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I grandi temi - Inchieste

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Niente calcio, siamo italiani
La situazione del calcio italiano è sempre più in bilico, tormentata da scandali e problemi in serie durante questa caldissima estate. A meno di una settimana dall'inizio dei campionati, non si sa ancora se, quando e chi giocherà in quale torneo. Tra caso Catania e false fideiussioni, una panoramica degli avvenimenti più controversi del pallone in Italia

Il torneo di Serie B 2002/2003 rischia di passare alla storia come il campionato inutile, seppelliti i verdetti del campo dai pronunciamenti dei Tar regionali. E, per la disperazione dei tifosi, la stagione 2003/2004 appare più in bilico che mai.
Una B a 24 squadre è stata davvero la classica goccia: per una volta tutti i presidenti coinvolti hanno fatto fronte comune, impedendo che si disputasse la Coppa Italia e, intenzionati ad andare avanti fino alla fine, hanno ritardato l'inizio di un campionato che, se lasciato com'è, si preannuncia comunque massacrante: con 46 partite da giocare.
Le soluzioni che si prospettano sono destinate comunque a lasciare scontento qualcuno: B con 21 squadre, B a 22 ed A con 20, B a 20 col Catania in C1 sono palliativi per una situazione portata al limite ed esplosa infine in tutte le sue sfaccettature.
Non si può dire con esattezza quando sia cominciato ad emergere il "marcio" del calcio. Facile sarebbe indicare il caso Catania come avvio di tutto, ma il ricorso ai Tar da parte degli Etnei non ha collegamenti, almeno in apparenza, con lo scandalo delle false fideiussioni presentate da importanti squadre di Serie A e B.
A tutto ciò vanno aggiunti l'annoso problema dei diritti tv, che già l'anno scorso portò alla clamorosa partenza ritardata, l'intervento governativo che sancisce per decreto la composizione dei tornei, lo scontro ai vertici istituzionali del calcio tra accuse di conflitto d'interessi, attaccamento eccessivo alla poltrona, incompetenza e malafede, con il commissariamento ipotesi sempre ventilata ma concretamente mai prospettata sul serio. Anche se, alla fine, tutte le cause si sono rivelate collegate tra loro per proseguire in ciò che contava davvero: la composizione dei campionati.
L'ultima beffa è quella del nuovo Totocalcio, che lo Stato ha cercato di rianimare in ogni modo, e che da questa situazione esce con una credibilità distrutta: sogni per una vita di fare tredici (o "tredicissimo") e quando ci riesci prendi due euro.
Il caso Catania è stata la battaglia legale dell'estate. Dopo quattro mesi di sentenze e controsentenze da parte di Tar, Consiglio di Stato e organi di giustizia sportiva, è stata premiata la perseveranza della famiglia Gaucci, riaccolta di diritto tra i cadetti. Ma sono state molte le squadre a presentare ricorso, nella speranza di evitare la retrocessione subita in primavera. Alcuni, come il presidente dell'Atalanta, Ruggeri, sono rimasti delusi ma non demordono. C'è chi ha sperato nello scandalo delle false fideiussioni per prendere il posto delle squadre incriminate.
Alla fine, anche se indirettamente, la Fiorentina (riammessa in B per "meriti sportivi e territoriali") ha consumato la sua vendetta, unica squadra di livello a pagare l'anno scorso con la radiazione i bilanci disastrati e truccati, tra le moltissime altre società nelle stesse condizioni.
Le fideiussioni presentate da Roma, Napoli, Spal e Cosenza, firmate dalla piccola finanziaria Sbc ma senza reale copertura economica, hanno coinvolto alla fine anche la Covisoc, la società che vigila sui bilanci delle squadre (in pratica la Consob del calcio). A essere risparmiati sono stati proprio i club, che anzi si sono dichiarati parte lesa. Unica situazione in bilico è ancora quella del Cosenza, che allo stato attuale non potrebbe comunque aspirare a giocare più in alto che in C1.
Domenica, salvo anticipi e posticipi, cominciano i campionati. Con ogni probabilità la B verrà rinviata, ma la A non dorme ancora sogni tranquilli, visto che alcuni club della massima serie hanno appoggiato la battaglia delle "piccole".
Le prossime riunioni della Lega, sempre che non portino allo scisma definitivo, potrebbero sancire la clamorosa riconciliazione in nome di ciò che lega davvero tutte le squadre, nessuna esclusa: gli interessi economici. E' quello che si augurano i tifosi, stanchi di chiacchiere estive che non riguardino il calciomercato e desiderosi di vedere i campioni calcare i campi di gioco.
Daniele Sabatucci

rev sian

(26 agosto 2003)


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