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"Cinque anni in più per la pensione"
Berlusconi annuncia la riforma previdenziale
Per il premier occorre andare in pensione più tardi:"Porrò delle condizioni fortissime". Secondo La Russa è impensabile una riforma in 15 giorni. Dalla Lega, Calderoli invita a non affollare l'agenda del governo. Il segretario della Cisl, Pezzotta, parla d'inutili esigenze riformiste

Innalzare di cinque anni l'età pensionabile. È questa la novità più vistosa che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi vuole introdurre con la riforma del sistema pensionistico nazionale. Il premier ha parlato del tema pensioni in un'intervista al quotidiano Libero, definendo quali punti meritano l'intervento del Governo.
"In Italia - sostiene Berlusconi - si smette di lavorare in media a 57 anni, mentre si vive mediamente fino a 83 anni le donne e 80 gli uomini: come si fa ad andare in pensione così giovani?" Il dato italiano, sul fronte della spesa pubblica, è preoccupante: "Ogni anno - continua il premier - si parte da un carico di 70 miliardi di vecchie lire solo di deficit pensionistico".
L'urgenza della riforma, che Berlusconi vuole realizzare entro settembre, si scontra con i freni posti dalle altre forze della maggioranza, in particolare An e Lega. Il presidente del Consiglio, però, si dice convinto di condurre gli alleati dalla sua parte, ponendo quelle delle condizioni, che lui stesso ha definito "fortissime".
Le reazioni politiche e sindacali alle dichiarazioni di Berlusconi non si sono fatte attendere. Il coordinatore nazionale di An, Ignazio La Russa, si è mostrato scettico sui tempi della riforma, ipotizzati dal premier: "Non credo - ha dichiarato - che Silvio Berlusconi possa immaginare che a settembre la Cdl risolva il problema delle pensioni in 15 giorni''.
Tuttavia, la necessità di mettere mano alle pensioni è reale e An ne è consapevole. Secondo La Russa, la riforma dovrà procedere con cautela, considerando le esigenze di tutte le parti in causa: "C'è grande necessità di coinvolgere le parti sociali e di escludere qualsiasi intervento per decreto. Ci vuole gradualità. Una cosa è certa: gli italiani possono essere sicuri che nessuno vuole mettere in discussione le pensioni già esistenti''.
Prudenza e cautela, nel trattare un tema così delicato, viene richiesta anche dalla Lega, per bocca di Roberto Calderoli: "Cerchiamo di non affollare eccesivamente l'agenda di governo e maggioranza per il mese di settembre - ha avvertito il deputato leghista". Calderoli ha quindi sottolineato che l'esecutivo ha già un argomento impegnativo da trattare alla ripresa dei lavori: le riforme di Lorenzago sulla devolution.
Dal fronte sindacale è giunto l'intervento di Savino Pezzotta. Il segretario della Cisl ha denunciato il clima di terrore che queste dichiarazioni d'intenti sulle pensioni instillano nella popolazione: "Siamo di fronte ogni giorno ad una proposta diversa. Maroni dice una cosa diversa da Berlusconi. Smettiamola. Ci stiamo facendo del male. Stiamo creando il panico''.
Poi ha aggiunto: ''Si mettano d' accordo su quale proposta. Se sono proposte che stravolgono il nostro sistema pensionistico, ci batteremo contro''. Per Pezzotta, riformare strutturalmente il sistema pensionistico italiano è una falsa esigenza. Le risorse per sanare il debito pubblico andrebbero reperite attraverso una lotta più dura all'evasione fiscale.
Fabio Giacalone

(25 agosto 2003)

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