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Agraria

030731mariAPagr
In Italia rischio desertificazione ancora lontano
Prima che diventasse deserto, il Sahara era un’oasi fertile. Lo stesso destino potrebbe toccare a paesi quali la Spagna, la Grecia e l’Italia, che da anni sono funestati da temperature torride. “In questi paesi parlare di desertificazione è prematuro”, assicura Angelo Di Pisa, ricercatore presso il dipartimento di Agronomia della facoltà di Agraria

Gli esperti dicono che la temperatura della Terra è salita più negli ultimi 30 anni che negli ultimi mille.
Questo spiegherebbe, almeno in parte, il clima torrido che ha caratterizzato le nostre ultime estati. Da ciò sembrerebbe derivare anche che paesi quali la Spagna, la Grecia e l’Italia stessa sono a serio rischio desertificazione.
Quanto c’è di vero in quest’affermazione lo abbiamo chiesto ad Angelo Di Pisa, ricercatore presso il Dipartimento di Agronomia della facoltà di Agraria.
“Parlare di desertificazione mi sembra un po’ eccessivo – ha subito puntualizzato Di Pisa –. Si può piuttosto parlare di una fase intermedia in cui sono sicuramente comparsi alcuni parametri, ma non in maniera continuativa. Per esempio sono cambiate le stagioni, dall’estate si passa all’inverno in maniera repentina. Talvolta però questi sintomi si attenuano e sembra di tornare alla normalità”.
Il rischio di desertificazione non è quindi un fenomeno così noto come molte informazioni delle ultime settimane avevano lasciato supporre.
Quanto, però, la siccità della nostra terra è legata all’innalzamento della temperatura?
“La siccità è determinata da una serie di concause – spiega Di Pisa – anzitutto c’è l’effetto serra, che genera un aumento della temperatura. Un’altra causa è rintracciabile nel progressivo disboscamento del pianeta”.
Gli alberi, infatti, potrebbero attenuare la situazione, ritiene il nostro esperto, ma l’uomo mostra di avere pochissimo rispetto per loro.
“Basta pensare all’uso massicciamente sconsiderato che viene fatto della carta”. Commenta con un po’ di amarezza Di Pisa.
“Sebbene la Sicilia sia indicata come “situazione limite” di terra a rischio desertificazione il rischio non è elevatissimo”, sottolinea Angelo Di Pisa. Tuttavia, occorrerebbe sempre tenere in considerazione il vecchio adagio secondo cui prevenire è meglio che curare e intervenire prima che i rischi divengano reali e pericolosamente incontrollabili. Da dove cominciare?
“Anzitutto – dice Di Pisa – occorrerebbe abbassare il livello di anidride carbonica presente nell’atmosfera. A questo scopo sarebbe fortemente auspicabile che tutti i paesi aderissero al protocollo di Kyoto. Occorrerebbe poi arricchire il pianeta di polmoni verdi in grado di fornire ossigeno attraverso un rimboschimento fitto. Razionalizzare l’uso delle acque è altrettanto importante in questo contesto. Occorrerebbe impedire che quelle del mare si mescolassero con quelle destinate all’irrigazione, la cui salinità deve essere accuratamente controllata. Molto potrebbe essere fatto anche attraverso una diversa lavorazione dei terreni. Si potrebbe procedere, per esempio, con una lavorazione obliqua invece che a ritto chino, che favorirebbe il trattenimento delle acque da parte del terreno”.
Non occorre poi dimenticare che la desertificazione è un processo irreversibile. “Il deserto è maledetto – dice Di Pisa – perché avanza rapidamente. Il Sahara in principio era un’oasi fertile. Quella delle particelle di sabbia è un’azione abrasiva, corrosiva e perniciosa che impedisce qualsiasi forma di vita”.
Nonostante i cupi scenari disegnati nelle ultime settimane, Di Pisa garantisce che pure sul deserto è possibile agire.
“Per motivi bellici – racconta - qualche anno fa si effettuarono dei tentativi per fare atterrare aerei sul deserto. A questo scopo si cercò di dare consistenza al suolo attraverso l’innesto di sostanze che consentissero il trattenimento delle acque. L’obiettivo fu felicemente conseguito nel giro di un solo giorno”. Tecnica, quest'ultima a cui si potrebbe ricorrere per affrontare il problema, ma Di Pisa avverte: "E' ancora prematuro”.
Maria Catena Salerno
rev cave

(25 agosto 2003)



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