spaziale europeo) o esteri (nelle università o enti di ricerca stranieri)."
Restano pochi, invece, i posti messi a concorso dall'Università italiana: "Questo conferma - dice il coordinatore del dottorato - la graduale riduzione delle risorse nazionali destinate alla ricerca, soprattutto universitaria."
Fabio Giacalone

(10 settembre 2003)

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