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Agraria
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030804ermi
Italia tropicale e deserto in Sicilia? "Evitiamo
gli inutili allarmismi"
In questi mesi, caratterizzati da siccità e nubifragi, si
parla di tropicalizzazione del clima. Secondo Francesco Calabrese, docente
di Frutticoltura tropicale e subtropicale alla facoltà di Agraria,
è meglio evitare di fare previsioni a lungo termine, ma in ogni caso
ci potrà essere acqua per tutti, basta solo fare attenzione
a raccoglierla e non sprecarla"
Il
caldo anomalo di questi mesi estivi e la situazione del nord Italia, dapprima
a secco dacqua e poi sconvolto da violenti nubifragi, pongono alcuni
interrogativi sulla situazione del nostro clima. La Coldiretti ha lanciato
un allarme preciso, parlando di tendenza alla tropicalizzazione ed esaminando
gli effetti che un tale cambiamento può produrre sulle attività
agricole. Ne parliamo con Francesco Calabrese, docente di Frutticoltura
tropicale e subtropicale, presso la facoltà di Agraria. Innanzitutto
chiarisce il professore è bene precisare che il termine
tropicalizzazione viene utilizzato in maniera imprecisa e affrettata.
Per tropicale si intende una situazione climatica in cui cè
poca variazione tra le stagioni. Infatti, più andiamo verso lequatore,
più le stagioni sono costanti. Inoltre, nella maggior parte dei
casi, stagione calda non significa penuria dacqua. Anzi, in larga
parte del tropico, al grande caldo si associano grandi piogge e grande
umidità. In definitiva, spiega ancora il docente, si possono
distinguere due tipi di zone tropicali: quella appunto caratterizzata
da un clima caldo-umido e quella definita come tropico asciutto, con aree
desertiche e subdesertiche. Nel primo caso cè una grande
ricchezza dacqua, anche più di duemila millimetri di pioggia
allanno, nel secondo caso cè invece penuria, meno di
quattrocento millimetri annui.
In ogni caso, tiene a specificare il professore, dal punto di vista agricolo
si possono fare solo delle ipotesi, prendendo in considerazione leventualità
di sconvolgimenti climatici, che non sono per niente certi. Se,
come paventano i metereologi, si verrà a creare un innalzamento
di temperatura a livello mondiale, il fenomeno non deve necessariamente
essere considerato negativo, in quanto a fronte della subdesertificazione
di alcune aree, altre zone diventerebbero disponibili allagricoltura.
Certo, la Sicilia sarebbe penalizzata, ma a livello generale ci potrebbe
essere unestensione delle terre coltivabili. Ma non basta un aumento
termico nel solo nel periodo estivo, è necessario un innalzamento
generalizzato nel corso dellintero anno. E invece quello appena
trascorso è stato un inverno molto rigido. Per questo sono
molto cauto nel parlare di cambiamenti climatici continua il docente
- bisogna evitare inutili allarmismi. Tra le scienze, la metereologia
è la più imprecisa. E impossibile prevedere la temperatura
a distanza di anni o decenni. Si possono fare solo delle ipotesi.
In ogni caso, secondo Calabrese, si devono evitare visioni apocalittiche
per il futuro: Se comunque si dovesse verificare una diminuzione
della piovosità , basterebbe ricorrere a metodi semplici, come
la raccolta nei bacini, la razionalizzazione delle irrigazioni e la realizzazione
di condutture adeguate, che non facciano disperdere lacqua.
Secondo il docente, "è la politica a dovere intervenire per
utilizzare al meglio le risorse idriche, mentre la tecnica agronomica
può dire come razionalizzare al massimo lirrigazione",
sostituendo i metodi irrigui a scorrimento dispersivo con quelli a microgetto
e a goccia, il cui utilizzo è già in corso in Sicilia, in
cui il 90 per cento dellacqua viene effettivamente utilizzata, limitando
al minimo le dispersioni. Altre tecniche - conclude - sono lutilizzo
delle acque reflue e la desalinizzazione, che però comportano un
aumento dei costi di produzione.
Erminia Guastella
rev anme/cave
(4 agosto 2003)
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al n. 10 del 1/6/2001
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