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Cultura e spettacolo

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Reality-show: dalle origini ad oggi
Dalla ‘Tv verità’ a “The bachelor”, passando per “Il grande fratello” e per altri reality che negli anni hanno tenuto incollati al video milioni e milioni di persone. La storia del format secondo Gianna Cappello, docente di Storia della radio e della televisione

Diventato uno dei format più diffusi nelle televisioni di tutto il mondo, il reality continua la sua evoluzione. Da “Il grande fratello” a “Operazione trionfo” e “Saranno famosi” fino ai nuovi modelli proposti al grande pubblico durante l’estate. “Diario”, condotto da Marco Liorni su Italiauno, “Adesso sposami” con Antonella Clerici e andato in onda su Raiuno, e infine “The bachelor”, il noto programma arrivato in Italia, dove lo ha condotto Cristina Parodi, direttamente dagli Stati Uniti, dove a dire il vero ha avuto più fortuna che da noi.
Criticati, attaccati, ma seguitissimi, i reality sono ormai onnipresenti nella nostra televisione e continuano a fare incetta d’ascolti. Ma come sono arrivati al successo? Da che tipo di programmi hanno avuto origine? Ne abbiamo parlato con Gianna Cappello che insegna Storia della radio e della televisione presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo. “L’antenato del reality-show, usando un termine tutto italiano, è la ‘Tv verità’ - spiega la professoressa -. Emblematico è il caso di ‘Un giorno in pretura’ e di altri esperimenti che negli anni ’80 sono partiti da Raitre, come ‘Telefono giallo’ o ‘Chi l’ha visto’, in particolare durante la direzione della rete da parte di Angelo Guglielmi e quella del Tg di Alessandro Curzi. I reality hanno avuto origine da questi grandi esempi di tv di servizio che avevano, fra i loro pregi, quello di voler rappresentare la realtà con la realtà”. Anche in questo caso, secondo Cappello, si era nel campo della fiction, nel senso di rappresentazione, già per il solo fatto di usare una telecamera che comunque comporta una costruzione della realtà. Forte però era in queste trasmissioni l’intento di dare un servizio. “ A loro volta alcuni dei programmi prima citati e quindi anche certi tipi di reality, sono ricollegabili a ‘Portobello’, il programma di Enzo Tortora che ha fatto scuola e che è stato definito il padre di tutti i format”. Portobello, che debuttò alla fine degli anni ’70 in Rai, conteneva al suo interno numerose e diversificate rubriche: lo spazio per gli inventori, i tentativi di rintracciare persone di cui non si hanno notizie da tempo, la ricerca dell’amore.
“Con il passare degli anni e il diffondersi di questa tendenza, si è finito per privilegiare l’intrattenimento a discapito del servizio e dell’informazione” aggiunge la professoressa Cappello. Un chiaro esempio di questo processo è la ‘Tv dell’intimità’, a cominciare da ‘Amici, capostipite di questa serie di programmi. E dal genere dell’infotainment, riferito a tutti quei programmi che stanno a metà fra informazione e intrattenimento come “La vita in diretta”, si è passato negli ultimi anni all’emotainment, proprio prendendo spunto da quelle trasmissioni costruite sull’impatto emotivo che hanno sul pubblico a casa. E il cambiamento non ha di certo giovato alla qualità dell’offerta televisiva, sia pubblica che privata. “Quei linguaggi e quelle grammatiche televisive nate con la ‘Tv verità’, - conclude Gianna Cappello - nei reality di oggi purtroppo sono andate perse”. Lasciando sempre più spazio all’enfatizzazzione attraverso le telecamere e gli altri mezzi televisivi, dei racconti e delle lacrime delle numerosissime persone che vanno in tv a parlare della propria intimità davanti a milioni di italiani.
Monica Mansueto

(26 agosto 2003)

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