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Rogatorie Mediaset, Castelli e Udc a muso duro
Berlusconi resta fiducioso: non ci sarà crisi

Alla festa della Lega di Alzano, il ministro definisce minacciosa la lettera dei pm milanesi in restituzione degli atti delle rogatorie. Le "stilettate" dell'Udc Volonté: il ministro sovverte il lodo Maccanico; per D'Onofrio incrinati i rapporti Governo- Parlamento. Il premier sdrammatizza: "Crisi? Non fanno sul serio". An invita alla calma. Rutelli: "Sono al capolinea"


"Non accetto minacce da nessuno". Con queste parole, ieri, il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, intervenendo alla festa della Lega di Alzano Lombardo, ha manifestato la sua ferma resistenza agli attacchi ricevuti per la sospensione delle 'rogatorie Mediaset'.
Il ministro ha definito "minacciosa" la lettera con cui i pm milanesi hanno restituito al Ministero gli atti delle rogatorie: "Nessuno - dice - ha stigmatizzato il fatto che questi Pm si sono rivolti al ministro in modo cafone, volgare e minaccioso; e io le minacce non le accetto da nessuno". Per Castelli, il merito del polverone sollevato sulla questione è da attribuire, come al solito, alla sinistra e ai suoi organi di stampa, capaci di ordire un vero e proprio 'trappolone' ai suoi danni. Ma questa volta, secondo il ministro, le critiche più difficili da digerire sono venute da coloro che avrebbero dovuto sostenerlo: ''Quelli che fanno piu' male - ha detto Castelli senza però fare nomi - sono quelli che dovrebbero sostenere il ministro e invece sono pronti a dare stilettate alle spalle''.
Il riferimento è chiaramente agli alleati del Polo, in primis i centristi dell'Udc, che non hanno esitato a chiedere la testa del Guardasigilli, qualora la vicenda non si risolva con il via libera alle rogatorie.
Il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volonté, afferma che nulla è cambiato e l'iniziativa del ministro resta illegittima, poiché il lodo Maccanico sospende i processi e non le indagini. Oggi pomeriggio, alle 16, l'ufficio politico dell'Udc prenderà atto delle posizioni di Castelli e se resteranno quelle attuali, "decideremo di conseguenza - conclude Volontè".
Ancora più deciso è Francesco D'Onofrio, capogruppo dell'Udc al Senato, per il quale la vicenda rogatorie non può che avere un'interpretazione squisitamente politica, anzicché tecnica, e investe gli stessi rapporti fra governo e parlamento: "Di conseguenza - dice D'Onofrio - proporrò di non accettare alcuna ipotesi di fiducia al ministro Castelli se non dopo il ripristino delle regole costituzionali, politiche e morali concernenti i rapporti tra governo e Parlamento da un lato e tra partiti politici alleati nella Casa delle libertà dall'altro". Il premier, chiamato a intervenire sulla questione, attacca i centristi: "Crisi? Non fanno sul serio". Semmai è preoccupato per l'immagine della coalizione. "Non si devono più ripetere queste fibrillazioni - avverte il Cavaliere - perché i nostri elettori ci chiedono unità e compattezza". E il portavoce di Forza Italia, Bondi tranquillizza: "Troveremo una soluzione al caso Castelli. Lasciamo al ministro la possibilità di chiarire".
Sembrano voler placare gli animi anche gli esponenti di An. Ignazio La Russa invita Lega e Udc a evitare il muro contro muro. I contrasti farebbero soltanto il gioco dell'opposizione. La vicenda deve chiudersi con lo sblocco delle rogatorie, e sarà questo, per La Russa, l'esito della discussione che domanisi terrà in Senato.
Appuntamento a cui lo stesso Castelli guarda con fiducia: "E' il luogo istituzionale in cui tutti potranno dire la loro su questa questione complessa - ha detto il Guardasigilli -. Mi auguro che, una volta che il Senato avra' preso le sue determinazioni, tutto sara' risolto''.
Speranza opposta, invece, per il centrosinistra che attende dalla vicenda rogatorie lo scossone decisivo a spaccare la maggioranza. Per Rutelli non ci sono dubbi, "Castelli è un ministro al capolinea, si deve dimettere".

Fabio Giacalone
rev-anme


(28 luglio 2003)

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