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I conti pazzi delle nostre società sportive
Perchè ogni anno i conti non tornano?

Lo scorso anno il caso Fiorentina e il salvataggio in extremis della Lazio. Quest'anno la truffa della false fidejussioni e la radiazione dalla Fip della Virtus Bologna. Cosa succede alle nostre società? Spese folli a fronte di introiti non eccezionali sembra essere la risposta. Chi è quotato in borsa non brilla, ma gli interessi privati intorno allo sport crescono

Perché le società sportive faticano a far quadrare i conti?
Arriva l'estate e il dilemma si ripresenta puntuale davanti agli occhi di tutti. Ogni anno, in corrispondenza dell'iscrizione alla nuova stagione nei rispettivi campionati, le nostre società sportive si rivelano insolventi rispetto ai loro oneri finanziari. Senza distinguo fra le varie discipline sportive, società di calcio, basket, pallavolo e quant'altro, corrono disperate da banche e istituti finanziari allo scopo di ottenere i prestiti e le garanzie necessarie a saldare i loro debiti e ottenere l'agognata (sopratutto dai loro tifosi) iscrizione. Le federazioni hanno il loro bel da fare nel tener testa a tutti questi casi d'irregolarità e qualche volta perdono letteralmente - e giustificatamente - la pazienza, sbattendo qualche squadra più o meno nota, storica o nuova arrivata, fuori dall'orbe delle competizioni sportive.
Lo scorso anno clamoroso fu il caso della Fiorentina, colata a picco nella voragine finanziaria aperta dall'imperizia del suo timoniere, Vittorio Cecchi Gori.
Dopo quell'episodio, sembrava che il mondo dello sport avesse recepito la lezione e tutte le società si fossero mosse per invertire la tendenza.
Alla fine dello scorso campionato di calcio, ad esempio, si è fatto un gran parlare del ridimensionamento degli ingaggi dei calciatori e altre misure, volte a ridurre le spese e ottimizzare i guadagni. La Lazio, che l'estate passata ha vissuto giornate terribili, in bilico fra il fallimento, legato alla vecchia dirigenza Cragnotti, e la sopravvivenza, ottenuta poi con l'intervento di una cordata d'imprenditori e finanzieri capitanata da Luca Baraldi, è stata la prima promotrice del nuovo corso, basato sul contenimento dei salari.
Tutto risolto e tendenza invertita? Neanche per sogno.
Al via della stagione che sta per cominciare, il calcio italiano è sconvolto dalla truffa delle false fidejussioni bancarie. Coinvolte Roma e Napoli, insieme a Spal e Cosenza, che avevano avuto negato dalla Figc l'iscrizione ai nuovi campionati, causa l'eccesso di debiti.
Il basket nostrano assiste alla scomparsa di una compagine gloriosa che ha regalato allo pallacanestro italiana diverse soddisfazioni, la Virtus Bologna. La società felsinea è stata radiata dalla Federazione italiana pallacanestro (Fip), per il mancato pagamento degli arretrati a un giocatore messo fuori rosa.
Cosa succede alle nostre società professionistiche?
Si ha l'impressione che si spenda più di quanto sia possibile. Che si facciano proclami eccessivi, difficili poi da mantenere senza incorrere nell'indebitamento. Si tratta solo d'imperizia o c'è un problema di sopravvalutazione delle possibilità d'introiti ricavabili attraverso lo sport?
Sulla crisi del calcio, ad esempio, Il Sole-24 Ore ha realizzato un'inchiesta che mette in evidenza il rapporto tra voci di spesa e d'entrata nei bilanci delle società. Quello che emerge è che i guadagni legati allo spettacolo sportivo, come quelli provenienti dalla vendita dei biglietti allo stadio, dagli abbonamenti, dal merchandising e quant'altro, coprono solo il 30% delle spese complessive.
La speranza affidata ai contratti televisivi dipende dalla vendita sempre maggiore di abbonamenti di pay- tv, e il mercato attualmente non sembra vivere di particolari impennate. Poi ci sono gli sponsor, che però occorre attrarre mediante un'immagine sempre vincente e di grande appeal.
Spesso è proprio nel tentativo di creare questo appeal che si fanno le spese più folli. E quando l'investimento grosso viene fatto sulle qualità di un presunto campione, che può anche disattendere le aspettative, si comprende come il meccanismo abbia molti elementi di precarietà.
In un intervista rilasciata a Il Sole- 24 Ore, Victor Uckmar, ex presidente della Commissione di controllo delle società professionistiche della Federcalcio (Co.vi.soc), ha dichiarato che quasi metà delle società è fuori norma nel rapporto tra indebitamento e giro d'affari.
Per avere conferma di questo, basta controllare i titoli delle società sportive quotate in borsa.
In Italia, alcune società calcistiche hanno fatto il loro ingresso in borsa circa tre anni fa, convinte che il binomio fra sport e mercato azionario sarebbe stato positivo. In realtà, il, titolo di una società di calcio è qualcosa di troppo fluttuante per attirare una grossa fetta di azionariato, spesso indirizzato alla ricerca della sicurezza. Se diamo un'occhiata al listino della borsa italiana (possiamo consultarlo proprio sul sito de Il Sole- 24 Ore), il titolo di società calcistiche come la Roma o la Lazio è spesso in ribasso.
Si può obiettare che le due società stiano attualmente attraversando delle fasi problematiche. Ma se andiamo a controllare il titolo di una società sicuramente sana, la Juventus, il trend finanziario non muta.
I problemi , peraltro, non sono solo italiani, come può mettere in mostra un qualunque profilo dell'indice borsistico del calcio europeo relativo all'andamento delle società quotate.
Che si possa assistere a un flop finanziario simile a quello che ha interessato la new- economy?
Come detto le società sportive sono quotate in borsa da poco tempo. Staremo a vedere.
Intanto, la presenza di un azionariato implica responsabilità sempre crescenti per le società e un giro d'interessi economici privati che vanno ben aldilà dei semplici risultati sul campo, raggiungibili dagli atleti. Allora diventa lecito ricorrere a mezzi poco trasparenti, come firmare false fidejussioni sfruttando il nome di piccole società di provincia, per salvare gli affari.
Se poi controlliamo quali sono i soggetti che possiedono il grosso dei pacchetti azionari o che entrano nel giro finanziario delle varie società, scopriamo che si tratta di pochi grossi nomi. Capitalia, entrata nel caso fidejussioni per salvare le società invischiate con prestiti milionari, è un consorzio bancario composto dai più importanti istituti di credito italiani e da alcuni colossi internazionali.
Se andiamo a visitare il suo sito, alla pagina che illustra l'azionariato scopriamo le partecipazioni di Toro assicurazioni (di proprietà della famiglia Agnelli), del gruppo Mondadori (di proprietà di Silvio Berlusconi) e della banca della Libia ( la famiglia Gheddafi possiede il 45% della Tamoil Italia ed è sponsor e socio di minoranza della Juventus).
Considerando che Franco Carraro, attuale presidente della Figc, è consigliere nel cda di Capitalia, capiamo come il cerchio che si chiude è molto stretto.
Fabio Giacalone

(7 agosto 2003)

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