|
|
|
|
Grandi temi
|
|
|
030807fab
I conti pazzi delle nostre società sportive
Perchè ogni anno i conti non tornano?
Lo scorso anno il caso Fiorentina e il salvataggio in extremis della
Lazio. Quest'anno la truffa della false fidejussioni e la radiazione dalla
Fip della Virtus Bologna. Cosa succede alle nostre società? Spese
folli a fronte di introiti non eccezionali sembra essere la risposta. Chi
è quotato in borsa non brilla, ma gli interessi privati intorno allo
sport crescono
Perché
le società sportive faticano a far quadrare i conti?
Arriva l'estate e il dilemma si ripresenta puntuale davanti agli occhi
di tutti. Ogni anno, in corrispondenza dell'iscrizione alla nuova stagione
nei rispettivi campionati, le nostre società sportive si rivelano
insolventi rispetto ai loro oneri finanziari. Senza distinguo fra le varie
discipline sportive, società di calcio, basket, pallavolo e quant'altro,
corrono disperate da banche e istituti finanziari allo scopo di ottenere
i prestiti e le garanzie necessarie a saldare i loro debiti e ottenere
l'agognata (sopratutto dai loro tifosi) iscrizione. Le federazioni hanno
il loro bel da fare nel tener testa a tutti questi casi d'irregolarità
e qualche volta perdono letteralmente - e giustificatamente - la pazienza,
sbattendo qualche squadra più o meno nota, storica o nuova arrivata,
fuori dall'orbe delle competizioni sportive.
Lo scorso anno clamoroso fu il caso della Fiorentina, colata a picco nella
voragine finanziaria aperta dall'imperizia del suo timoniere, Vittorio
Cecchi Gori.
Dopo quell'episodio, sembrava che il mondo dello sport avesse recepito
la lezione e tutte le società si fossero mosse per invertire la
tendenza.
Alla fine dello scorso campionato di calcio, ad esempio, si è fatto
un gran parlare del ridimensionamento degli ingaggi dei calciatori e altre
misure, volte a ridurre le spese e ottimizzare i guadagni. La Lazio, che
l'estate passata ha vissuto giornate terribili, in bilico fra il fallimento,
legato alla vecchia dirigenza Cragnotti, e la sopravvivenza, ottenuta
poi con l'intervento di una cordata d'imprenditori e finanzieri capitanata
da Luca Baraldi, è stata la prima promotrice del nuovo corso, basato
sul contenimento dei salari.
Tutto risolto e tendenza invertita? Neanche per sogno.
Al via della stagione che sta per cominciare, il calcio italiano è
sconvolto dalla truffa delle false fidejussioni bancarie. Coinvolte Roma
e Napoli, insieme a Spal e Cosenza, che avevano avuto negato dalla Figc
l'iscrizione ai nuovi campionati, causa l'eccesso di debiti.
Il basket nostrano assiste alla scomparsa di una compagine gloriosa che
ha
regalato allo pallacanestro italiana diverse soddisfazioni, la Virtus
Bologna. La società felsinea è stata radiata dalla Federazione
italiana pallacanestro (Fip), per il mancato pagamento degli arretrati
a un giocatore messo fuori rosa.
Cosa succede alle nostre società professionistiche?
Si ha l'impressione che si spenda più di quanto sia possibile.
Che si facciano proclami eccessivi, difficili poi da mantenere senza incorrere
nell'indebitamento. Si tratta solo d'imperizia o c'è un problema
di sopravvalutazione delle possibilità d'introiti ricavabili attraverso
lo sport?
Sulla crisi del calcio, ad esempio, Il Sole-24 Ore ha realizzato un'inchiesta
che mette in evidenza il rapporto tra voci di spesa e d'entrata nei bilanci
delle società. Quello che emerge è che i guadagni legati
allo spettacolo sportivo, come quelli provenienti dalla vendita dei biglietti
allo stadio, dagli abbonamenti, dal merchandising e quant'altro, coprono
solo il 30% delle spese complessive.
La speranza affidata ai contratti televisivi dipende dalla vendita sempre
maggiore di abbonamenti di pay- tv, e il mercato attualmente non sembra
vivere di particolari impennate. Poi ci sono gli sponsor, che però
occorre attrarre mediante un'immagine sempre vincente e di grande appeal.
Spesso è proprio nel tentativo di creare questo appeal che si fanno
le spese più folli. E quando l'investimento grosso viene fatto
sulle qualità di un presunto campione, che può anche disattendere
le aspettative, si comprende come il meccanismo abbia molti elementi di
precarietà.
In un intervista rilasciata a Il Sole- 24 Ore, Victor Uckmar, ex presidente
della Commissione di controllo delle società professionistiche
della Federcalcio (Co.vi.soc), ha dichiarato che quasi metà delle
società è fuori norma nel rapporto tra indebitamento e giro
d'affari.
Per avere conferma di questo, basta controllare i titoli delle società
sportive quotate in borsa.
In
Italia, alcune società calcistiche hanno fatto il loro ingresso
in borsa circa tre anni fa, convinte che il binomio fra sport e mercato
azionario sarebbe stato positivo. In realtà, il, titolo di una
società di calcio è qualcosa di troppo fluttuante per attirare
una grossa fetta di azionariato, spesso indirizzato alla ricerca della
sicurezza. Se diamo un'occhiata al listino della borsa italiana (possiamo
consultarlo proprio sul sito de Il Sole- 24 Ore), il titolo di società
calcistiche come la Roma o la Lazio è spesso in ribasso.
Si può obiettare che le due società stiano attualmente attraversando
delle fasi problematiche. Ma se andiamo a controllare il titolo di una
società sicuramente sana, la Juventus, il trend finanziario non
muta.
I problemi , peraltro, non sono solo italiani, come può mettere
in mostra un qualunque profilo dell'indice borsistico del calcio europeo
relativo all'andamento delle società quotate.
Che si possa assistere a un flop finanziario simile a quello che ha interessato
la new- economy?
Come detto le società sportive sono quotate in borsa da poco tempo.
Staremo a vedere.
Intanto, la presenza di un azionariato implica responsabilità sempre
crescenti per le società e un giro d'interessi economici privati
che vanno ben aldilà dei semplici risultati sul campo, raggiungibili
dagli atleti. Allora diventa lecito ricorrere a mezzi poco trasparenti,
come firmare false fidejussioni sfruttando il nome di piccole società
di provincia, per salvare gli affari.
Se poi controlliamo quali sono i soggetti che possiedono il grosso dei
pacchetti azionari o che entrano nel giro finanziario delle varie società,
scopriamo che si tratta di pochi grossi nomi. Capitalia, entrata nel caso
fidejussioni per salvare le società invischiate con prestiti milionari,
è un consorzio bancario composto dai più importanti istituti
di credito italiani e da alcuni colossi internazionali.
Se
andiamo a visitare il suo sito, alla pagina che illustra l'azionariato
scopriamo le partecipazioni di Toro assicurazioni (di proprietà
della famiglia Agnelli), del gruppo Mondadori (di proprietà di
Silvio Berlusconi) e della banca della Libia ( la famiglia Gheddafi possiede
il 45% della Tamoil Italia ed è sponsor e socio di minoranza della
Juventus).
Considerando che Franco Carraro, attuale presidente della Figc, è
consigliere nel cda di Capitalia, capiamo come il cerchio che si chiude
è molto stretto.
Fabio Giacalone
(7 agosto 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore
responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina
|