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Sicilia

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Il sequestro questa notte nel Canale di Sicilia
Motopesca mazarese fermato da guardacosta tunisini

Il Giasone, motopesca iscritto al compartimento marittimo di Mazara del Vallo, è stato bloccato a 60 miglia a sud di Lampedusa, in acque internazionali. Allertata la Capitaneria di porto di Roma. Da Palermo giunge la conferma del fermo. Imbarcazione ed equipaggio condotti probabilmente a Sfax, saranno multati

La guardia costiera tunisina ha sequestrato la scorsa notte un motopeshereccio mazarese, il Giasone. Il natante iscritto al compartimento marittimo di Mazara del Vallo è stato bloccato nel Canale di Sicilia da un'unità militare dello stato nord-africano. Lo stesso equipaggio dell'imbarcazione ha lanciato l'allarme. Sulla base dei dati raccolti, al momento del sequestro il Giasone si trovava a circa 60 miglia a sud di Lampedusa, ormai sconfinato in acque internazionali.
Il segnale lanciato dal sistema satellitare del motopesca ha raggiunto il centro operativo della Capitaneria di porto di Roma, che ha subito contattato altri pescherecci mazaresi, impegnati in battute di pesca nella zona. Dell'allarme lanciato dal Giasone è stata data comunicazione anche ad una nave della marina militare in servizio di pattugliamento nel Canale di Sicilia, al fine di avviare le operazioni di un eventuale soccorso.
Ma a quel punto il motopesca mazarese era già stato sottoposto al fermo da parte dell'autorità marittima tunisina. Così ogni tentativo di raggiungerlo è stato interrotto.
Il Giasone, con ogni probabilità, è stato preso a rimorchio dalla motovedetta tunisina e condotto verso il porto di Sfax.
Dalla Capitaneria di porto di Palermo viene data conferma del fermo effettuato ai danni del Giasone. Il sistema attraverso il quale il suo equipaggio ha lanciato l'Sos è il cosiddetto Blu box, un segnale satellitare che indica anche la posizione del natante. Nel momento in cui il puntino che sul radar segnala l'imbarcazione è diventato rosso, per i militari italiani è scattato l'allarme, immediatamente rientrato per via dell'effettuato sequestro. Adesso, spiegano dalla Capitaneria, equipaggio e imbarcazione sono soggetti al giudizio dell'autorità tunisina, che con molta probabilità imporrà il pagamento di un'ammenda per consentire il rilascio.
Fabio Giacalone

(27 agosto 2003)

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